Come si sa (e chi non lo sa si informi!), dai tempi di Giovanni Paolo II, uno degli appuntamenti più importanti dei viaggi “apostolici” è l’incontro interreligioso.
Francesco è devotissimo custode di questa “tradizione” post-conciliare (osservata con diligenza anche da Benedetto XVI) e pertanto non non se li è fatti mancare nemmeno nel suo viaggio in Estremo Oriente.
E così il 4 settembre scorso, ha ricevuto a Giacarta i giovani di Scholas Occurrentes, appartenenti a diverse “fedi”. E poiché Bergoglio è un tipo a cui piace fare dichiarazioni “shock” ha conchiuso l’incontro con delle dichiarazioni che hanno (legittimamente) provocato gli “alti lai” del mondo conservatore e tradizionalista:

«Vorrei impartire una benedizione … Qui voi appartenete a religioni diverse, ma noi abbiamo un solo Dio, è uno solo. E in unione, in silenzio, pregheremo il Signore e io darò una benedizione per tutti, una benedizione valida per tutte le religioni».

Quindi niente segno di croce e menzione della Santissima Trinità per non urtare gli adoratori di chissà quale demonio orientale o qualche ebreo o maomettano presente. Senza dimenticare atei e agnostici (questi ultimi cari al Sofo Bavaro Estinto).
Ma, come si spiegano queste parole scandalose?
La spiegazione è “semplice” (se l’aggettivo si può applicare all’attuazione più atroce del mysterium iniquitatis).
Bergoglio (come i predecessori da Roncalli in poi) è un modernista e quindi è di naturale conseguenza che si esprima in tal maniera.
Lo insegnava san Pio X nella Pascendi 117 anni fa:

«I modernisti non negano, concedono anzi, altri velatamente altri apertissimamente, che tutte le religioni son vere. E che non possano sentire altrimenti, è cosa manifesta».

Pertanto, come spiegava mons. Bellerini:

«Nel sistema dei modernisti si giustificano tutte le religioni, si nega ogni distinzione fra l’ordine naturale e il soprannaturale, si snatura lo stesso concetto di religione e di rivelazione, e si finisce, dopo tutto, in quel vacuo sentimento dell’inconoscibile che è proprio anche del panteista, dell’ateo e dell’incredulo»


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