Volentieri segnaliamo ai lettori l’efficace presentazione del libro Buona filosofia e contro–storia filosofica. Dall’antichità pagana ad oggi (don Curzio Nitoglia) apparsa su sìsìnono.
“Il male dell’epoca moderna è una malattia dell’intelletto che si chiama agnosticismo” (san Pio X).
Secondo l’agnosticismo il trascendente, forse, può anche esistere, ma è assolutamente inconoscibile. Se vogliamo guarire da tale male dobbiamo ritornare al realismo aristotelico-tomistico della conoscenza fattoci conoscere dalla filosofia tomista.
L’intelletto umano è capace di conoscere la realtà, è un fatto evidente a tutti gli uomini forniti di retta ragione e onestà intellettuale e morale.
Spesso l’errore intellettuale ha un’origine pratica o morale, ossia ci si vuol sbagliare e non si vuol ammettere la realtà per non cambiar vita.
Il pensiero moderno è impregnato di soggettivismo, relativismo, agnosticismo. In breve, è caratterizzato da una “contro-filosofia” che nega o relativizza al massimo la possibilità della natura umana di conoscere la realtà, giungere alla verità e vivere da vero uomo, ossia “animale razionale” (Aristotele), il quale deve “fare il bene e fuggire il male: questo è tutto l’uomo” (Sal., XXXIV, 15).
Non si può dubitare di tutto. Infatti, nel momento in cui dico di dubitare, implicitamente affermo che son certo almeno di una cosa, della mia asserzione di dubitare di tutto.
La filosofia realista eleva il buon senso, comune a tutti gli uomini capaci d’intendere e volere, a scienza filosofica, la quale si basa sulla convinzione che esiste una realtà oggettiva indipendente dal pensiero dell’uomo, il quale ha un’intelligenza che non lo inganna, ma coglie il suo oggetto senza deformarlo, anche se non lo conosce totalmente e perfettamente.
Per cui la verità esiste e consiste nell’adeguamento dell’intelletto alla realtà. L’idealismo, la sofistica, l’ agnosticismo, lo scetticismo (che negano la capacità umana di conoscere la realtà) si servono pur sempre della loro ragione per criticare la ragione umana come se l’unica ragione ragionevole fosse la loro e non quella umana.
Come si vede vi sono sostanzialmente due correnti filosofiche:
La buona filosofia, la quale sostiene – secondo il buon senso e la retta ragione – che esiste una realtà oggettiva e che la si può conoscere in quanto esiste in sé ed è posta davanti al soggetto conoscente.
La contro filosofia che è sostanzialmente una (irrealismo) e accidentalmente composita: a) crede che sia il pensiero umano a porre in essere la realtà (idealismo); b) che l’uomo non abbia la capacità di conoscere la realtà (agnosticismo) e che c) debba dubitare di tutto (scetticismo).
Per diagnosticare e curare questo morbo nulla di meglio che la conoscenza della sana filosofia perenne di san Tommaso d’Aquino.
Dopo aver capito i princìpi fondamentali di essa lo studente e l’uomo retto, che non vuole farsi distruggere la ragione e diventare una “pecora matta”, può passare a studiare direttamente la Somma Teologica dell’Aquinate.
Leone XIII con la Lettera al Generale dei Francescani (del 13 dicembre del 1885) insegna: «L’allontanarsi dalla dottrina del Dottore Angelico è cosa contraria alla Nostra volontà, e, assieme, è cosa piena di pericoli. […]. Coloro i quali desiderano di essere veramente filosofi, e i religiosi sopra tutti, ne hanno il dovere, debbono collocare le basi e i fondamenti della loro dottrina in san Tommaso d’Aquino».
Con la promulgazione del motu proprio “Doctoris Angelici” del 29 giugno del 1914, san Pio X imponeva come testo scolastico la Summa Theologiae di san Tommaso alle facoltà teologiche, sotto pena d’invalidarne i gradi accademici. Papa Sarto richiamava l’obbligo di insegnare i princìpi fondamentali e le tesi più salienti del tomismo (“principia et pronuntiata majora”).
Papa Giacomo Della Chiesa nell’Enciclica Fausto appetente die (29 giugno 1921) insegna: «La Chiesa ha stabilito che la dottrina di san Tommaso è anche la sua propria dottrina (“Thomae doctrinam Ecclesia suam propriam esse edixit”)».
Pio XI nell’enciclica Studiorum ducem (1923) ha ribadito l’insegnamento delle Encicliche di Leone XIII, san Pio X e Benedetto XV. Per cui, se per un atto di estrema bontà la Chiesa permette o tollera che si insegni lo scotismo e il suarezismo, è certo che la sua dottrina è quella di san Tommaso: “Ecclesia edixit doctrinam Thomae esse suam” (Benedetto XV, Fausto appetente die, 1921).
Allontanarsi dalla metafisica dell’ essere come actus ultimus omnium essentiarum comporta un grave pericolo di conclusioni disastrose.
«Il più piccolo errore intorno alle prime nozioni di essere ecc., produce conseguenze incalcolabili, come ricordava san Pio X, citando queste parole di san Tommaso: “Parvus error in principio, magnus est in fine”.
Si capisce allora perché san Pio X insegni nella Pascendi (8 settembre 1907) e nel Giuramento antimodernista Sacrorum Antistitum (1° settembre 1910): “Ammoniamo i maestri di filosofia e teologia che facciano bene attenzione a ciò: allontanarsi anche solo un po’ dall’Aquinate, specialmente in metafisica, comporta un grave pericolo”.
Il tomismo è la dottrina preferita dalla Chiesa e san Tommaso è il Dottore Comune o Ufficiale di Essa, ma la Chiesa non impedisce che si insegnino altri sistemi filosofici non esplicitamente eterodossi (lo scotismo e il suarezismo), anche se mette in guardia dalle conclusioni pericolose che se ne possono trarre: “Al di sopra di tutti gli infruttuosi esperimenti (di apertura alla modernità) la Chiesa segue la sua strada e ci ricorda via via quello che realmente ci aiuta a non allontanarcene. Se i problemi del momento (la nouvelle théologie) si van facendo sempre più gravi, questa è una ragione per ritornare a studiare e capire la vera dottrina di S. Tommaso intorno all’essere, alla verità, al valore dei primi princìpi dai quali si risale con certezza all’esistenza di Dio. […]. Si tratta dei princìpi direttivi del pensiero e della vita morale, tanto più necessari quanto più le condizioni dell’esistenza umana si fanno maggiormente difficili e richiedono certezze più ferme”.
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Fonte: sìsìnono – https://www.sisinono.org/anteprime-dei-numeri-in-abbonamento/75-anno-2024/452-31-marzo-2024.html
