Nota: riceviamo da un sacerdote amico di Radio Spada il testo di queste meditazioni sui misteri gaudiosi, tenute durante un pellegrinaggio. Buona lettura!
MISTERI GAUDIOSI
PRIMO MISTERO
L’ANNUNCIAZIONE DELLA BEATA VERGINE
UMILTÀ
L’Annunciazione, ricordandoci gli annientamenti del Verbo di Dio e l’atteggiamento modesto della Vergine Santa di fronte all’omaggio che le viene reso e agli onori che le sono stati promessi, ci propone l’umiltà come un frutto pratico.
Farsi piccoli, mettersi a terra, ad humum, questo è il movimento che si esprime energicamente con la parola umiltà. Voler elevarsi al di sopra di tutto e avere la precedenza su ogni grandezza, questo è il movimento che non è meno energicamente espresso da questa parola: superbo, superbia. L’orgoglio è stato in cielo e sulla terra il principio di ogni rovina e corruzione; L’umiltà è il principio della nostra salvezza e il fondamento della nostra perfezione.
Con la sua purezza Maria piace a Dio, con la sua umiltà attira il Verbo nel suo casto grembo. Il Verbo si offre eternamente al suo Padre divino, per amore nostro: è umiliandosi che inizia efficacemente l’opera della nostra salvezza. Maria è la più bella delle creature; ma, come lei stessa ci insegna, l’umiltà è la causa della sua grandezza: Quia respexit humilitatem ancillae suae. Gesù è coronato di gloria e di onore e investito di potere regale su tutte le opere di Dio; ma questo perché Dio lo ha fatto più piccolo degli angeli: Minuisti eum paulo minus ab Angelis ; Gloria et honore coronasti eum; et constituisti eum super opera manuum tuarum.
Tale è l’ordine, tale è il fermo proposito dell’eterna Sapienza: “Dio resiste ai superbi e dà la sua grazia agli umili”. “Rovescia il trono usurpato dei superbi ed esalta gli umiliati”. A Lui, a questo grande Dio, piace far agire la sua onnipotenza sul nulla. Ora, l’umiltà ci avvicina al nulla, crea nell’animo umano un vuoto misterioso che la bontà divina si affretta a riempire.
Nulla è più gradito a Dio di questa virtù, nulla è più amabile agli uomini. L’umile, considerandosi più piccolo di tutti, non invidia nessuno ed è pronto a mettersi al servizio di tutti. L’umile, cancellando se stesso, non offende, non mette in imbarazzo, non schernisce nessuno, non mette in ombra nessuno. L’uomo umile, gettando un velo discreto sulle sue virtù e sui suoi meriti, non ne fa un vanto importuno; ma, proprio perché le nasconde, andiamo alla loro ricerca per respirare il loro salutare profumo. L’umile è mite di cuore, imitando in questo colui che ci ascolta: Discite a me quia mitis sum et humilis corde. Questa è l’umiltà.
A che punto siamo rispetto a questa virtù fondamentale della vita cristiana?
Forse non ancora il primo grado, che consiste nel riconoscere sinceramente che ogni vantaggio ci viene da Dio. Se non ci gonfiamo miseramente come i superbi, la cui anima superba non vuole vedere nulla al di sopra di sé, che vanità! Il riflettore viene puntato sulle nostre piccole perfezioni! Quanti veli invece vengono gettati sulle nostre imperfezioni e sui nostri difetti! Che paragoni menzogneri! Che preferenze ingiuste! Che ridicole ammirazioni! Che adulazione interiore! Infine, quanti motivi diamo a Dio per tenersi lontano da noi!
Torniamo a noi stessi e chiediamo a Gesù e a Maria di insegnarci le vie dell’umiltà.
A Dio prima di tutto l’omaggio di tutto il bene che è in noi. Questo è il primo passo.
Non lasciamoci turbare da paragoni che l’amor proprio volgerebbe a nostro vantaggio. Rallegriamoci di tutti i doni che gli altri possiedono e mettiamoci tranquillamente al nostro posto. Questo è il secondo passo.
Istruiamoci con sguardi profondi su noi stessi; e quando avremo scoperto tutte le nostre colpe e tutti i germi di iniquità che la nostra natura corrotta nasconde, consideriamoci l’ultimo degli uomini. Questo è il terzo passo.
Sempre avanti! Se è vero che siamo l’ultimo degli uomini, crediamo sinceramente di essere degni di ogni disprezzo. Questo è il quarto passo.
Dal sentimento della nostra indegnità passiamo all’opera. Accogliamo il disprezzo con pazienza e rassegnazione. Questo è il quinto passo.
Non contrattiamo. Desideriamo le umiliazioni, andiamo incontro ai rimproveri, cerchiamo in essi la nostra gioia più pura. Questo è il sesto passo.
Uno sforzo supremo: se Dio ci riempie dei favori che concede alle anime sante, guardiamo solo alla nostra corruzione e al nostro nulla; lasciamoci confondere dall’immensa bontà del nostro Dio, come se si fosse dimenticato di se stesso degnandosi di prendersi cura di noi.
Siamo umili, questo è un bene. Le fondamenta della nostra vita spirituale sono state gettate, e la loro solidità dipende dalla loro profondità. Quanto più saranno solide, tanto più grandioso e magnifico sarà l’edificio di perfezione che la grazia di Dio costruirà in noi.
SECONDO MISTERO
LA VISITAZIONE DELLA BEATA VERGINE
CARITÀ FRATERNA
È la carità che parla al cuore di Maria, la porta attraverso la regione montana e la avvicina a sua cugina Elisabetta. La nostra Beata Madre mette in pratica il precetto evangelico, sul quale Gesù Cristo dovette insistere tanto durante la sua vita mortale: “Amatevi gli uni gli altri”.
Dopo il comandamento supremo dell’amore di Dio, il comandamento dell’amore del prossimo detiene il fine più alto della vita cristiana. “Egli è come il primo”, dice il Salvatore. I due si compenetrano, si sostengono, camminano insieme, così che l’uno non si può osservare senza l’altro. Senza l’amore di Dio non c’è carità fraterna, senza carità fraterna non c’è amore di Dio. Difficilmente si sospetterebbe l’intima connessione tra i due precetti quando ci vedessimo agire. Che egoismo nel povero cuore umano! Che egoismo, persino, nel cuore dei cristiani! Ci amiamo, e il più delle volte quella che sembra essere una testimonianza del nostro affetto è solo un simulacro sotto il quale si nasconde la ricerca della propria soddisfazione e dei propri vantaggi.
Chiediamo un esempio del mistero che stiamo meditando. Nelle sue relazioni e nelle sue visite, il cristiano dovrebbe portare, a imitazione di Maria, solo assistenza, buon consiglio, l’edificazione, la grazia di Dio. Beh, no. Il più delle volte, si potrebbe dire quasi sempre, le nostre visite sono visite di interesse, dove cerchiamo di trattare qualche affare a nostro vantaggio; visite di vanità, dove andiamo a mostrare il nostro bell’aspetto e la disposizione artistica dei nostri abiti; visite di curiosità, dove corriamo a vedere e imparare mille cose di cui potremmo e dovremmo fare a meno; visite di ozio, dove si cerca di ammazzare il tempo che ci appesantisce nella solitudine; visite di malignità, in cui mordiamo, con la bocca, la reputazione del nostro prossimo; visite di sensualità, dove i nostri sensi banchettano.
Grossolane soddisfazioni, i nostri cuori scatenati in effusioni di una morale più che problematica. “Avvicinarsi ai nostri fratelli per pura carità, che è rara”.
Se amiamo, è ciecamente e senza ordine. I vantaggi della natura hanno la precedenza ai nostri occhi rispetto a quelli della grazia; il fascino del viso e il fascino della mente ci seducono più dello splendore delle virtù; ci dedichiamo meno al merito che a ciò che ci piace; Ci sentiamo attratti meno da ciò che ci è utile che da ciò che ci lusinga. Insomma, invece di guardare il nostro prossimo come Dio stesso, come l’oggetto supremo del nostro amore, siamo noi, in definitiva, che ci sforziamo di raggiungere. Di qui antipatie e ripugnanze senza cause ragionevoli, preferenze senza giustizia, benevolenza e generosità senza merito davanti a Dio. Cristiano, impara dall’Apostolo che cosa deve essere la carità fraterna.
Non cerca, ci dice, i propri vantaggi: Charitas non quaerit qua sua sunt.
Non aspira né agli onori né alla stima degli uomini: Charitas non est ambitiosa.
Ella sopporta con pazienza le imperfezioni, i difetti e le colpe; nulla le impedisce di amare: Charitas patiens est.
Lei non vuole vedere il male, tanto teme i movimenti violenti che turbano la pace degli affetti: Charitas non cogitat malum, non irritatur.
Lungi dall’essere rattristata dai talenti, dalle qualità e dalla felicità degli altri, si rallegra di essi, come se tutto ciò che è grande, buono e felice intorno a lei fosse il suo bene: Charitas non aemulatur.
Va sempre dritto al vero fine dell’amore cristiano: Charitas non agit perperam.
Ha pietà dei peccatori e si espande vicino alle anime giuste dove l’immagine di Dio risplende in tutta la sua verità: Charitas non gaudet super iniquitate, congaudet àutem veritati.
Ella è buona, mite, premurosa, compassionevole, dona se stessa, elargisce il bene, specialmente il bene spirituale: consolazioni, incoraggiamento, buoni consigli, santa dottrina, profumo delle virtù: Charitas benligna est.
O bella virtù! Chiediamo a Gesù e a Maria di farla penetrare in profondità e di fissarla per sempre nella nostra anima.
TERZO MISTERO
LA NATIVITÀ DI NOSTRO SIGNORE
DISTACCAMENTO
La nostra mente e il nostro cuore sono regolati dall’umiltà e dalla carità. Dobbiamo ora liberarci degli ostacoli che ingombrano davanti a noi la via maestra verso la perfezione cristiana: i beni temporali, la corruzione dei sensi, l’ostinazione. A tal fine, tre frutti ci saranno proposti successivamente dai misteri gaudiosi: distacco, purezza, obbedienza.
Ascoltiamo la prima la predicazione di Cristo, la predicazione della mangiatoia: Gesù nasce in una stalla, adagiato su un po’ di paglia, coperto a malapena da misere fasce. Sua madre non si lamenta di non avere a disposizione ciò che hanno le madri più povere.
Nota bene, cristiano, che non è il destino, la casualità delle vicende umane, il capriccio della fortuna che impone questa grande miseria; Gesù la scelse volontariamente per sé. Padrone di tutte le cose, poteva nascere, alla maniera dei re della terra, in un palazzo, su di un soffice letto, circondato da servitori premurosi, confortato fino all’abbondanza, al lusso, di ciò che è necessario, utile e piacevole. Preferisce essere spogliato di tutto per insegnarci a spogliarci.
Il presepe è stata la sua prima cattedra come dottore. “Ascolta”, ci dice, “ascolta, cristiano, i beni di questo mondo non sono fatti per te; perché sono merci fragili, merci senza onore, merci pesanti da portare, merci pericolose. »
Oggi li possiedi, ma domani la fortuna capricciosa potrebbe strapparteli dalle mani.
Anche se avete preso tutte le vostre precauzioni per goderne fino all’ultimo istante della vostra vita, verrà l’ora in cui dovrete separarvene per sempre e presentarvi al tribunale di Dio a mani vuote. Nihil invenerunt viri divitiarum in manibus suis.
Tu possiedi, ma a che servono le tue ricchezze alla tua mente e al tuo cuore? Non si può essere gli uomini più ignoranti, più stupidi, più ridicoli, più spregevoli e avere denaro? La virtù, la grazia, gli unici tesori che rimangono eternamente, possono essere comprati al prezzo dell’oro?
Tu possiedi; ma quali sollecitudini, quali preoccupazioni, quali angosce, quali ambasce, quali fatiche, quali tribolazioni, quali desideri ansiosi, quali delusioni da aumentare, per conservare semplicemente ciò che la fortuna ha posto nelle tue mani!
Tu possiedi; ma la ricchezza ha il dono fatale di affascinare e generare un amore insensato che prosciuga le sacre sorgenti della compassione, pietrifica il cuore, lo rende duro e spietato verso la miseria; la ricchezza produce una sete maledetta, desideri criminali, che preparano l’uomo a ogni indelicatezza, a ogni ingiustizia; La ricchezza porta alla vana ostentazione del lusso stravagante e scandaloso: la ricchezza moltiplica le tentazioni del piacere e apre all’animo umano tutte le porte della corruzione.
Comprendi, dunque, Cristiano, perché il tuo padrone ha voluto nascere nella miseria, nell’indigenza, nella miseria; Perché i santi si sono spogliati così generosamente, sul suo esempio, dei beni di questo mondo.
Davanti alla mangiatoia, distacchiamoci. Se non possediamo nulla, non invidiamo coloro che possiedono. Non diamo al mondo lo spettacolo ridicolo e odioso di quei poveri davanti ai quali Dio ha spianato la via della salvezza e della perfezione, e che lo appesantiscono con i loro desideri febbrili e malsani.
Se possediamo, distacchiamo risolutamente i nostri cuori. Cerchiamo di essere tra coloro dei quali Gesù Cristo ha detto: “Beati i poveri in spirito : Beati pauperes spiritu”. Usiamo la ricchezza solo per opere nobili, grandi e buone; soprattutto per rappresentare, con i nostri benefici, la santa provvidenza di Dio per i poveri, per aprirci una via alle anime sfortunate che portano il peso della miseria nei mormorii, per servire come pionieri della verità e della grazia di Dio, per farci degli amici in cielo.
Così distaccati, affronteremo senza difficoltà l’ora della suprema spogliazione; Convertiremo beni fragili e volgari in beni eterni e inestimabili; vivremo senza ansietà, dolcemente abbandonati alla santa volontà di Dio; Andremo verso la perfezione, con il cuore chiuso a tutte le seduzioni della ricchezza; avremo diritto alla benevolenza e alle carezze privilegiate del Re dei poveri, Gesù Cristo.
QUARTO MISTERO
LA PURIFICAZIONE DELLA BEATA VERGINE
PUREZZA
Obbedendo alla legge mosaica che le impone una purificazione alla quale non è obbligata, poiché ha concepito senza peccato e ha partorito senza contaminazione, Maria ci insegna che dobbiamo vigilare con gelosia per la perfetta integrità del nostro corpo e della nostra anima, e ci propone, come frutto del mistero, la santa virtù della purezza. La purezza è una virtù angelica, una virtù vivificante, una virtù luminosa, una virtù generosa, una virtù privilegiata di Dio.
Virtù angelica: ci fa vivere in una carne corruttibile alla maniera degli spiriti celesti. Mentre il vizio impuro ci degrada a somiglianza della bestia, la castità fa dell’uomo un angelo; Con questo vantaggio dell’uomo sull’angelo, che la sua purezza è accresciuta dalla gloria delle battaglie combattute e dalle vittorie ottenute contro la carne che tende ad opprimere lo spirito.
Virtù vivificante. La purezza penetra fino alle fonti stesse dell’esistenza e conserva a lungo vite fragili, come l’olio di una lampada, quelle luci tremolanti che da un momento all’altro pensiamo siano pronte a spegnersi; mentre il vizio impuro esaurisce e rovina le vite più opulente in breve tempo.
Virtù luminosa: la purezza libera la mente e la dispone alla perfezione dalle operazioni intellettuali; come le acque pure e trasparenti conservano in tutta la loro chiarezza le immagini che ricevono, così l’anima pura conserva la rappresentazione luminosa dei principi eterni. Ha forse l’intima e profonda conoscenza del supremo intelligibile, Dio? L’incorruttibilità lo fa vivere nelle vicinanze dell’incorruttibile: Incorruptio facit esse proximum Deo. Gesù Cristo gli promise la visione dei divini misteri: “ Beati mundo corde quoniam ipsi Deum videbunt. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. L’anima casta, infatti, vede Dio dappertutto; non solo nelle verità della fede che ci rivelano i misteri della sua vita, ma nel libro aperto del mondo in cui sono scritte le sue infinite perfezioni. Mentre i secondi passano, incuranti e stanchi, vicino agli spettacoli più incantevoli della natura, mentre i primi sono inebriati dalla loro bellezza con egoistica avidità, l’anima casta si ferma, contempla, ammira, sale silenziosamente dalla creatura a Colui che l’ha così riccamente dotata e adornata, e il cantico iniziato sulla terra si perde nelle profondità del cielo. Al contrario, il vizio impuro, bestializzando la mente, la fa discendere infallibilmente dall’altezza nativa delle sue concezioni nelle ombre di una carne tormentata, e la acceca a tal punto che non riconosce più Dio, anche dove la sua presenza è più manifesta.
Virtù generosa: la castità purifica l’amore, dilata il cuore e gli dona quei bisogni di sacrificio e di immolazione da cui nascono le grandi opere di carità corporale e spirituale, a capo delle quali vediamo risplendere i casti per la loro devozione. Il vizio impuro, d’altra parte, volge e dirige tutte le stravaganze del sentimento verso quel terribile sé che si spende solo per godere.
Infine, la purezza è una virtù privilegiata di Dio. È ai vergini che egli concede i suoi più grandi favori. È una vergine che egli ha scelto per essere la madre di suo Figlio; è un apostolo vergine che il Salvatore ha fatto riposare sul suo cuore; è a questo stesso apostolo che ha affidato la sua santissima Madre, sono le vergini che in cielo seguono l’Agnello ovunque vada e cantano un inno che nessuno può ripetere.
Mentre il vizio impuro rende l’uomo abominevole agli occhi del Signore, abominevole fino al disgusto, tanto che un giorno Dio si pentì di averlo creato.
La purezza è quindi una delle virtù più amabili; Ma stiamo attenti, è anche il più attaccato, il più sensibile, il più delicato. La carne, sua nemica, cospira incessantemente contro di lei, e le seduzioni del mondo, troppo in accordo con gli appetiti, ci mettono ogni giorno in pericolo di perderla. Anche sotto una busta immacolata, può ricevere attacchi fatali. Basta un pensiero, un desiderio, una di quelle fantasticherie dell’anima in cui l’immaginazione si nutre di immagini pericolose, per offuscarne lo splendore, per spegnerne la luce.
Stiamo attenti! Conserviamo la nostra purezza con la vigilanza sui sensi, finestre sempre aperte attraverso le quali precipita nella morte; con la mortificazione, che spegne l’ardore della concupiscenza; attraverso la preghiera, che ci assicura l’aiuto di Dio; con la meditazione, che suscita pensieri santi e desideri celesti; dai sacramenti, che rafforzano lo spirito contro la carne e fanno germogliare i vergini; dalla devozione a Maria, Vergine purissima e protettrice naturale della castità.
Se abbiamo avuto la sfortuna di perdere questa preziosa virtù, purifichiamoci con il pentimento, con la confessione e con salutari austerità, fino a quando l’ombra del nostro passato non darà più lustro alla nostra purezza per essere riacquistata per sempre.
QUINTO MISTERO
IL RITROVAMENTO DI GESÙ NEL TEMPIO
OBBEDIENZA
Quando Maria trovò suo figlio nel tempio, gli disse: «Figlio mio, perché ci hai fatto questo? Tuo padre ed io ti cercavamo con dolore. Gesù gli rispose: «Perché mi cerchi? Non sapevate che io devo essere al servizio del Padre mio? E il Vangelo aggiunge: «Gesù seguì Maria e Giuseppe a Nazaret e obbedì loro».
Ma prima di allora, Maria si era sottomessa. Le profonde parole del Salvatore erano risuonate nel suo cuore; Li conservò e li meditò devotamente. Gesù e Maria ci dicono dunque in questo mistero: Obbedite.
Obbedire è sottomettere la propria volontà a una volontà superiore. Di tutti gli ostacoli alla perfezione cristiana, la volontà egoistica è certamente il più pericoloso, perché è il più persistente. Si può essere spogliati, da incidenti imprevisti, di tutti i beni terreni e fare di necessità virtù; l’ardore dei sensi può spegnersi con l’età o con la malattia; in ogni momento, però, la volontà egoistica rimane; Per non esistere più, si deve rinunciare alla nostra stessa volontà. Una rinuncia difficile e crudele, perché la nostra volontà è quella che ci sta più a cuore di tutti i beni, perché, più di tutti i beni, attira e tende a far prevalere la nostra personalità.
È anche il bene che Dio stima di più, quello il cui sacrificio Gli è più gradito. L’obbedienza è migliore delle vittime, dice per bocca del suo profeta: Melior est obedientia quam victimae.
Gradita a Dio, l’obbedienza ci è sommamente vantaggiosa, perché merita i favori speciali di Colui che ne riceve l’omaggio definitivo: ci assicura una pace profonda, liberandoci dalla nostra responsabilità, in una moltitudine di incontri in cui la nostra stessa volontà potrebbe portarci fuori strada.
Il religioso che vuole piacere a Dio e spianare davanti a sé il cammino della perfezione immola totalmente la propria volontà con un voto; con essa immola tutti i beni. In alcuni ordini, la formula della professione contiene solo il voto di obbedienza. Questo voto regale porta il mondo e la carne con lui all’altare dove il religioso si sacrifica.
Dio non chiede a tutti noi un così grande atto di rinuncia, ma impone a tutti noi l’obbligo di obbedire. Questa è la condizione dell’ordine. Sopprimete l’obbedienza e inevitabilmente inaugurerete il regno del capriccio e della fantasia. Allora qualsiasi società divina o umana diventa impossibile. Ahimè! Lo sappiamo fin troppo bene! È lo spirito di indipendenza e di rivolta che in questo momento turba la famiglia, gli Stati, la Chiesa stessa.
Non meno imperiosamente della voce di Dio, la voce dei nostri disordini ci dice: dobbiamo obbedire.
Ma presta attenzione, cristiano, alle qualità della tua obbedienza.
Deve essere nobile, vale a dire, deve assurgere al principio di ogni autorità. Consultare, nel sottomettere la propria volontà, solo l’interesse, l’affetto naturale e la dolcezza, è viltà e vigliaccheria. L’uomo, per quanto grande possa essere, non ha diritto per se stesso all’ammirevole sacrificio compiuto dall’obbediente. Se pretende di regnare sulle volontà per soddisfare solo i suoi istinti di dominio, merita solo la nostra sdegnosa resistenza. Coloro che rispettano se stessi dovrebbero sottomettersi solo a Dio.
I nostri genitori, i nostri maestri spirituali o temporali ci comandano di fare le cose giuste: è Dio che parla, obbediamo a Dio. Curiamoci, nel fare la volontà degli uomini, di essere sempre, come il nostro divino Maestro, al servizio del Padre celeste: Nella sua qua Patris mei sunt oportet me esse.
Ma dal momento in cui la volontà di Dio è espressa da coloro che lo rappresentano, non ci sono giudizi superbi sui comandi che ci sono stati dati; La nostra obbedienza deve essere umile.
Nessuna finta o riserva all’interno, abbronzatura. diciamo che compiamo atti esterni; La nostra obbedienza deve essere sincera.
Non c’è scelta tra ciò che ci piace o ciò che ci disgusta; La nostra obbedienza deve essere completa e generosa.
Nessuna esitazione o ritardo; La nostra obbedienza deve essere pronta.
Nessun mormorio o lamentela; La nostra obbedienza deve essere gioiosa.
A volte, senza dubbio, è difficile obbedire, ci sono tante passioni che eludono la nostra volontà per impedirle di donarsi; ma prendiamo la mano di Gesù e di Maria con amore; esse ci condurranno con loro sulla via della perfetta sottomissione, e, per rafforzare i nostri passi, ci faranno cantare con voce gioiosa le vittorie dell’obbedienza: Vir obediens loquetur victorias.
Kyrie, eleison. ℟. Kyrie, eleison.
Christe, eleison. ℟. Christe, eleison.
Kyrie, eleison. ℟. Kyrie, eleison.
Christe, audi nos. ℟. Christe, audi nos.
Christe, exaudi nos. ℟. Christe, exaudi nos
Pater de caelis, Deus, ℟. miserere nobis.
Fili, Redemptor mundi, Deus, ℟. miserere nobis.
Spiritus Sancte, Deus, ℟. miserere nobis.
Sancta Trinitas, unus Deus, ℟. miserere nobis
Sancta Maria, ℟, ora pro nobis.
Sancta Dei Genitrix, ℟ ora pro nobis.
Sancta Virgo virginum, ℟ ora pro nobis.
Mater Christi, ℟ ora pro nobis.
Mater divinae gratiae, ℟ ora pro nobis.
Mater purissima, ℟ ora pro nobis.
Mater castissima, ℟ ora pro nobis.
Mater inviolata, ℟ ora pro nobis.
Mater intemerata, ℟ ora pro nobis.
Mater amabilis, ℟ ora pro nobis
Mater admirabilis, ℟ ora pro nobis.
Mater boni consilii, ℟ ora pro nobis.
Mater Creatoris, ℟ ora pro nobis.
Mater Salvatoris, ℟ ora pro nobis.
Virgo prudentissima, ℟ ora pro nobis.
Virgo veneranda, ℟ ora pro nobis.
Virgo praedicanda, ℟ ora pro nobis.
Virgo potens, ℟ ora pro nobis.
Virgo clemens, ℟ ora pro nobis.
Virgo fidelis, ℟ ora pro nobis.
Speculum iustitiae, ℟ ora pro nobis.
Sedes sapientiae, ℟ ora pro nobis.
Causa nostrae laetitiae, ℟ ora pro nobis.
Vas spirituale, ℟ ora pro nobis.
Vas honorabile, ℟ ora pro nobis.
Vas insigne devotionis, ℟ ora pro nobis.
Rosa mystica, ℟ ora pro nobis.
Turris Davidica, ℟ ora pro nobis.
Turris eburnea, ℟ ora pro nobis.
Domus aurea, ℟ ora pro nobis.
Foederis arca, ℟ ora pro nobis.
Ianua coeli, ℟ ora pro nobis.
Stella matutina, ℟ ora pro nobis.
Salus infirmorum, ℟ ora pro nobis.
Refugium peccatorum, ℟ ora pro nobis.
Consolatrix afflictorum, ℟ ora pro nobis.
Auxilium Christianorum, ℟ ora pro nobis.
Regina Angelorum, ℟ ora pro nobis.
Regina Patriarcharum, ℟ ora pro nobis.
Regina Prophetarum, ℟ ora pro nobis.
Regina Apostolorum, ℟ ora pro nobis.
Regina Martyrum, ℟ ora pro nobis.
Regina Confessorum, ℟ ora pro nobis.
Regina Virginum, ℟ ora pro nobis.
Regina Sanctorum omnium, ℟ ora pro nobis.
Regina sine labe originali concepta, ℟ ora pro nobis.
Regina in caelum assumpta, ℟ ora pro nobis.
Regina sacratissimi Rosarii, ℟ ora pro nobis.
Regina pacis, ℟ ora pro nobis.
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi,
℟ parce nobis, Domine.
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi,
℟ exaudi nos, Domine.
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi,
℟ miserere nobis.
℣. Ora pro nobis, sancta Dei Genitrix,
℟. Ut digni efficiamur promissionibus Christi.
Oremus. Concede nos famulos tuos, quaesumus, Domine Deus, perpetua mentis et corporis sanitate gaudere: et, gloriosa beatae Mariae semper Virginis intercessione, a praesenti liberari tristitia, et aeterna perfrui laetitia. Per Christum Dominum nostrum. ℟ Amen.
A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, insieme con quello della tua santissima Sposa.
Per quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all’Immacolata Vergine Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno, la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo sangue, e col tuo potere ed aiuto soccorri ai nostri bisogni. Proteggi, o provvido Custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo; allontana da noi, o Padre amantissimo, la peste di errori e di vizi che ammorba il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta contro il potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del bambino Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; e stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio e mediante il tuo soccorso possiamo virtuosamente vivere, piamente morire, e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. Amen!
Concedeteci o Signore dei Sacerdoti, santi Sacerdoti, molti santi Sacerdoti, molte sante vocazioni religiose. Sancte Pie decime OPN
