di Luca Fumagalli
Tra i nomi più famosi della poesia del Novecento, l’angloamericano T. S. Eliot (1888-1965) è entrato nel cuore di molti lettori non solo per l’indiscutibile fascino di versi dirompenti e spiazzanti, ma soprattutto perché la sua vicenda artistica, la sua produzione – anche quella teorica – e la sua stessa vocazione testimoniano la ricerca di un metodo conoscitivo prima che espressivo. In un mondo sempre più piatto e didascalico, la verticalità della proposta eliotiana diviene introduzione alla relazione e al mistero, esito di una ricerca che da filosofica si trasformò in letteraria e che culminò nel 1927 con l’adesione dello scrittore all’anglicanesimo. La sua conversione, sebbene spesso intesa come una resa fideistica, in verità rappresentò per lui un punto di arrivo non definitivo e pacificante, una condizione testimoniata dal persistere e dall’approfondimento delle medesime problematiche prefigurate in tutta la sua opera precedente.
Attraverso la lezione dei simbolisti francesi – meditata a partire dall’antologia compilata da Arthur Symons – e di Dante, Eliot con i suoi versi si pone quindi l’obiettivo di far vedere al lettore ciò che vede lui, mosso dalla volontà di legare intelletto e senso in un’unione che la razionalità occidentale ha progressivamente abbandonato. Nella sua poetica si rintraccia qualcosa del concetto di sensuous thought che anima i metafisici del Seicento e che si accompagna all’idea di una pratica letteraria intesa quale fedele lavoro di artigianato.

Un primo capitolo della ricerca artistica ed esistenziale di Eliot si chiude nel 1917 con l’uscita di Prufrock and Other Observations. Fino a quel momento a trionfare è la rappresentazione del vuoto di senso attraverso la satira delle dinamiche sociali, il tutto condito con un soggetto narrante in posizione di distacco ironico, senza tracce di pathos, foriero di un giudizio sempre proposto per allusione. Anche la successiva raccolta, Ara vos Prec (1919), insiste sulla descrizione grottesca, ma a emergere è un sarcasmo più disperato, un’atmosfera di cupo disfacimento a cui fa eccezione, sia per la diversità di stile che per il valore, il componimento di apertura, Gerontion, che nei temi e nei toni anticipa quella rinascita mistica testimoniata più tardi in The Waste Land (1922), alla cui stesura Ezra Pound collabora indirettamente con preziosi consigli. Il poemetto segna il primo passo verso l’apertura a un diverso tipo di ragione, verso quella convergenza di intelletto e senso che sta a fondamento del “correlativo oggettivo” così come di una possibile vie di fuga dalla contemporaneità in direzione di un Assoluto. Ecco allora che l’orrore di un’esistenza priva di un orizzonte veritativo – concetto bene esemplificato in The Hollow Men – sospinge Eliot verso l’ipotesi dell’Incarnazione, unica speranza possibile per un’umanità che si alimenta con la droga del disimpegno.
Dagli Ariel Poems, attraversati dal tema della conversione in un gioco simbolico di morte e rinascita, si passa dunque al poema Ash- Wednesday (1930), segnale di come il cammino di conversione porti in dote allo scrittore fervore creativo e fecondità. Diversamente dal primo Eliot, la noia che corrode tutte le cose, anche le più belle, non getta nello sconforto, anzi, fa emergere il desiderio della salvezza: la percezione, cioè, che le cose amate abbiano una possibilità di essere salvate, di non morire sfibrate dalla corruzione e dallo sfinimento. Se l’indagine eliotiana prosegue in ambito poetico con i Choruses from «The Rock» e Four Quartets, dagli anni Trenta è il teatro ad affascinarlo maggiormente – si pensi, ad esempio, allo spettacolo Murder in the Cathedral (1935) – nonché la polemica politico-sociale.
Di questo genio letterario, tra l’altro premiato col Nobel nel 1948, parla diffusamente Daniele Gigli nel suo ottimo saggio T. S. Eliot. Nel fuoco del conoscere (Ares, 2021). Si tratta, in buona sostanza, di un’introduzione alla poetica dello scrittore anglo-americano, autore tanto stimolante quanto eccentrico nel suo essere un modernista in arte ma un tradizionalista nell’animo. Ne emerge un ritratto vivo, credibile, che – cosa ancora più importante – invoglia il lettore ad approfondirne l’opera. Insomma, un libro da non lasciarsi sfuggire.
Il libro: Daniele Gigli, T. S. Eliot. Nel fuoco del conoscere, Ares, Milano, 2021, pp. 168, Euro 14.
Link all’acquisto: https://www.edizioniares.it/prodotto/t-s-eliot/









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Fonte immagine: https://www.linkiesta.it/2019/04/thomas-stearns-eliot-discorso-europa/
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