Santo Stefano (969 – 15 agosto 1038), figlio del capo magiaro Geza, fu colui che “introdusse in Ungheria la fede di Cristo e il titolo di re“. Quest’ultima dignità gli fu conferita da papa Silvestro II nell’anno Mille. Il Vicario di Cristo, ricevuta dal santo re la soggezione del suo regno a San Pietro, gli inviò una corona benedetta e gli concesse le facoltà di farsi precedere dalla croce e di fregiarsi del titolo di “Apostolico”. Il tutto era accompagnato da una lettera, di cui riportiamo alcuni passi:

«I messi della nobiltà tua, principalmente il prediletto nostro fratello Astrico vescovo di Colocza, ci han recata tanta più allegrezza al cuore e riusciron tanto più agevolmente nell’adempire l’incarico lor commesso, perché Noi, avvertiti da Dio aspettavamo ansiosamente la venuta loro da una nazione a noi sconosciuta. Felice ambasciata, che prevenuta da un messaggero celeste e trattata per ministero degli angeli, venne conchiusa da Dio prima che giungesse a nostra notizia! Per verità opera è questa non di colui che vuole né di colui che corre, ma di Dio che fa misericordia e che, giusta il detto di Daniele, muta i tempi e le età, trasferisce i reami e li fonda, rivela le cose profonde e ascose tra le tenebre, perché ha sua compagna la luce, quella luce illumina ogni uomo che viene a questo mondo. Noi rendiam grazie di tutto a Dio Padre ed a Gesù Cristo Signor nostro, perché ai dì nostri ha trovato un Davide nel figliuolo di Geza, un uomo secondo il cuor suo e, diffusa su lui la luce celeste, l’ha suscitato per pascere il suo popolo d’Israele, leletta nazione degli Ungheresi. Indi commendiamo la tua pietà verso Dio e la riverenza che nutri per la Chiesa Apostolica al cui reggimento per divina misericordia senza nessun merito nostro siam posti. Per ultimo facciam gli elogi ond’è degna la grande liberalità colla quale per via degli stessi ambasciatori e lettere hai offerto al beato Pietro Principe degli Apostoli il reame e la nazione onde sei capo, come pure tutto quanto ti appartiene e fin la tua stessa persona: atto maraviglioso che già ti fa veder quello che tu domandi ti venga da Noi dichiarato. Noi non ne parliamo più oltre non essendovi necessità di allargarci in lodi verso colui che sua lode ha dai fatti e da Dio medesimo. Glorioso figliuolo, tutto quello di che tu hai richiesto Noi e la Sede Apostolica: il diadema, cioè, il titolo di re, la metropoli di Strigonia e gli altri vescovadi; Noi, per autorità di Dio onnipotente e de beati Apostoli Pietro e Paolo, per avviso e comando di Dio, te lo concediamo d’ogni buon grado in uno con la benedizione degli Apostoli e la Nostra. Il reame dalla munificenza tua offerto a san Pietro, la tua persona, la nazione degli Ungheresi presente e futura, Noi la riceviamo sotto la protezione della Santa Romana Chiesa e la affidiamo da tenere, reggere e possedere alla prudenza tua ed a tuoi legittimi successori, ai quali, allorché saranno stati legittimamente eletti dai magnati correrà obbligo pari di rendere a Noi ed a successori Nostri, per sé o per via d’ambasciatori, la debita obbedienza e riverenza: di mostrarsi sommessi alla Santa Chiesa Romana, la quale considera i suoi sudditi non come servi, ma come suoi figliuoli; di perseverar saldi nella fede cattolica, nella religione cristiana e di adoperarsi a promuoverla»



fonte: René François Rohrbacher, Storia universale della Chiesa Cattolica, vol. 7

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