di Luca Fumagalli
Piers Paul Read, classe 1941, è uno dei più importanti scrittori cattolici contemporanei. La sua fama è legata soprattutto ad Alive (in Italia Tabù), un libro d’inchiesta che racconta la storia di alcuni sopravvissuti a un incidente aereo sulle Ande, i quali si danno al cannibalismo per non morire di fame. Alive, da cui è stato tratto l’omonimo film di successo, in verità è solo uno dei tanti saggi pubblicati dall’inglese, tra i quali spicca la biografia autorizzata dell’attore Alec Guinness. In essi Read dimostra una grande penetrazione psicologica e una passione umana che ritornano pure nella sua narrativa. Ralph McInerny ha definito quest’ultima «peculiare, il che significa che segue la propria linea, scegliendo di non ripetersi», ma la fede dell’autore, in qualche misura, vi è quasi sempre presente.
Uno dei primi e migliori lavori di Read, purtroppo mai tradotto in italiano, è Monk Dawson (1969), vincitore del Somerset Maugham Award e dell’Hawthornden Prize. Il romanzo, contraddistinto da alcuni cenni autobiografici, racconta la vita del protagonista eponimo, un sacerdote che prima perde la fede e poi, dopo una serie di eventi drammatici, la riconquista con maggiore consapevolezza.

La trama, che si sviluppa nell’arco di molti anni, dall’infanzia di Dawson fino alla maturità, è frutto di una commistione di generi diversi: i primi due capitoli, infatti, sono un esempio di storia scolastica, con qualche somiglianza a illustri precedenti in ambito cattolico come Frost in May di Antonia White; la restante parte è invece una rielaborazione della tipica vicenda del prete apostata, con un finale inaspettatamente positivo – seppur non privo di ombre – simile a quello descritto da Bruce Marshall nel suo La sposa bella, ambientato durante la guerra civile spagnola. C’è anche una continuità tematica che collega Monk Dawson a Quante volte figliolo? di David Lodge, pubblicato circa vent’anni dopo, dal momento che in entrambi i romanzi viene descritta la confusione generata in molti fedeli dai cambiamenti dottrinali introdotti dal Concilio Vaticano II, con fedeli sempre più smarriti in un mondo in cui, tra l’altro, il sesso pare essere diventato la cosa più importante
Definito da Graham Greene «un romanzo straordinario» dove «l’osservazione arguta, a tratti cinica, conduce a una conclusione profondamente commovente», Monk Dawson alterna scene piene di dolore a capitoli satirici alla Evelyn Waugh che ridicolizzano una società abietta e corrotta in cui gli uomini sono resi grotteschi da peccati che non concepiscono più come tali.

Ciò che rende il romanzo di Read avvincente, al di là di una storia ben congegnata che cattura facilmente l’attenzione, è la posizione ambigua dell’autore, il quale, pur mostrando una certa simpatia per le aspirazioni dei nuovi pensatori all’interno della Chiesa, rivela anche un profondo attaccamento ai valori cattolici tradizionali (nei decenni successivi Read finì per attestarsi su posizioni “conservatrici”, firmando pure un paio di opuscoli contro il piglio rivoluzionario di certi ambienti ecclesiastici). D’altronde, se da un lato condanna implicitamente lo spirito ribelle di Dawson, dall’altro lo scrittore inglese critica la chiusura mentale di tanti cattolici che all’epoca trovarono difficile confrontarsi seriamente con un mondo inevitabilmente cambiato. Così, il protagonista finisce per ritrovarsi solo, la sua esistenza è ridotta a un caos senza senso ed è costretto a vagare in una terra di dubbi alla ricerca di una qualsiasi piccola certezza.
Le vicende di Monk Dawson, raccontate in flashback dall’ex compagno di classe del protagonista, Robert Winterman, iniziano negli anni Cinquanta, quando Edward Dawson ha sette anni e viene mandato dalla sua famiglia borghese, stabilitasi a York, a studiare in una prestigiosa scuola gestita dai benedettini del monastero di Kirkham (la scuola è ispirata all’Ampleforth College frequentato da Read). La disciplina appare fin da subito rigida e, oltre a essere chiamati solo con il cognome, gli studenti vengono picchiati quando non rispettano le regole. I monaci sono molto attenti anche ai pericoli connessi alla sessualità e monitorano da vicino le amicizie tra i ragazzi. Tuttavia, l’istruzione religiosa «era la materia meno importante del curriculum, e tutti noi uscivamo dalla scuola particolarmente ignari della sostanza delle nostre presunte credenze. Ma questo non è stato il prodotto di negligenza. I monaci di San Benedetto seguivano solo la tattica di un altro ordine, la Compagnia di Gesù. Si può presumere che dieci anni di istituzione monastica abbiano lasciato il segno a un livello molto più profondo di quello della semplice coscienza. Nessuno poteva decidere di abbandonare ciò che era inesorabilmente diventato. Nessuno poteva rinnegare la propria identità».

Il suicidio del padre, avvenuto quando Dawson è al terzo anno di scuola, sconvolge la sua vita e per la prima volta il ragazzo ipotizza la carriera ecclesiastica. Il motivo del suicidio resta sconosciuto e poiché i soldi della famiglia cominciano a scarseggiare, i monaci permettono alla vedova di pagare solamente metà della retta. La signora Dawson si ritrova così costretta a vivere al risparmio e la sorella di Edward, Sally, viene mandata a studiare al liceo locale. Se la signora Dawson incarna il perbenismo borghese fatto di apparenze e pregiudizi, Sally è gelosa del fratello e poco a poco perde la fede: «Ma erano una famiglia inglese: nessun pensiero veniva mai pronunciato. Erano silenziosi ed educati e andavano per la loro strada».
Terminati gli studi, Dawson, desideroso di aiutare gli altri, decide di farsi monaco e prende il nome religioso di John, in onore del discepolo amato da Gesù. Alla sua prima messa, oltre alla madre e alla sorella, è presente anche Winterman, il quale nota che il corpo del suo amico è sempre snello e il suo viso è bello e onesto, illuminato dalla gioia.

Il nuovo monaco assume molti incarichi a Kirkham, insegnando inglese, latino e gestendo la tipografia della scuola. Conduce una vita molto frugale, ma è soddisfatto: «Qui al monastero, giorno dopo giorno, Dawson non aveva soldi in tasca. Sedeva in abiti puliti e rozzi in questa stanza semplice e bianca. Quando suonava la campana, andava a insegnare o a pregare o a mangiare: oppure si alzava a dire una preghiera nella propria stanza – come all’Angelus – sapendo che ogni monaco della comunità, ovunque si trovasse, faceva lo stesso». Eppure Dawson si rende conto che qualcosa non va. Non capisce, ad esempio, perché gli abusi degli studenti più grandi nei confronti dei più piccoli siano tollerati dagli insegnanti o perché le tasse scolastiche siano così alte da consentire l’iscrizione solo ai figli delle famiglie più benestanti. Anche le risposte che gli vengono date non lo convincono e, anzi, gli appaiono piuttosto retoriche.
Intanto al defunto Pio XII succedono nel giro di pochi anni Giovanni XXIII e Paolo VI, due papi animati da un forte spirito di rinnovamento. Secondo il narratore, che probabilmente condivide le idee di Read, l’ispirazione del movimento di riforma, «che era stato l’amore, ora è diventata l’opportunità – rendere la Chiesa di Cristo rilevante per il mondo moderno. Ma il mondo moderno era una piccola parte dell’intero fenomeno del genere umano, e molte persone pie si ritrovarono trascurate e isolate dalla Chiesa». Segue un periodo di grande confusione e molti monaci e monache decidono di abbandonare i propri ordini. Fortunatamente la Chiesa cattolica in Inghilterra, protetta dalla sua insularità, non è colpita da grandi crisi, ma alcuni, tra cui Dawson, si lasciano affascinare dalle nuove idee: «Quando Dawson alla fine si rese conto di ciò che stava accadendo nel resto della Chiesa universale, scaturì in lui un delirio di zelo riformatore».

L’abate di Kirkham decide allora di affidare al giovane monaco la gestione di una parrocchia lì vicino, giusto per dargli uno scopo verso cui concentrare tutte le sue energie. Dawson si mette subito al lavoro, ma il suo tentativo di aiutare una povera donna con figli diventa causa di nuove polemiche. La sua impazienza e i crescenti dubbi gli causano un esaurimento nervoso e dopo essersi ripreso, su suggerimento dell’abate, diventa prete secolare in servizio nella Cattedrale di Westminster. Con il passare del tempo, sempre più cattolici e non cattolici cominciano ad apprezzare le sue capacità di predicazione, anche se i sermoni, dedicati soprattutto alle questioni sociali, suscitano molte critiche.
Un giorno Dawson viene avvicinato dalla signora Carter, una donna ricca il cui matrimonio è infelice (è il primo di tanti che compaiono nel romanzo). Ha una figlia diciassettenne, Theresa, che è stata appena espulsa da un collegio di suore, e spera che il prete possa aiutarla a rimetterla sulla retta via. Dawson è d’accordo, ma dopo qualche tempo la ragazza si innamora di lui. Una sera, quando la signora Carter deve accompagnare il marito in ospedale perché ha appena avuto un infarto, lo bacia: «Non è stato un bacio breve. Era silenziosa e concentrata, mettendo i suoi sentimenti e la sua esperienza nel gesto. Era ancora con orrore e indecisione, ma alla fine si alzò, si tirò fuori e senza parole uscì di casa» …
La presentazione del romanzo di Read continua settimana prossima nella seconda e ultima puntata.





















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Fonte immagini: le immagini ripropongono le copertine di alcune edizioni di Monk Dawson.
