Il 12 settembre 1897 Leone XIII pubblica l’enciclica “Augustissimae Virginis“, uno dei suoi numerosi documenti dedicati alla devozione del Santissimo Rosario. Ne riprendiamo le parti iniziali, dove si insegna la verità della cooperazione della Vergine Maria all’opera della Redenzione.
«Chiunque consideri il grado sublime di dignità e di gloria, a cui Dio ha elevato l’augustissima Vergine Maria, facilmente può comprendere quale vantaggio arrechi alla vita pubblica e privata il continuo svilupparsi e il sempre più ardente diffondersi del suo culto. Dio infatti la prescelse fin dall’eternità a divenire Madre del Verbo, che si sarebbe incarnato; e per questo motivo, tra tutte le creature più belle nell’ordine della natura, della grazia e della gloria, egli la contrassegnò con tali privilegi che la Chiesa a ragione le applica quelle parole: “lo uscii dalla bocca dell’Altissimo primogenita avanti ad ogni creatura” (Eccli 24,5). Quando poi s’iniziò il corso dei secoli, ai progenitori del genere umano, caduti nella colpa, e ai loro discendenti, contaminati dalla medesima macchia, ella fu data come pegno della futura riconciliazione e della salvezza. II Figlio di Dio poi, a sua volta, fece oggetto la sua santissima Madre di evidenti dimostrazioni di onore. Infatti, durante la sua vita privata, egli la scelse come sua cooperatrice nei due primi miracoli, da lui operati. Il primo fu un miracolo di grazia, e si ebbe quando, al saluto di Maria, il bambino esultò nel grembo di Elisabetta; il secondo fu un miracolo nell’ordine della natura; e si ebbe quando, alle nozze di Cana, Cristo trasformò l’acqua in vino. Giunto poi al termine della sua vita pubblica, quando stava per stabilire e suggellare col suo sangue divino la nuova alleanza, egli l’affidò all’apostolo prediletto, con quelle soavissime parole: “Ecco tua madre!” (Gv 19,27). Noi pertanto che, sebbene indegnamente, rappresentiamo sulla terra Gesù Cristo, Figlio di Dio. non cesseremo mai, finché avremo vita, di promuovere la sua gloria. E siccome sentiamo che la Nostra vita, per il peso grande degli anni. non potrà durare ancora a lungo, non possiamo non ripetere a tutti i Nostri figli e a ciascuno di essi in particolare le ultime parole, che Cristo ci lasciò come testamento, mentre pendeva dalla croce: “Ecco tua madre!”. Oh come ci stimeremmo felici, se le Nostre raccomandazioni giungessero a far sì che ogni fedele non avesse sulla terra nulla di più importante o di più caro della devozione alla Madonna, e potesse applicare a se stesso le parole che Giovanni scrisse di sé: “Il discepolo la prese con sé” (Gv 19,27)».
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Fonte https://carpinetoromano.altervista.org/augustissimae-virginis-mariae-12-settembre-1897/
