di Luca Fumagalli

Winterman, ora un cinico giornalista senza fede (nomen omen), offre a Dawson l’opportunità di scrivere articoli provocatori su questioni religiose. Questi accetta, ma dopo aver attaccato l’enciclica Humanae Vitae, i suoi superiori, ormai stanchi, lo costringono a un ritiro in un monastero trappista nel Cumberland per schiarirsi le idee. Lì prova inutilmente a pregare e, parlando con il priore, si rende conto che il sacerdozio non fa più per lui.

Abbandonata quindi la cattedrale indossando nuovi abiti secolari, Dawson incontra prima una delle sue ex parrocchiane, Jenny Stanten, e poi si reca a York a trovare la madre. La tappa successiva è Leeds, dove abita la sorella, ora moglie e madre, ma palesemente infelice. Alla fine Dawson si stabilisce in un appartamento in affitto a Londra e, grazie all’aiuto di Winterman, riesce a trovare lavoro come giornalista per un piccolo settimanale. Ora l’unico problema è «la mancanza di amici a cui rivolgersi. Tutti quelli che aveva conosciuto prima erano cattolici e non c’è ripugnanza come quella di un cattolico per un prete che è venuto meno ai suoi voti». Si sente solo e soprattutto vorrebbe una donna da amare.

Superata l’esitazione iniziale, Dawson contatta Jenny e i due diventano presto amanti. La donna, un’affascinante e ricchissima vedova con due figli, ha perso la fede e grazie alle sue amicizie importanti aiuta Dawson a trovare un editore interessato a pubblicare articoli sulla Chiesa e la società.

Piers Paul Read

Un eccellente esempio dell’abilità di Read nel creare personaggi complessi è offerto dalla storia di Jenny e del suo matrimonio fallito. Il marito, prima di morire in un incidente stradale, le era stato infedele, incarnando perfettamente la decadenza dei valori e il relativismo morale che caratterizzano la modernità: «Ti aspettavi che fossi fedele per sempre?». Paradossale è anche il fatto che Jenny si sia avvicinata alla fede grazie al suo amante e sia stata battezzata proprio da Dawson (una perfetta dimostrazione di come il bene possa nascere anche dal male).

Dawson e Jenny sembrano soddisfatti insieme. Eppure il suo disgusto per i figli e gli amici di lei, così come l’ansia della donna di nascondere la relazione adulterina, sono chiari segnali di come il loro rapporto non sia così idilliaco. Inoltre Jenny sa essere arrogante, snob e ogni tanto si lascia andare pure a scenate isteriche.

Se si dice che il presente è l’era della «maturità dell’uomo», dove «non abbiamo più bisogno dei tabù perché comprendiamo, razionalmente, la natura della società», più tardi le interviste che Dawson realizza per i suoi articoli gli rivelano una realtà totalmente diversa: il curioso caso degli orfani neri che non riescono a trovare una famiglia che li adotti è una chiara spia della meschinità degli esseri umani, della loro indifferenza, e di come la buona volontà da sola non basti a creare un mondo giusto. Più avanti, quando intervista il leader di uno sciopero che accusa i giornalisti di essere asserviti al potere e non alla verità, Dawson cade preda dell’angoscia e dello sconforto, non riuscendo a trovare qualcosa in cui credere in alternativa alla fede cattolica che ha abbandonato.

Segue una delle scene più inquietanti e potenti del romanzo di Read, che palesa lo spirito satanico di una società che non dà più alcun valore alla religione: Dawson e Jenny vengono invitati a una festa di beneficenza dove tutti i presenti devono vestirsi con gli abiti dei personaggi delle opere di Shakespeare. Dawson assume il ruolo di Frate Lorenzo di Romeo e Giulietta. Ubriaco e incoraggiato dagli amici di Jenny, accetta di officiare una messa nera al solo scopo di intrattenerli. Jenny, completamente nuda, è distesa sull’altare, ma non appena inizia la cerimonia, Dawson vomita.

Una delle locandine del film

Passano le settimane e Sally fa visita a suo fratello con tutta la famiglia al seguito: suo marito ha accettato un lavoro in America e stanno per lasciare l’Inghilterra. L’incontro offre a Read l’occasione per descrivere il lato oscuro del sogno americano: «L’America è la pattumiera del mondo, il nostro prezioso sistema di libera impresa ha causato più sofferenze… dieci milioni di persone non hanno abbastanza da mangiare e gli indiani muoiono nelle loro riserve e tutti si odiano: i giovani odiano i vecchi, i neri odiano i bianchi…». Almeno tra Dawson e sua sorella le incomprensioni sono finite e i due si salutano con affetto, sapendo che probabilmente non si rivedranno mai più.

Quando il direttore censura un suo articolo in difesa dei poveri, attestando che la libertà di stampa ha confini ben definiti, Dawson torna a casa sconsolato per scoprire che Jenny è andata a Parigi con un amante e che la loro relazione è finita.

L’ex prete si avvicina quindi a Theresa, che aveva rivisto alla festa in maschera, e i due si innamorano. Poco dopo si sposano, con Winterman e la moglie a fare da testimoni. La descrizione dell’evento dà un profondo senso di squallore: «E il matrimonio ebbe luogo, in un ufficio anagrafe, con me e mia moglie come unici altri presenti. Poi tornarono a vivere come prima». Nel frattempo, Jenny e il suo amante, un idiota di prim’ordine, vengono arrestati in Sudamerica a causa di un velleitario quanto ridicolo tentativo di collaborare con la guerriglia rivoluzionaria.

La felicità iniziale di Dawson e Theresa lascia quasi subito il passo a giorni caratterizzati da noia, mancanza di comunicazione e dubbi crescenti. Entrambi sono perduti, privi di ogni consolazione, e Theresa ne soffre a tal punto che decide di farla finita togliendosi la vita.

Due anni dopo, Winterman scopre per puro caso, parlando con Jenny, che Dawson è diventato monaco trappista presso lo stesso monastero dove, qualche tempo prima, aveva fatto il suo ultimo ritiro spirituale: «E mi sono ricordato di quello che diceva Stendhal – che i trappisti sono poveri disgraziati che non hanno avuto abbastanza coraggio per uccidersi». Alla fine, il suicidio dell’amante ha riportato Dawson alla sua vecchia fede proprio come nelle prime pagine del romanzo il suicidio del padre lo aveva avvicinato al sacerdozio.

L’epilogo di Monk Dawson, a suo modo felice, sottolinea come la grazia divina operi provvidenzialmente per la salvezza delle anime. Se Winterman, che va a trovare Dawson, dimostra di non aver imparato nulla da quanto accaduto al suo amico, Jenny sembra rendersi conto di aver commesso troppi errori. Forse è possibile riconquistare ciò che si è perduto solo attraverso il dolore. Come riporta ancora Winterman a proposito di Dawson: «Parlava dell’anima e di Dio come se l’anima fosse l’unico aspetto della sua identità e Dio l’unica persona di tutto rispetto. […] Ha detto che secondo lui c’è una grande confusione nella nostra generazione tra moralità sociale e religiosa – tra le esigenze della vita umana e la deferenza dovuta a Dio».

Nel 1998 da Monk Dawson è stato tratto un film omonimo, diretto da Tom Waller e interpretato da John Michie, Benedict Taylor, Martin Kemp, Rhona Mitra e Paula Hamilton. Nonostante ci siano alcune differenze con la trama del romanzo di Read, si tratta di un buon lavoro, ben accolto dalla critica cinematografica, ed è un peccato che non abbia ottenuto il successo che avrebbe meritato e che non sia mai arrivato nelle sale cinematografiche italiane.



Seguite Radio Spada su:

Fonte immagini: le immagini, compresa quella di copertina, ripropongono una locandina e due fotogrammi del film Monk Dawson. La foto di Read è tratta invece da https://catholic-herald.b-cdn.net/wp-content/uploads/2023/10/Screenshot-2023-10-12-at-13.20.24.png