La definizione del dogma dell’Assunzione corporea della Madre di Dio ha lasciato libera la discussione sulla morte di Maria, attorno alla quale disputavano due scuole: i mortalisti (maggioritari) e gli immortalisti. Fra questi uno dei più importanti mariologi del XX secolo: padre Gabriele Maria Roschini dei Servi di Maria (1900-1977). Dal suo Dizionario di Mariologia (Roma, 1960) riprendiamo il seguente pezzo.

a) L’immortalità di Maria e l’Immacolata Concezione: pena e colpa sono correlativi, di modo che l’una non può stare senza l’altra. Ciò posto, la preservazione dalla pena è implicita nella preservazione dalla colpa. Si può perciò asserire che l’immortalità di Maria è «implicitamente» rivelata nella preservazione dalla colpa originale, di cui la morte, nell’ordine presente, è conseguenza penale (oltreché condizione di natura). Maria infatti non è una «discendente qualunque» da Adamo peccatore, ma è una «discendente singolare», eccezionale, che non va accomunata con tutti gli altri, poiché mentre tutti gli altri «hanno peccato in Adamo» e perciò sono morti, Essa, ed Essa sola, non ha «peccato in Adamo» e perciò non è morta. Preservata, in via «eccezionale», dalla colpa (morte dell’anima), doveva essere anche preservata, in via «eccezionale», dalla pena (morte del corpo, sempre connessa, nella S. Scrittura, con la morte dell’anima).

b) L’immortalità di Maria e la sua verginità perpetua. Abbiamo di già rilevato come la vera «corruzione» è quella sostanziale, metafisica (la separazione dell’anima dal corpo), non già quella «empirica» (la risoluzione del cadavere nei suoi elementi). Ciò posto, «ci si può chiedere se Colui che ha preservato questo corpo materno, questo santuario, dalla minima deflorazione, ha permesso l’alienazione, la rottura, la disgregazione, reale anche se non apparente, che la corruzione metafisica implica» (Laurentin, Compendio di Mariologia, ed. Paoline, II ed., Roma 1956, p. 177, nota).

c) L’immortalità di Maria e l’immortalità della Chiesa. Osserva giustamente il Laurentin: «Sotto molti aspetti, Maria rassomiglia alla Chiesa più che al Cristo. Più precisamente, là dove si differenzia dal Cristo, è per rassomigliare alla Chiesa. Poiché non è morta sul Calvario assieme a Cristo, ma si è configurata spiritualmente alla sua morte, come la Chiesa fa mediante la fede e il bagno di rigenerazione, può sembrare conveniente che condivida anche con la Chiesa il privilegio dell’immortalità. Perché, a interpretare bene i testi, sembra che la Chiesa, al giorno della Parusia, non morrà. Se fosse lo stesso della Theotocos, la legge secondo la quale Ella anticipa nella sua persona (individualmente) tutto ciò che la Chiesa realizza collettivamente dopo di Lei, dall’origine senza macchia alla glorificazione corporea, si verificherebbe in modo più perfetto. Maria, rivestendo l’immortalità, senza deporre il corpo mortale, sarebbe più perfettamente l’icone escatologica della Chiesa incorruttibile» (op. cit., p. 173). E il Laurentin confessa sinceramente: «l’argomento … c’impressiona». E conclude: «È dunque presumibile che Maria rivestì l’immortalità senza deporre il suo corpo mortale» (Ibid., nota).


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fonte immagine: scuolaecclesiamater.org