Da “La Chiesa Romana riconosciuta alla sua carità verso il prossimo per la vera Chiesa di Gesù Cristo” del cardinale Gaetano Baluffi (Imola, 1854)

«Parendomi bastare de’ fatti odierni, e credendo opportuno far ben conoscere fino a qual segno di annegazione e di sacrificio sappiano giungere i preti cattolici nell’adempimento del loro ministero, torniamo per pochi istanti su i tempi che passarono. Scelgansi a tal fine alcuni de’ più miseri casi in cui lo spiritual soccorso de’ prossimi abbia richiesto sovrumani sforzi di carità e vedremo ne’ sacerdoti altrettanti eroi. La dura cattività sotto il giogo degl’ infedeli oh! a quanto pericolo espone l’anima de’ battezzati! Ebbene, mirate là nel Marocco un Tommaso d’ Andrada. Dei denari inviati dal re di Portogallo pel suo proprio riscatto egli redime quanta parte più può de’ suoi compagni di servaggio eleggendo di rimanersi con gli altri per assisterli nella cattività e guidarne al cielo le anime. Sostiene con assidue esortazioni la costanza de’ fedeli, riconduce a Cristo i rinnegati, li esercita tutti nella preghiera, li serve, li consola, e muore nel suo carcere vittima di amore per essi. Mirate in Algeri S. Raimondo Nonnato, e il beato Pietro Armangola. Quegli per liberare alcuni di schiavitù, la cui fede correva pericolo, dà sè stesso in ostaggio, e per non tacere ai captivi la parola di pace soffre contento il bastone, la frusta, i ceppi, il rovente ferro che gli fora le labbra, e il lucchetto onde gli vien serrata la bocca evangelizzante, e il dolore che rincrudisce ogni volta che per intromettervi il cibo gliela riaprono. Questi si dà anch’egli spontaneo in ostaggio per sottrarre diciotto fanciulli alle laide voglie di brutali padroni; e poichè il denaro statuito al costoro riscatto tarda a venire di Spagna, dà volentieri il suo collo al capestro. Se, mercé la regina del cielo, la corda non lo strangola, e se dopo sei giorni, allo sciogliersi il laccio dalla sua gola, ei si ritrova ancor vivo, vedetelo qual si rimase torto il collo e quasi cadavere il viso per tutti i dieci anni che ancor peregrinò sulla terra, così Iddio volendo a perenne trofeo della carità del suo servo, a monumento del suo martirio e del prodigio»

Una preghiera:

O gran Santo, figliuolo di un miracoloso nascimento, poiché estratto dal fianco di una genitrice estinta, che sapeste supplire con l’eleggervi a madre la divina Maria, che fugò da voi lo spirito impuro spaventatore della vostra innocenza e della vostra purità: fervoroso sempre nell’orazione vi rinveniste il colmo de’ piaceri; ardente di carità pel sollievo degl’ infelici, conversando loro gustavate i più soavi diletti, per cui foste rimunerato in questo pellegrinaggio col ricevere il Santo Viatico per mano degli Angeli. Per i tanti meriti acquistati presso dell’amoroso Gesù e della madre Maria, di cui eravate chiamato figliuolo diletto, vi prego ad intercedere presso Dio d’infinita bontà perché liberi i nostri confratelli schiavi, e le partorienti da pericoli e da dolori; renda i parti salvi e santificati colle acque battesimali, e tutti degni di ricevere il Santo Viatico. – Pater, Ave, Gloria.


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