Il 1° maggio 1946 la Santità di Pio XII dirige all’Episcopato cattolico l’enciclica “Deiparae Virginis Mariae” per chiedere ai vescovi di tutto il mondo il loro parare in merito a “proporre e definire come dogma di fede l’assunzione corporea della beatissima Vergine“. La quasi totalità dei presuli diede parere positivo.
Si stabilisce come data per la definizione dogmatica il 1° novembre dell’anno del gran Giubileo 1950.
Lunedì 30 ottobre il Pontefice riunisce il concistoro semipubblico, cui prendono parte il Sacro Collegio e l’Episcopato presente nell’Urbe, che per l’ultima volta fu interrogato dal papa in merito alla definibilità della dogma. La risposta è positiva. E non fu la sola risposta positiva: Pio XII riferisce infatti di aver assistito in quello stesso giorno al “miracolo del Sole”, tal quale lo videro a Fatima il 17 ottobre 1917.
La cerimonia si tiene n una Piazza di San Pietro straboccante di clero e di popolo, ma ha in realtà inizio nella Cappella Sistina. Qui il Pontefice, rivestito di manto e mitria preziosa, adorato il Santissimo esposto e recitate le preghiere di rito, viene issato sulla gestatoria. Lo precedono i Cardinali, Patriarchi, Primati, Arcivescovi, Vescovi e altri prelati e dignitari laici; lo seguono altri dignitari, secondo i secolari rituali (tra l’umano e il divino) della Cappella Papale. Per le auguste stanze del Palazzo Apostolico e per la Piazza, al canto delle Litanie dei Santi e delle Antifone mariane, la processione giunge al trono papale, ricoperto del baldacchino, issato davanti alla Basilica.
Una volta arrivatovi, il Santo Padre vi si asside, avendo ai lati il cardinale protodiacono Nicola Canale e il cardinale diacono Giovanni Mercati, e riceve l’obbedienza dei membri del Senato Apostolico, ammessi al bacio della mano.
Quindi il Sottodecano del Sacro Collegio, cardinale Eugenio Tisserant, accompagnato da altri vescovi, postula ai piedi del trono che venga definito il dogma della Assunzione corporea della Vergine in Cielo:

Beatissime Pater,
summo honori mihi est, Sacri Cardinalium Collegii, Catholicorum Antistitum universorumque christifidelium nomine, a Sanctitate Tua instanter efflagitare ut supremo iudicio Tuo, ex Iesu Christi pollicitationibus fallenti numquam, pronuntietur ac definiatur Deiparam Virginem Mariam, post terrestre hoc exsilium, anima corporeque fuisse in Caelum evectam. Velit Sanctitas Tua hac nova fulgenti gemma diadematam frontem exornare dulcissimae Matris nostrae, eiusque in terris amplificare gloriam atque Angelorum Sanctorumque in Caelis augere gaudium. Ac velit ipsa magna Dei Parens uberrimum supernarum gratiarum imbrem a Divino Filio suo nobis omnibus impetrare
“.

Il Santissimo allora risponde che è necessario invocare prima lo Spirito Santo:

Non sine Aeterni Numinis consilio sollemnis haec hora advenit. Quod iam diu Catholica Ecclesia communibus exoptat votis vehementerque praestolatur, quod dignitas ipsa magnae Dei Matris postulat, ut ea nempe animato corpore una cum Filio suo in caelesti beati tate triumphet, id iam in eo est ut rite a Nobis pronuntietur ac definiatur. Cupimus tamen non ante hac de gravissima causa sententiam edere Nostram, quam imploratum ab omnibus, quotquot adestis, Sancti Spiritus iubar luculentius usque menti Nostra affulgeat“.

E quindi, inginocchiato al faldistorio, intona il Veni, Creator Spiritus.
Concluso l’inno e cantato l’Oremus, il Sommo Pontefice, seduto e con la mitria (gli altri stanno a capo scoperto e in piedi), a voce chiara, ex Cathedra divi Petri pronunzia la definizione dogmatica, così come contenuta nella Munificentissimus Deus:

Ad Omnipotentis Dei gloriam, qui peculiarem benevolentiam suam Mariæ Virgini dilargitus est, ad sui Filii honorem, immortalis sæculorum Regis ac peccati mortisque victoris, ad eiusdem augustæ Matris augendam gloriam et ad totius Ecclesiæ gaudium exsultationemque, auctoritate Domini Nostri Iesu Christi, beatorum Apostolorum Petri et Pauli ac Nostra pronuntiamus, declaramus et definimus divinitus revelatum dogma esse: Immaculatam Deiparam semper Virginem Mariam, expleto terrestris vitae cursu, fuisse corpore et anima ad caelestem gloriam assumptam“.

Sono le 9 e 44. Uno dei momenti più importanti della storia umana, uno di quei momenti in cui il Vicario di Cristo, Pietro sempre vivente, reggente e docente, insegna infallibilmente quello che si deve credere per essere degni del Paradiso.
Fatta la definizione, il Sottodecano torna ai piedi del trono e ringrazia il Pontefice che ordina ai protonotari apostolici di redigere gli atti di quanto definito. Intona quindi il Te Deum in azione di grazie, finito il quale predica al popolo e, inginocchiato col popolo, recita, a nome di quel popolo di cui è il Capo visibile, una preghiera all’Assunta da lui stesso composta.
Data l’apostolica benedizione e pubblicata l’indulgenza, il papa e tutti i componenti la Cappella si spostano in Basilica per la messa papale.



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