di Luca Fumagalli
I poeti cattolici nell’Inghilterra del secondo dopoguerra non offrono un panorama coerente, avendo ben poco in comune gli uni con gli altri sia a livello stilistico che tematico. Tuttavia, se quasi tutti assunsero un atteggiamento critico nei confronti della religione nella quale erano cresciuti – in tal senso il caso più emblematico è forse quello del gesuita Peter Levi, che finì per abbandonare l’abito talare –, Elizabeth Jennings (1926-2001) scelse, al contrario, di schierarsi dalla parte della tradizione.
Nata in una famiglia cattolica, durante gli anni trascorsi al St. Anne’s College di Oxford la Jennings divenne amica di Philip Larkin e di Kingsley Amis. In seguito, si mescolò volentieri col più vasto giro delle loro conoscenze letterarie, sebbene la sua poesia avesse poco o nulla in comune col piglio sardonico e provocatorio allora in voga. Difatti i versi della Jennings erano già chiari, succinti e totalmente privi di ironia. L’economia del suo stile fu lodata, tra gli altri, dal collega David Gascoyne: «In un’epoca dominata dalla vuota verbosità, una poesia come quella che Elizabeth Jennings continua a produrre è un’anomalia trionfante».

Nelle sue prime prove la dimensione personale è preponderante. L’io si mette a nudo per mostrarsi sgangherato, imperfetto, drammaticamente fragile, tanto che la raccolta The Mind has Mountains (1966) – il titolo è un rimando a uno dei “terrible sonnets” di G. M. Hopkins – è dedicata alla minuta descrizione del crollo mentale di cui la Jennings fu vittima solo qualche anno prima e che la costrinse a un periodo di cure (nei rovesci della vita imparò presto a cercare con la preghiera il sostegno di Santa Teresa d’Avila, straordinario esempio di fede e costanza).
Hopkins è solo una delle numerose influenze che attraversano i suoi volumi e che comprendono tanto poeti moderni – su tutti David Jones, T. S. Eliot e W. H. Auden – che tre “metafisici” del XVII secolo come George Herbert, Henry Vaughan e Thomas Traherne.
La Jennings considerava la creazione artistica e, in particolare, la scrittura, alla stregua di un atto sacramentale a cui dedicare la propria esistenza. La poesia, in altre parole, era per lei una forma di preghiera e nei risultati più luminosi i suoi versi testimoniano il raggiungimento di una profonda pace spirituale, figlia di un telaio linguistico che attinge a piene mani dalla liturgia cattolica e dai sacramenti.

Valga come esempio della sua produzione – e come invito alla lettura e all’approfondimento – un sonetto dedicato al suo amato Hopkins scritto negli ultimi scampoli di vita, quando si trovava confinata in un letto d’ospedale:
Homage to Gerard Manley Hopkins: After Receiving Communion in Hospital
Hopkins, I understand exactly now
What you meant when you told us that the sick
Endear us to them. I know this is true
Because I am a sick one and God’s quick,
Saving principle has come to me,
A tiny piece of bread unleavened saves
The soul. I feel its power immediately.
Stammering my thanks, I know my flesh behaves
Oddly, but I know also I am
Within Heaven’s confines. You, O Hopkins I
Commend for showing me how close I came
To our Redeemer in his healing, high
Offices. My thanksgiving is home
And Jesus Christ is with me where I lie.
Omaggio a Gerard Manley Hopkins: dopo aver ricevuto la Comunione in ospedale
Hopkins, ora capisco esattamente / cosa intendevi quando hai detto che i malati / ci fanno amare noi in loro. So che è vero / perché sono malata e il divino rapido, / salvifico principio è giunto a me, / un piccolo pezzo di pane senza lievito salva / l’anima. Ne sento immediatamente il potere. / Balbettando i miei ringraziamenti, so che la mia carne si comporta / stranamente, ma so anche di essere / entro i confini del Paradiso. Te, o Hopkins, io / lodo per avermi mostrato quanto sono arrivata vicino / al nostro Redentore nei suoi curativi, alti / uffici. Il mio ringraziamento è casa / e Gesù Cristo è con me dove giaccio.









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Fonti immagini: https://www.amazon.com/Mind-has-Mountains-Elizabeth-Jennings/dp/B0000CN1DT (copertina The Mind has Mountains); https://www.commonreader.co.uk/p/elizabeth-jennings-and-the-future (foto della Jennings).
