Io stava come ‘l frate che confessa
Lo perfido assassin, che, poi ch’è fitto,
Richiama lui, perché la morte cessa.
Ed ei gridò: — Se’ tu già costì ritto,
Se’ tu già costì ritto, Bonifazio?
Di parecchi anni mi mentì lo scritto.
Se’ tu sì tosto di quell’aver sazio
Per lo qual non temesti torre a inganno
La bella donna, e di poi farne strazio?
[Inf. XIX 49-57]
E’ poi ridisse: “Tuo cuor non sospetti;
Rfinor t’assolvo, e tu m’insegna fare
sì come Penestrino in terra getti.
Lo ciel poss’io serrare e diserrare,
come tu sai; però son due le chiavi
che ’l mio antecessor non ebbe care”.
[Inf. XXVII 100-6]
Perché men paia il mal futuro e ‘l fatto,
veggio in Alagna intrar lo fiordaliso,
e nel vicario suo Cristo esser catto.
Veggiolo un’altra volta esser deriso;
veggio rinovellar l’aceto e ‘l fiele,
e tra vivi ladroni esser anciso.
[Purg. XX 85-90]
«…Quelli ch’usurpa in terra il luogo mio,
il luogo mio, il luogo mio che vaca
ne la presenza del Figliuol di Dio,
fatt’ha del cimitero mio cloaca
del sangue e de la puzza; onde ’l perverso
che cadde di qua sù, là giù si placa».
[Par. XXVII 22 – 7]
Nel quadro del dibattito in corso volentieri pubblichiamo questo sesto contributo inviatoci dall’Avv. Guido Ferro Canale.
Premessa: un caso dimenticato
Tutti hanno sentito parlare di Onorio I, della sua condanna e delle diverse interpretazioni dell’intera vicenda. Ai nostri fini, però, lo sventurato interessa poco e non ce ne occuperemo affatto: mentre è certa la conferma successiva della condanna da parte di S. Leone II, non siamo sicuri che non costituisca una sua attenuazione, ignoriamo quasi tutto del modo in cui il III Concilio di Costantinopoli è arrivato ad un provvedimento del genere ed è solo probabile, ma non certo, che un’istruzione segreta dei legati pontifici consentisse, se ritenuto necessario, l’avvio di un simile giudizio. Molto meglio documentato, invece, e già solo per questo molto più interessante, un altro processo postumo, che per la verità in teoria sarebbe tuttora pendente: quello promosso per eresia contro Bonifacio VIII.
Il personaggio di Benedetto Caetani giganteggia sulla sua epoca e ben oltre, la sua levatura eccezionale è forse l’unico punto su cui tutti concordano, al di là dei giudizi di valore; gli stessi contemporanei, d’altronde, si trovarono in seria difficoltà nei loro tentativi di inquadrarlo nelle categorie consuete, non senza esiti prima facie contraddittori, come mostrano le varie terzine
dantesche in epigrafe; cionondimeno, la singolare vicenda giudiziaria è quasi dimenticata.
Ciò in realtà si spiega agevolmente. Per il grande pubblico, il semplice fatto che il processo non sia sfociato in una pronuncia sul merito delle accuse basta a privarlo di buona parte dell’interesse; gli storici, poi, fino a tempi piuttosto recenti sono stati ostacolati nello studio della vicenda dal fatto che, per tre secoli e più, l’unica edizione disponibile degli atti processuali è stata quella del Dupuy,(1) parziale ma molto ampia, viziata però da diversi difetti, innanzitutto l’incomprensione delle date (a Parigi e Avignone vigevano due sistemi di datazione diversi), che ha scombussolato l’ordine cronologico al punto di rendere l’iter quasi indecifrabile e lasciare il lettore sconcertato dinanzi ad una massa di materiale molto ripetitivo.(2) Solo nel 1995 è uscita l’edizione critica di Jean Coste – purtroppo postuma, come già quella di Dupuy – che ha rettificato il quadro cronologico, datato nella misura del possibile tutti gli atti e chiarito in quale contesto si inseriscano, pubblicando anche alcuni inediti; si è concentrata quasi esclusivamente sul materiale di accusa, perché volta a mettere a disposizione materiale utile per una miglior conoscenza vuoi del Bonifacio storico, vuoi della sua immagine, mentre la linea difensiva è stata imperniata su questioni di diritto, di procedura o pregiudiziali (a parte qualche pagina sui bona opera di Bonifacio, che infatti è stata inclusa).
L’editore ha fornito, in nota, abbondanti informazioni su singoli testimoni, episodi o contesti, ma ha espressamente voluto evitare di esprimere un giudizio complessivo, lasciando l’approfondimento del materiale edito alle ricerche future; invito poi raccolto, tra gli altri, da Agostino Paravicini Bagliani, la cui biografia del Papa Caetani trae occasione esplicita dal lavoro del Coste ed è dedicata alla sua memoria.(3)
Noi qui, tuttavia, prescinderemo dal pur affascinante problema di ricostruire la verità storica sulla figura del Pontefice e, a parte qualche rilievo, non andremo a considerare cosa ci sia di vero nelle accuse, che del resto, osserva ben a ragione il Coste, nella maggioranza dei casi sembrano destinate a restar per sempre sottratte ad ogni possibilità di verifica. (4) Invece, qui studieremo il processo in quanto processo, come si siano mosse l’accusa e la difesa nella dialettica reciproca, poiché questo è l’unico caso di Papa sottoposto a giudizio – l’unico a me noto, almeno – in cui sia esistito un contraddittorio vero e non di facciata. Siccome poi tutta la procedura è stata gestita dal Pontefice suo successore con un coinvolgimento diretto, anche il ruolo del giudice merita grande attenzione.(5)
Cronologia degli eventi
Non è qui il caso di ripercorrere la storia dello scontro tra Bonifacio e il re di Francia, Filippo il Bello; (6) mi limiterò, invece, ad un quadro cronologico sintetico dei fatti di nostro interesse, soprattutto processuali, dal momento in cui è emerso il primo dei capi di accusa ereticale fino alla conclusione dell’iter giudiziario, dunque dal 1301 al 1312. (7)
5 dicembre 1301. Bonifacio VIII pubblica la bolla Ausculta fili, ammonizione ufficiale indirizzata a Filippo il Bello, che richiama all’appropriata subordinazione al potere spirituale; in pari data, egli invia ai prelati e ai dottori di Francia la Ante promotionem nostram, con cui li convoca a Roma, per Ognissanti 1302, affinché, instructi et informati sugli abusi e soprusi che colà si commettono contro le libertà della Chiesa e sono attribuiti al re, possano consigliare il Papa sul da farsi quanto all’incremento della fede cattolica, la tutela delle libertà ecclesiastiche, la riforma del re e del regno, la correzione dei predetti abusi e il buon governo del reame; si parla solitamente di “Concilio”, ma il termine è improprio. Il re non è ancora chiamato in causa direttamente, tanto che gli si lascia la facoltà di comparire, qualora ritenga che la questione lo riguardi. (8)
10 aprile 1302. Assemblea ai giardini del Louvre, considerata da qualche storico francese come la prima riunione degli Stati Generali. La Ausculta fili, ricevuta e letta nel consiglio reale, ha suscitato tanta indignazione che uno dei principi l’ha bruciata lì per lì; Pierre Flote ne ha fatto circolare un riassunto in poche righe (Deum time o Scire te volumus) (9) secondo cui in essa il Papa pretenderebbe sic et simpliciter la sovranità anche nelle cose temporali; adesso ripete l’accusa pubblicamente e i tre Stati scrivono a Roma in proposito, i prelati scusandosi con Bonifacio perché il re non permette loro di partire. (10) Da questo momento, la materia dell’eresia è sul tavolo.
24 giugno 1302. Concistoro di Anagni. Il Card. Matteo d’Acquasparta difende la Ausculta fili e Bonifacio stesso, parlando agli inviati del re, afferma di averlo semplicemente richiamato alla subordinazione al giudizio della Chiesa ratione peccati; minaccia a chiare lettere di deporlo sicuti unum garcionem, come altri Papi hanno fatto con i re di Francia in altre occasioni. (11) Insiste nella convocazione dei prelati a Roma, che devono essere lasciati partire, e li minaccia di deposizione qualora non si presentassero, non riconoscendo l’opposizione regia come legittimo impedimento. 11 luglio 1302. Battaglia di Courtrai. Sconfitta francese, morte del Flote.
1 novembre 1302 e giorni successivi. La riunione dei prelati con il Papa si tiene, vi partecipa circa metà degli aventi diritto, ma non sappiamo cosa vi sia stato discusso o deciso. (12)
18 novembre 1302. Presumibilmente all’esito della riunione predetta (di cui, tuttavia, non fa motto), Bonifacio pubblica la celeberrima bolla Unam Sanctam, secondo alcuni la più chiara rivendicazione di sovranità diretta in temporalibus mai formulata da un Romano Pontefice. Circa la sua retta interpretazione, già allora le opinioni non erano concordi, né lo sono mai divenute in seguito. (13)
24 novembre 1302. Il Card. Jean Lemoine è inviato in Francia con il potere di assolvere il re dalla scomunica e dodici punti di istruzioni, che riassumono la posizione papale sui vari temi in contesa, concludendosi con una minaccia di procedere spiritualiter et temporaliter contro Filippo, se alla S. Sede non sarà data soddisfazione entro un tempo conveniente. Li presenta il 9 febbraio e riceve una risposta che ribadisce le posizioni del re. (14)
7 marzo 1303. Quattro uomini di Filippo, tra cui Guillaume de Nogaret, che dopo la morte di Flote è divenuto il suo consigliere principale nelle questioni religiose, (15) ricevono un incarico molto ampio e vago di ricercare alleati in Italia.
12 marzo 1303. Nogaret, durante un consiglio reale allargato, formalizza un atto di accusa contro Bonifacio come illegittimo (per invalidità della rinuncia di Celestino V), simoniaco ed eretico, chiedendo al re di impegnarsi per la convocazione di un Concilio generale. L’atto rimane in quel momento senza seguito e Nogaret parte per l’Italia.
18 marzo 1303. Il re pubblica un’ordinanza di riforma della Chiesa di Francia che, su alcuni punti,dà soddisfazione al Papa.
13 aprile 1303. Bonifacio, ricevuta la risposta ai suoi articoli, indirizza tre lettere al Card. Lemoine: deve esigere da Filippo che la corregga, se non vi riuscisse il Papa procederà contro il re spiritualiter et temporaliter; dichiara inoltre che questi è incorso nella scomunica per aver voluto impedire ai prelati di recarsi a Roma e manda al Cardinale di rendere pubblica tale dichiarazione;
rilevato, infine, che l’ostacolo posto dal re non poteva costituire un legittimo impedimento per i prelati non comparsi, gli ordina di citarli a comparire dinanzi al Papa, entro tre mesi, per discolparsi. (17) Il corriere che porta queste istruzioni è arrestato, esse cadono nelle mani di Filippo: la situazione precipita.
30 aprile 1303. In Concistoro, Bonifacio conferma l’elezione di Alberto d’Austria a re dei Romani, superando le proprie remore precedenti per aver costui tradito il predecessore Alberto da Nassau, e afferma a chiare lettere che anche la Francia, de iure, è e deve essere soggetta all’impero. (18)
13-24 giugno 1303. Guillaume de Plaisians, uno dei più stretti collaboratori di Nogaret, formula ventotto articoli di accusa contro Bonifacio, si dice convinto di poterli provare e si impegna a sostenere le accuse dinanzi al Concilio generale o dovunque saranno discusse; a lui si associano tre conti. Prima il re e poi, in una nuova riunione ai giardini del Louvre, i prelati riuniti intorno a lui
acconsentono alla richiesta di un Concilio; (19) pervengono varie adesioni, tra cui il 21 quella dell’Università di Parigi. A Nogaret si inviano nuove istruzioni: deve recarsi presso Bonifacio per notificargli le accuse e la richiesta di convocazione di un Concilio, la quale – almeno in prima battuta – spetta a lui.
1 luglio 1303. Filippo il Bello incarica due cavalieri, Guillaume de Chatenay e Hugues de Celle, di ottenere l’assenso dei Cardinali alla convocazione del Concilio.(20)
15 agosto 1303. Al Papa è giunta per altra via notizia, e probabilmente anche copia, dell’atto compiuto ai giardini del Louvre. Risponde con la bolla Nuper ad audientiam, protestando indignato contro la taccia di eresia, non sostenuta né dai fatti né da pubblica fama: afferma a chiare lettere che si tratta di un pretesto con cui il re vuole stornare dal proprio capo la giusta condanna e dichiara, perentorio, che non consentirà mai ad un Concilio che creerebbe un precedente tanto pericoloso, offrendo ai monarchi il destro per sottrarsi all’obbedienza salutare.
Metà di agosto 1303. Filippo invia in Italia una missione “di scorta”, guidata dal benedettino Pierre de Paray, casomai quella di Nogaret non riuscisse ad arrivare dal Papa; de Paray e i suoi giungeranno a Roma il 6 ottobre, ma non risultano contatti con Bonifacio.
7 settembre 1303. È la data della bolla Super Petri solio, che pronuncia la scomunica – ma non ancora la deposizione – del re di Francia.(21) Dovrebbe essere pubblicata l’indomani, senonché la notizia giunge all’orecchio di Nogaret, che si affretta verso Anagni per impedirla. Il corso preciso degli eventi non è del tutto chiaro; (22) comunque, egli, alla testa di una banda di armati composta di
truppe di Sciarra Colonna e svariati piccoli nobili della regione, il mattino del 7 – di certo grazie all’appoggio di una fazione locale, dato che le porte della città sono lasciate aperte – entra nella città natale del Papa, che in quel momento vi soggiorna con i nipoti ed alcuni Cardinali; con l’appoggio almeno parziale della popolazione, assalta il palazzo dove si trova Bonifacio e lo cattura; gli
sottopone la propria richiesta di un Concilio, ricevendone un netto rifiuto, e gli comunica che ciò equivale a contumacia e che deve, dunque, reputarsi condannato.(23) L’episodio dello schiaffo si deve ad un fraintendimento quattrocentesco che ha avuto fin troppa fortuna, ma sembra piuttosto sicuro che Sciarra Colonna volesse mettere Bonifacio a morte e Nogaret lo abbia impedito; meno chiaro se abbiano cercato di costringerlo a rinunziare;(24) di certo, durante i disordini, fu saccheggiato il tesoro della Chiesa. Dopo tre giorni, gli anagnini (o forse più precisamente le fazioni contrapposte a quella che ha fatto lega con Nogaret) insorgono contro gli occupanti(25) e liberano il Papa, che rientra a Roma.
11 ottobre 1303. Dopo un periodo di inattività e prostrazione, Bonifacio VIII muore.(26)
22 ottobre 1303. Viene eletto Papa il Card. Nicola Boccassini, domenicano, già Maestro Generale che prende il nome di Benedetto XI, sembra in onore del predecessore. (27)
Fine ottobre 1303. Pierre de Paray legge in Concistoro l’atto di accusa di Plaisians, chiede formalmente la convocazione di un Concilio e, per tener conto del fatto che la situazione è cambiata rispetto al momento della sua partenza, di propria iniziativa include le tre lettere bonifaciane del 15 agosto tra le doglianze della Corte di Francia. (28) Anche Nogaret prova a farsi ricevere, ma viene rimandato in patria con la scusa che gli serve un nuovo mandato reale. (29)
6 novembre 1303. Benedetto XI, con la lettera Superni dispositione, revoca tutte le nomine di Bonifacio a benefici vacanti, dichiarando di aver notato che ne sono sorti gravia scandala e che molti prelati e Chiese se ne sono ritenuti danneggiati: si tratta di uno dei punti delle doglianze regie. (30). Si astiene, però, dal dare al re comunicazione ufficiale della propria elezone.(31)
23 dicembre 1303. Benedetto XI assolve dalla scomunica i Colonna e i loro partigiani, ma non li reintegra nel cardinalato e neppure nei beni.(32)
Gennaio 1304. Tolosa. Nogaret deve giustificarsi per l’attentato di Anagni in una procedura in contraddittorio scritto davanti al consiglio reale; la sua difesa non ci è, purtroppo, pervenuta. Fine febbraio 1304. Filippo il Bello invia a Benedetto un’ambasciata composta da Béraud de Mercoeur, Pierre de Belleperche, Plaisians e Nogaret, per congratularsi della sua elezione, ma
soprattutto con il potere di annullare le misure prese dal re e ritenute lesive dei diritti della Chiesa, nonché di ricevere (non di chiedere) la sua assoluzione dalla scomunica; tra la fine di marzo e la metà di maggio, Benedetto revoca a sua volta diverse misure prese da Bonifacio, assolve il re e anche tre degli ambasciatori, escluso però espressamente Nogaret.
8 aprile – 16 maggio 1304. Presumibilmente dopo aver ricevuto nuove istruzioni dall’ambasceria di cui sopra, de Chatenay e de Celle interpellano sedici Cardinali, sette dei quali aderiscono alla richiesta del Concilio, ma nove si rimettono alla decisione del Papa.
7 giugno 1304. La bolla Flagitiosum scelus (33) dichiara che Nogaret, Sciarra Colonna e tredici nobili del Lazio, notoriamente autori dell’attentato di Anagni, sono incorsi nella scomunica latae sententiae e li cita a comparire dinanzi al Papa, a Perugia, il 29 giugno, per udire la sua sentenza.
Alla data stabilita non si presenta nessuno; alcuni giorni dopo si dovrebbe tenere ua cerimonia solenne di pubblicazione ufficiale delle scomuniche, ma non ha luogo per l’improvvisa morte del Papa.
28 giugno 1304. Momento in cui Nogaret afferma di aver appreso, a Parigi, dell’esistenza di un processo a suo carico;(34) il 30 ripropone le proprie difese davanti al consiglio reale; il re ritiene di non avere il potere di pronunciarsi sull’eresia o l’illegittimità di Bonifacio. (35)
7 luglio 1304. Benedetto XI muore. (36)
18 luglio 1304 – 5 giugno 1305. Conclave a Perugia. Viene infine eletto un non Cardinale, l’arcivescovo di Bordeaux Bertrand de Got, che riceve la comunicazione ufficiale il 24 luglio 1305, accetta l’ufficio e prende il nome di Clemente V.(37)
8 novembre 1305 – metà gennaio 1306. Filippo il Bello e Clemente soggiornano a Lione, dove il Papa è incoronato il 14 novembre. Si sa che discutono del negotium Bonifatianum, ma nulla più.
15 dicembre 1305. Creazione di nove Cardinali francesi e restituzione del cappello cardinalizio a Giacomo e Pietro Colonna.
Agosto – novembre 1306. Grave malattia del Papa, attività di Curia sospesa.
19 aprile – metà maggio 1307. Filippo il Bello e Clemente insieme a Poitiers. Il re presenta richieste giudicate irricevibili, non meglio conosciute. Il Papa crea due commissioni cardinalizie, una per studiare la possibile canonizzazione di Celestino V, l’altra per il caso di Bonifacio, composta di sei Cardinali, forse gli stessi che raccoglieranno le prove nel 1310.
Fine maggio – inizio giugno 1307. Nogaret indirizza alla commissione il memoriale Ad
informandas conscientias, che contiene una lista di articoli d’accusa contro Bonifacio.(38) Chiede l’annullamento del processo celebrato a suo carico da Benedetto XI.
1 giugno 1307. Data del progetto di bolla Laetamur in te, elaborato dalla commissione di concerto con Nogaret e Plaisians: è un’ipotesi di compromesso in cui il re rimette al Papa la soluzione del negotium e questi annulla tutte le misure prese contro la Francia nel corso dello scontro; Nogaret viene assolto dalla scomunica, ma a condizioni molto pesanti. La proposta non è accettata dal re.
13 ottobre 1307. Filippo il Bello fa arrestare tutti i Templari di Francia. Di per sé, il caso dell’Ordine del Tempio non ha quasi nulla a che fare con quello di Bonifacio,(39) ma finiranno di fatto per intrecciarsi nelle complicate trattative degli anni a venire.
26 maggio – 20 luglio 1308. Nuovo incontro, a Poitiers, tra il re e il Papa.
13 luglio 1308. Plaisians chiede formalmente, in Concistoro, la canonizzazione di Celestino V, che Bonifacio sia condannato come eretico e le sue ossa siano bruciate, nonché l’assoluzione di Nogaret. Il Papa gli risponde che per il primo punto occorre l’inchiesta previa, di Nogaret parla in termini duri e rifiuta di assolverlo, ma quanto a Bonifacio afferma che, pur non credendo alle accuse, viste le denunce ricevute non si può opporre ad una trattazione della pratica secondo giustizia.
8 agosto 1308. Clemente firma la bolla Faciens misericordiam, che convoca a Vienne un Concilio Ecumenico e cita a comparirvi i Templari, fissandone l’apertura al 1 ottobre 1310.(40)
12 agosto 1308. In Concistoro, Clemente assicura che si occuperà personalmente della questione di Bonifacio, insieme con i Cardinali, una volta terminato il trasferimento della Curia ad Avignone, il primo giorno utile dopo il 2 febbraio 1309.(41) Lo stesso giorno promulga la Faciens misericordiam
dandone lettura in Concistoro e, con bolla Regnans in caelis, convoca il re al Concilio di Vienne.(42)
7 febbraio 1309. Il Card. Napoleone Orsini, principale collaboratore di Filippo il Bello nella ricerca dei testi di accusa, scrive di averne già individuato un gruppo al di sopra di ogni sospetto e di essere pronto ad inviarli a deporre presso il monarca.
8 marzo 1309. Clemente V arriva ad Avignone.
Estate 1309. Clemente si occupa soltanto del negotium Bonifatianum, rinviando ogni altro affare. 13 settembre 1309. La bolla Redemptor noster (43) dà ufficialmente il via al processo. Il Papa riafferma la propria convinzione sulla cattolicità del predecessore, ma cita a comparire tutti coloro che desiderassero deporre pro o contro Bonifacio per il giorno 16 marzo 1310.
18 ottobre 1309. Clemente fa citare a comparire Guillaume de Paisians e i tre conti che con lui si erano offerti di sostenere l’accusa, in quell’ormai lontano giugno 1303;(44) non fa, invece, parola di Nogaret.(45) Non vengono però definiti “accusatori” ma “opponenti” od “oppositori”, perché lo scopo della loro azione è far dichiarare che Bonifacio, ab origine o almeno da un certo momento in poi, non è stato Papa e, quando si fa valere un delitto contro il possesso fin lì pacifico che qualcuno ha
esercitato su un ufficio ecclesiastico, l’accusa prende il nome di “eccezione” e chi la propone è detto appunto opponens od oppositor.(46) Lo stesso giorno, peraltro, Clemente V scrive a Filippo il Bello e gli ricorda “l’altra via” di cui hanno discusso, cioè la possibilità di rimettere l’affare completamente nelle mani del Pontefice.
16 marzo 1310. Puntuale, si tiene il Concistoro di apertura del caso. Per l’accusa, compaiono Nogaret, Plaisians, altri due cavalieri il cui ruolo personale sembra scarso o nullo e un chierico al servizio del re, Alain de Lamballe; non vengono però mai definiti accusatori, ma sempre opponentes oppure oppositores, perché il loro diritto di accusare è contestato. Dei cinque che si offrono per il ruolo di defensores – e si vedono a loro volta immediatamente contestare di essere eretici o fautori
di un eretico, ovviamente Bonifacio – l’anima della difesa è Baldred Bizet.
20 marzo 1310. Nogaret e Plaisians presentano alla commissione una memoria con una nuova redazione degli articoli di accusa e la richiesta di sentire subito i testi anziani o malati, richiesta ripetuta in Concistoro il 27 per quelli presenti in Curia; vorrebbero, però, non rivelarne i nomi in anticipo e si scontrano con il rifiuto dei Cardinali. (47)
4 aprile 1310. Il Papa rinvia l’apertura del Concilio di Vienne al 1 ottobre 1311. (48)
5 aprile – 17 maggio 1310. Audizione informale di ventiquattro testimoni da parte del Papa o dei commissari, datata da Schmidt e Coste a questo periodo, ma al 1311 e in Roma dagli autori precedenti. Gli interrogati giurano, ma non sono ancora qualificati come testi e non si fa menzione di articoli di accusa su cui vengano escussi: è un “sondaggio preliminare” per capire cosa possano
aver da dire. D’altronde, il Papa, non avendo ancora deciso se gli opponentes abbiano diritto di accusare e i defensores di difendere, secondo l’ordine logico-giuridico delle questioni non può ammettere testi.
8 maggio 1310. Si scopre che alcuni fautori di Bonifacio hanno messo in circolazione false lettere apostoliche, attribuite a Clemente, volte ad impedire la prosecuzione della causa.
13 maggio 1310. Clemente V, affinché nelle more della procedura non si perda materiale istruttorio (e dunque senza pregiudizio delle questioni preliminari), ammette l’audizione dei testi anzi, malati o che dovranno assentarsi a lungo, presentati da qualsiasi cattolico; definisce l’eresia come oggetto principale del procedimento, escludendo dunque dalle deposizioni le accuse di altro genere; fissa al 3 agosto il termine per la presentazione di memorie scritte, da rimettersi ai Cardd. Frédol e Suizy, e al 10 novembre la ripresa del dibattimento.(49)
23 maggio 1310. Clemente V scrive al conte di Angiò, fratello del re, affinché lo esorti a rimettere l’intero negotium nelle mani del Papa e della Chiesa.(50)
Prima del 28 maggio. Nogaret e Plaisians chiedono l’ammissione formale dei testi, con lettere per garantirne la sicurezza, e presentano un nuovo elenco di articoli di accusa su cui escuterli.
28 maggio 1310. Clemente, in Concistoro, conferma che l’ammissione dei testi è limitata a quelli che rientrano nelle categorie previste il 13, ma adotta un provvedimento generale che minaccia la scomunica latae sententiae a chiunque, foss’anche Cardinale, impedisse la loro deposizione o altrimenti attentasse alla loro sicurezza.(51)
Prima del 28 giugno. Nuovo elenco di articoli di accusa, che stavolta include la richiesta di nominare delegati all’esame dei testi che non possono agevolmente recarsi ad Avignone. Nonnulli viri catholici, in una data imprecisata, giurano dinanzi al Card. Pierre de la Chapelle di essere sicuri che vi siano testi che versano in tale condizione nell’Italia centro-settentrionale.
28 giugno 1310. Lettera In negotio super,(52) che designa i soggetti deputati ad esaminare i testimoni in varie parti d’Italia, menzionando anche una lista approvata di articoli di accusa; le varie copie già pronte sono, tuttavia, rimaste in archivio e non risultano mai spedite, come se il Papa avesse cambiato idea all’ultimo momento.
3 luglio 1310. Lettera di Filippo il Bello a Clemente V, in cui si duole dei ritardi della procedura, della mancata nomina dei delegati, della morte di vari potenziali testi etc. (perduta).
Luglio 1310. Definizione degli articoli su cui devono essere interrogati i testimoni.(53)
3 agosto 1310. Depositate almeno sette memorie degli opponentes e una dei difensori. Delle prime, cinque vertono su punti di procedura, una sull’invalidità della rinuncia di Celestino V,(54) un’altra ricapitola tutto il merito del caso contro Bonifacio.(55) I difensori, dal canto loro, riprendono tutte le varie eccezioni di rito, preliminari e pregiudiziali già formulate, ma ne aggiungono una nuova, affermando che il re di Francia era mosso da zelus malus, perché già prima che le accuse di eresia fossero lanciate egli era divenuto “nemico manifesto” di Bonifacio e, come tale, non poteva essere ammesso nel ruolo di accusatore, né lo erano i suoi uomini.(56)
17 agosto – 7 settembre 1310. Audizioni in piena regola dei testimoni (quattordici, di cui dieci già
sentiti in primavera).
23 agosto 1310. Risposta di Clemente V alla lettera di Filippo del 3 luglio (e ad un’altra analoga, ricevuta dieci giorni prima), che rassicura: le audizioni sono in corso. Ha fatto bruciare pubblicamentein Concistoro le false lettere apostoliche a lui attribuite, i Cardinali di cui esse recavano i nomi, bonifaciani o meno, hanno smentito con giuramento o confessato di averle firmate;
ma non ritiene opportuno punire i colpevoli, anche non Cardinali, perché i processi improvvisi, soprattutto contro le magnae personae, hanno spesso esiti imprevedibili e pericolosi e i principi perdonano molte colpe (pare che fossero coinvolte ben otto porpore conferite da Bonifacio).
Ammette che c’è stato qualche episodio di intimidazione contro i testimoni, ma afferma che son problemi risolti.(57)
10 novembre 1310. Un’ambasceria di Filippo, ricevuta dal Papa per trattare diverse questioni, protesta perché i difensori di Bonifacio si sono permessi di ledere l’onore del re e comunicano che questi non vuole risolvere la questione di comune accordo. Gli ambasciatori si fermano fino alla vigilia di Natale e le discussioni proseguono.
13 novembre 1310. Nogaret e Plaisians, nel tentativo di superare le preliminari mosse contro di loro, emettono la professione di fede, sottoponendo alla correzione della Chiesa tutto ciò che possono aver detto o scritto che sembri contrario alla sana dottrina.
13, 17, 20 e 24 novembre 1310. Ammesso a parlare in difesa dell’onore del re e anche propria, Nogaret si dilunga per quattro sedute del Concistoro, infine chiede tre cose: accelerazione della procedura, audizione di tutti i testimoni e, naturalmente, la propria assoluzione ad cautelam da qualunque scomunica, benché non credesse di esservi incorso. Il Papa gli risponde che le lungaggini si debbono alle questioni preliminari coinvolgenti le parti, che si andrebbe più spediti se nessuno sostenesse l’accusa ed egli stesso procedere d’ufficio; ammettere altri testi significherebbe pregiudicare la soluzione di dette preliminari; quanto all’assoluzione, gli chiede di presentare una supplica per iscritto.
27 e 29 novembre 1310. Parlano i difensori, Baldred Bizet e Giacomo da Modena. Il Papa assegna un nuovo termine per memorie, prorogato due volte fino al 17 dicembre. Nelle stesse memorie gli opponentes potranno anche specificare e suffragare la loro richiesta di avere copia degli atti del processo sulla falsificazione delle lettere apostoliche.
17 dicembre 1310. Gli opponentes presentano un riepilogo scritto del discorso di Nogaret nelle quattro sedute novembrine, nonché la sua supplica per l’assoluzione, che è in realtà un altro memoriale di autodifesa; i difensori un testo introduttivo e due memorie, che corrispondono ai loro discorsi del 27 e del 28. In una di esse (Pro parte opponentium, ma l’incipit non deve trarre in
inganno) affrontano per l’unica volta un aspetto del merito, i bona opera Bonifacii.(58)
22 dicembre 1310. Clemente, accusando dolori di stomaco, rinvia la prossima seduta del Concistoro al 21 marzo 1311. Lo stesso giorno, gli ambasciatori di Filippo sono convocati dai Cardd. Frédol, Suizy e Fréauville, che domandano loro in che modo si potrebbe addivenire ad un tractatus, ossia a quella soluzione di comune accordo, così che il re lasci tutta la questione nelle
mani del Papa, che Clemente persegue fin dall’inizio. Essi si richiamano ai lavori pregressi della commissione, al che Frédol propone di ripartire dalla bozza del 1307 e gli ambasciatori rispondono che per prima cosa bisogna vendicare l’onore del re e il suo bonus zelus.
23 dicembre 1310. Clemente V riceve gli ambasciatori e, affrontando di propria iniziativa la questione del tractatus, li rimette ai Cardinali di cui sopra, cui aggiunge Arnauld Novel, il vicecancelliere, la cui creazione cardinalizia risale a quattro giorni prima. Lo stesso giorno ci si briunisce e si comincia a discutere; gli ambasciatori insistono perché innanzitutto i difensori di Bonifacio ritirino le proprie calunnie nei confronti del Re Cristianissimo.
24 dicembre 1310. Rapporto degli ambasciatori al re su tutta la loro missione.
14 febbraio 1311. Lettera del re che rimette la questione di Bonifacio nelle mani del Papa, affinché sia decisa in futuro Concilio o altrove (viene spedita due mesi dopo).(59)
13 – 24 aprile 1311. Inchiesta sul “buono zelo” del re di Francia nel farsi promotore delle accuse contro Bonifacio, condotta personalmente dal Pontefice. Interrogata una dozzina di persone, tra cui otto Cardinali e il confessore di Filippo il Bello.
27 aprile 1311. Il Papa, con la bolla Rex gloriae,(60) riprende le proprie dichiarazioni fomali nel Concistoro della stessa data: egli prende atto che tutte le parti desistono dal proseguire la causa (la rinuncia di Nogaret e Plaisians è arrivata il giorno stesso, Filippo il Bello l’ha dovuta sollecitare, mamnon ci è pervenuta), approva il “buono zelo” del re e assolve Nogaret, non senza imporgli penitenzensevere. Dichiara la propria intenzione di proseguire il processo, revoca le sentenze e costituzioni non incluse nel Liber Sextus che possono essere considerate pregiudizievoli per il regno di Francia, nonché le pene relative ad azioni o parole riguardati Bonifacio dal 1 novembre 1300 in poi, tranne l’attentato di Anagni (da regolarsi a parte) e ordina che i predetti documenti siano, entro quattro mesi, espunti dai registri. Infine, una serie di lettere complementari in pari data mantiene ferme le pene contro i detentori del tesoro della Chiesa saccheggiato ad Anagni, conferma i privilegi della cittadina, assolve Nogaret e gli attentatori, esclude dal processo contro Bonifacio qualunque francese si permetta di parlare di zelus malus del re, ma riserva espressamente al Papa il potere di escludere qualunque francese si presenti per offrire elementi a carico dell’imputato. Con questo
caveat, tuttavia, non è assolutamente pregiudicato il diritto di ciascun fedele di fornire al Papa elementi pro o contro Bonifacio (non si parla più di accusare o difendere: il processo è divenuto inquisitorio).
26 maggio 1311. Clemente, in Concistoro, deputa a ricevere le future comunicazioni relative alla causa di Bonifacio i Cardd. Frédol, de Canteloup, de Fréauvile e Novel.(61) In pari data, promulga un editto di citazione che rende nota l’esistenza di questa commissione cardinalizia a tutti i fedeli interessati a fornire elementi pro o contro la memoria di Bonifacio.(62)
4 giugno 1311. Il re approva formalmente gli atti del Papa.
1 ottobre 1311. Si apre il Concilio di Vienne. Non è chiaro se o in che termini esso si sia occupato del negotium Bonifatianum, ma proprio a Vienne e durante il suo svolgimento si è data esecuzione alla Rex gloriae, nella parte relativa alle bolle da cancellarsi.
6 maggio 1312. Alla sessione conclusiva del Concilio di Vienne, Clemente V dà pubblica lettura di un editto di citazione che, ricapitolata la storia del processo a Bonifacio VIII, dichiara che tutti coloro che volessero fornire elementi a carico o a discarico del medesimo possono farlo rivolgendosi alla commissione cardinalizia incaricata dell’affare.(63)
Fin qui, dunque, la cronologia.
Dobbiamo ora vedere, almeno a grandi linee, cosa fosse cambiato nel diritto canonico, rispetto al precedente processo di cui ci siamo occupati, perché diversamente non saremmo in grado di intendere le particolarità della procedura qui impiegata, né buona parte dei riferimenti giuridici.
Note
1 Cfr. P. DUPUY, Histoire du différend d’entre le pape Boniface VIII et Philippes le Bel roy de France, Parigi 1655.
2 Cfr. J. COSTE, Introduction générale, in ID., Boniface VIII en procès. Articles d’accusation et dépositions des
témoins (1303-1311), Roma 1995, pagg. xi-xxxvi, qui xvi-xvii.
3 Cfr. A. PARAVICINI BAGLIANI, Bonifacio VIII, Torino 2003, recentemente riedito come Spoleto 2023 (con prefazione di aggiornamento che rimanda a nuovi studi dell’A.) ; sull’eresia v. spec. il cap. 21.
4 Cfr. J. COSTE, Introduction générale, cit., pag. xviii. Va osservato fin d’ora, inoltre, che il processo si è bloccato in un momento in cui l’istruttoria era largamente incompleta e non erano ancora stati sentiti i familiares di Bonifacio, ossia proprio quei soggetti che, per parentela o affinità oppure per aver servito in Curia, lo avevano frequentato spesso e avrebbero dunque potuto dire di più sul suo conto.
5 Purtroppo, non ho avuto modo di consultare il principale studio sul processo dal punto di vista giuridico, T. SCHMIDT, Der Bonifaz-Prozess. Verfahren der Papstanklage in der Zeit Bonifaz VIII und Clemens V, Colonia-Vienna 1989
6 Un utile riepilogo in E. DUPRÉ THESEIDER, s.v. Bonifacio VIII, papa, in Enciclopedia dei Papi, Roma 2000; cfr. altresì J. THÉRY-ASTRUC, Allo scoppio del conflitto tra Filippo il Bello di Francia e Bonifacio VIII: l’affare Saisset (1301). Primi spunti per una rilettura, in G. MINNUCCI (cur.), I poteri universali e la fondazione dello Studium Urbis. Bonifacio VIII dalla “Unam sanctam” allo “schiaffo” di Anagni. Atti del convegno di studi per i 700 anni dalla fondazione dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” (Roma / Anagni, 9-10 maggio 2003), Roma 2008, pagg. 21-68; sulla riflessione scientifica coeva, G. BRIGUGLIA, La questione del potere. Teologi e teoria politica nella disputa tra Bonifacio VIII e Filippo il Bello, Milano 2010.
7 La ricostruzione cronologica non è esente da dubbi, soprattutto per quanto riguarda alcuni momenti dell’iter processuale; in proposito, mi limito qui a recepire le conclusioni del Coste, cui rimando il lettore curioso per un approfondimento dei dettagli, dato che le divergenze nella cronologia hanno scarsa importanza ai fini che ne occupano.
8 Entrambe in G. DIGARD – M. FAUCON – A. THOMAS – R. FAWTIER (curr.), Les régistres de Boniface VIII, vol. III, s.l. s.a., rispettivamente n. 4424, coll. 328-35, e n. 4426, coll. 335-7. Cfr. spec. col. 336: “…ut super premissis et ea contingentibus vestra possimus habere consilia, qui apud eumdem regem suspicione caretis, et sibi et regno accepti estis et grati, et diligitis ipsum regem; necnon tractare, dirigere, statuere, procedere, facere et ordinare que ad honorem Dei et Apostolice Sedis, augmentum catholice fidei, conservationem ecclesiastice libertatis, ac reformationem regis et regni, correctionem preteritorum excessuum, et bonum regimen regni ejusdem viderimus expedire.”.
9 In P. DUPUY, Histoire.., cit., pag. 44, insieme con la pretesa risposta del re, a sua volta fittizia, come si comprende già dall’incipit, Sciat tua maxima fatuitas. Non si è ancora alla taccia di eresia, ma la base per lanciarla è già lì.
10 Per le varie lettere e risposte, cfr. Ibid., pagg. 60-72. Si noti che la nobiltà si rivolge non al Papa, ma ai Cardinali, pregandoli di intervenire per porre rimedio alle pretese di sovranità in temporalibus sulla Francia.
11 Cfr. Ibid., pagg. 73-9 (importante, anche per l’interpretazione della successiva Unam Sanctam, il fatto che Bonifacio prenda le mosse dal celebre versetto “Non separi l’uomo ciò che Dio ha unito”, intendendo la Chiesa e il regno di Francia; in pari tempo, “Dicimus, quod in nullo volumus usurpare iurisdictionem Regis, & sic frater noster Portuensis dixit. Non potest negare Rex seu quicumque alter fidelis, quin sit nobis subiectus ratione peccati.”. Ibid., pag. 77). J. COSTE, Les articles de 1302. Introduction, in ID., Boniface VIII en procés, cit., pagg. 72-103, qui pag. 76, nt. 2, rileva che qui garcio è l’impiegato subalterno che si può licenziare in tronco a piacimento.
12 L’elenco dei partecipanti è in P. DUPUY, Histoire.., cit., pag. 86.
13 Si danno almeno tre letture, non necessariamente incompatibili tra loro: 1) costituisce una rivendicazione diretta di sovranità del Papa nelle cose temporali; 2) riafferma il principio per cui l’esercizio del potere temporale deve essere giudicato dall’autorità spirituale, in quanto si dia in concreto una ratio peccati, il che non esclude che il Papa possa essere sovrano di un regno anche in senso temporale quand’esso sia vassallo della S. Sede; 3) perlomeno dal punto di vista dottrinale e tenuto conto dell’assenza di riferimenti espressi al contenzioso che ne fu occasione, riguarda i temi dell’unità della Chiesa sotto un solo Capo visibile, della necessità di appartenere alla Chiesa per salvarsi e quindi, come per sillogismo, della necessaria sottomissione a quel Capo. Quest’ultimo sembra il senso privilegiato dai non molti richiami nel Magistero recente, cfr. PIO XII, Lettera Enciclica “Mystici corporis” sulla Chiesa di Cristo, 29 giugno 1943, e (per accidens) CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Dichiarazione “Dominus Iesus” circa l’unicità e l’universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa, 6 agosto 2000, n. 16, testo e nt. 51. Tra gli innumerevoli autori che hanno scritto sul tema, cfr. ad es. TURRECREMATA, Summa de Ecclesia, Pars II, Lib. IV, Cap. XXXVII (Venezia 1561, f. 409 r.), secondo cui tre sono gli errori condannati dalla “Unam Sanctam”: non esiste un solo Capo per l’intera Chiesa; la spada temporale non spetta alla Chiesa in alcun modo e non è sottoposta alla spada spirituale; non tutti i fedeli sono soggetti al Romano Pontefice (“Primus error est dicentium quod totius universalis ecclesiae non sit unum caput assîgnandum. Contra quem errorem diffinit quod cum ecclefia una sit, corporis ecclesiae non sunt capita, sed unum est scilicet Christus eiusque Vicarius Romanus pontifex. Secundus error est dicentium gladium temporalem nullo modo pertinere ad ecclesiam nec subesse gladio spirituali. Contra quem diffinit in potestate ecclesiae duos esse gladios scilicet spiritualem, & temporalem gladiumque temporalem subesse gladio spirituali, & potestatem temporalem spirituali. Tertius est error dicentium non omnes fideles subiectos esse Romano pontifici. Contra quem diffinit subesse Romano pontifici omnem humanam creaturam esse de necessitate salutis.”).
14 Cfr. i documenti in P. DUPUY, Histoire…, cit., pagg. 90-5. Si può notare che il re non risponde affatto all’ottavo articolo, De gladio spirituali Praelatis reddendo.
15 La bibliografia sul personaggio è amplissima; meritano però, a mio avviso, distinta e particolare segnalazione i contributi di Julien Théry-Astruc sul suo pensiero teologico, che segnalano sia un forte cristocentrismo, sia la tendenza ad appropriare al re di Francia gli attributi propri del Papato, a farne insomma “un” Vicario di Cristo, e certamente “il” Vicario all’interno del proprio reame. Cfr. J. THÉRY-ASTRUC, «Les Écritures ne peuvent mentir».
Note liminaire pour l’étude des références aux autorités religieuses dans les textes de Guillaume de Nogaret, in B. MOREAU – J. THÉRY-ASTRUC (curr.), La royauté capétienne et le Midi au temps de Guillaume de Nogaret. Actes du colloque de Montpellier et Nîmes (29 et 30 novembre 2013), Nîmes 2015, pagg. 243-8; J. THÉRY-ASTRUC, The Pioneer of Royal Theocracy: Guillaume de Nogaret and the Conflicts between Philip the Fair and the Papacy, in W.C. JORDAN – J.R. PHILLIPS (curr.), The Capetian Century, 1214-1314, Turnhout 2017, pagg. 219-59; J. THÉRY-ASTRUC, Negocium Christi. Guillaume de Nogaret et le christocentrisme capétien, de l’affaire Boniface VIII à l’affaire du Temple, in L. ANDREANI – A. PARAVICINI BAGLIANI (curr.), Cristo e il potere dal Medioevo all’Età moderna. Teologia, antropologia, politica, Firenze 2017, pagg. 183-210.
16 Il testo non è purtroppo edito né da Dupuy né da Coste, che si limita a questo minimo di informazione.
17 Testi in G. DIGARD – M. FAUCON – A. THOMAS – R. FAWTIER (curr.), op.vol.cit., nn. 5341-3, coll. 839-44.
18 L’allocuzione bonifaciana è in MGH Const. 4.1, pagg. 139-41, qui spec. 139: “Nec insurgat hic superbia gallicana, que dicit, quod non recognoscit superiorem. Men tiuntur, quia de iure sunt et esse debent sub rege romano et imperatore. Et nescimus, unde hoc habuerint vel adinvenerint, quia constat, quod Christiani subditi fuerunt mo narchis Ecclesie romane et esse debent; nec habent hoc a lege veteri vel nova, nec aliquo propheta, vel evangelio, vel apostolo.” (per la verità, almeno uno degli argomenti del re di Francia per la propria indipendenza in temporalibus era la prescrizione acquisitiva quasi centenaria). Il Papa non passa sotto silenzio i difetti occorsi nell’elezione di Alberto d’Austria e ricorda che in precedenza questi non si è mostrato devoto alla Sede Apostolica, ma dichiara di voler supplire a tutto ciò de plenitudine potestatis. Si tratta di un’importante mossa politica che suscita un nemico potente alla frontiera orientale di Filippo il Bello, dove già sono in rivolta le Fiandre: “In questo contesto, lapertura di un secondo fronte sul confine con la Germania avrebbe avuto delle conseguenze inimmaginabili per il re di Francia, sia dal punto di vista militare che da quello economico. “In questo contesto, lapertura di un secondo fronte sul confine con la Germania avrebbe avuto delle conseguenze inimmaginabili per il re di Francia, sia dal punto di vista militare che da quello economico.”. B. PIO, Bonifacio VIII e la corte tedesca, in ISTITUTO STORICO ITALIANO PER IL MEDIOEVO (CUR.), Bonifacio VIII ideologia e azione politica. Convegno per le celebrazioni del VII centenario della morte di Bonifacio VIII (Città del Vaticano – Roma, 26-28 aprile 2004), Roma 2006, pagg. 199-219, qui 213.
19 Va notato, tuttavia, che mentre Plaisians rifiuta a Bonifacio l’appellativo di Papa e lo designa praesidens Sedis Apostolicae, i prelati gli accordano i suoi titoli e indicano quale scopo del Concilio da convocarsi “ut ipsius domini Bonifacii innocentia clareat, sicut teste conscientia exoptamus, aut de impositis sibi per concilium discutiatur, statuatur et fiat quod decernunt legitimas sanctiones”, mentre negano di volersi fare parte in causa, vuoi come accusatori vuoi come difensori. Documento “B” in J. COSTE, Boniface VIII en procés, cit., pagg. 140-73, qui 170.
20 La lettera ai Cardinali, con l’incarico agli ambasciatori, in P. DUPUY, Histoire…, cit., pag. 126. Il passaggio cruciale è: “Quapropter venerabilem coetum vestrum attente requirimus, & rogamus, quatenus ad convocationem, & congregationem praedicti Concilij generalis loco, & tempore congruis celebrandi pro honore Dei, & augmento Catholicae fidei, ac bono statu universalis Ecclesiae, & totius populi Christiani, diligenter & unanimiter, prout ad vos pertinet, intendatis”. Si pensa, dunque, ad un’azione collegiale.
21 Ibid ., pagg. 182-6. L’ originale è conservato in Vaticano e quindi non è caduto nelle mani degli uomini di Nogaret nei giorni di Anagni; non è però chiaro se poi la bolla sia stata effettivamente pubblicata.
22 La carenza di uno studio sistematico delle fonti in materia può dirsi finalmente colmata grazie a M. CIOCCHETTI , Racconti di un evento: l’“aggressione” a Bonifacio VIII. Anagni, 7-9 settembre 1303. Raccolta e critica dei testi contemporanei , Roma 2020, che però, giustamente, procede con molta cautela nella ricostruzione dei fatti: p.es. Non esclude, diversamente da Coste, che qualcosa di simile all’attentato di Anagni facesse già parte della missione originaria di Nogaret, quella affidatagli in marzo.
23 Cfr. quanto riportato Ibid ., pag. 248: “…cum dictus Guillielmus ad domum dicti Bonifacij venisset, Bonifacium ipsum adivit, pluribus bonis praesentibus personis, ac palam exposuit sibi caussam [ sui adventus, & modum, exponens ips i Bonifacio processus praedictos, contra eum habitos, super dictis criminibus, & defectibus ipsius Bonifacij, ipsius etiam Bonifacij subterfugium, & contumaciam & purgationis defectum ex quibus habebatur. pro convicto, & confesso & in casu haeresis, pro da mnato. Verum quia hoc decebat Ecclesiae iudicio declarari antequam fieret mortis executio contra eum, dictus Guillielmus sibi exposuit quod volebat ei vitam servare, ne a sanguinem eius sitientibus, propter ejus demerita, occideretur sîne iudicio, & ipfum generalis Concilij iudicio repraesentare; quod nolens subire volebat, cum iudicium in eum invitum, maxime in casu haeresis, redderetur Volebat etiam facere & dare opem & operam efficaces dictus Guillielmus, ne ipfc BonifaciuspolTetrnala, & scandala Ecclesi ae Dci, in membris suis, maxime dicto domino Regi, & regno Franciae in ferre quae praeparauerat & decreverat facienda. Et quod ad hunc finem custodiam ipsi Bonifacio dictus Guillielmus adhibebat…
24 Vi è una testimonianza (oculare) in tal senso di Willi am di Hundleby, che però attribuisce l’iniziativa al solo Sciarra Colonna e nell’ambito delle trattative intraprese durante una tregua degli scontri armati, per raggiungere una qualche soluzione pacifica. Cfr. M. CIOCCHETTI op.cit ., pagg. 80-1.
25 Cfr. Ibi d ., pag. 133: sono ragionevolmente accettabili le motivazioni fornite da Hundleby circa il ‘ravvedimento’che avrebbe scosso le coscienze di una parte degli Anagnini. Le conseguenze giuridiche e politiche della morte di un papa all’interno delle mura della città sarebbero state deva stanti. L’interdetto papale e la scomunica sarebbero presto o tardi arrivati; ciò avrebbe spinto i centri vicini ad attaccare non solo per ragioni religiose, ma anche per gli interessi sul contado. Anagni e i suoi abitanti rischiavano di ripercorrere in maniera sinistra la sorte di Palestrina avvenuta un lustro prima. […] Forse l’errore più grave di Nogaret fu quello di non aver portato via il papa il giorno stesso dell’arrivo ad Anagni. Anagni.”. Ma i suoi alleati gliel’avrebbero lasciato fare?
26 Sulla data esatta, cfr. J. COSTE , Les articles de 1302. Introduction , cit., pag. 82, nt. 3. M. CIOCCHETTI , op.cit ., pagg. 115-25, ascrive senza dubbi la morte a cause naturali e spiega l’inattività precedente con la gravissima situazione di ordine pubblico venutasi a creare a Roma e in tutto il dominio temporale del Papa (non senza menzionare, comunque, il “ profondo stato di prostrazione in cui cadde il papa dopo l’affronto ”, dato confermato da tutte le fonti ”: ivi, pag. 134). Articoli e test i di accusa non hanno mancato di concentrarsi su questo momento supremo, affermando che Bonifacio avrebbe rifiutato i Sacramenti o addirittura fatto aperta professione di incredulità; implicito ma evidente l’intento apologetico di J. STEFANESCHI , De canonizatione Coelestini V , vv. 176-81: “ Pauco nam tempore fluxo / Decursoque die, lecto prostratus anhelus / Procubuit, fassusque fidem veramque professus / Romane ecclesie , Christo tunc redditur almus / et sevi nescit iam iudicis iram, / Sed mitem placidamque patris, ceu credere fas est. est.”.
27 Cfr., anche per una valutazione del suo atteggiamento nei rapporti con la Francia, I. WALTER , s.v. Benedetto XI, papa , in Dizionario Biografico degli Italiani , vol. VIII, Roma 1966. In particolare, per quanto riguarda l’elezione: Il conclave, riunito il 21 ottobre, dieci giorni dopo la morte di Bonifacio VIII, già il 22 elesse in prima votazione e all’unanimità Niccolò, che assunse il nome di B. XI, a quanto pare in omaggio alla memoria di Benedetto Caetani. Cinque giorni dopo fu incoronato in S. Pietro alla presenza del re Carlo II d’Angiò. Una così rapida unanimità sul nome di un cardinale dal rilievo tanto modesto non può non meravigliare, tanto più se si considera quanto profondamente diviso fosse il collegio cardinalizio. Si deve tener conto tuttavia della circostanza che i cardinali Colonna, principali esponenti della fazione filofrancese, nonostante le loro veementi proteste, non furono ammessi in conclave e che Carlo II, accorso a Roma con le sue truppe in difesa di Bonifacio VIII, esercitò una notevole influenza sulla elezione del nuov o papa avendo seri motivi di riconoscenza verso B. XI per lo zelo filoangioino mostrato nel corso della missione in Ungheria. All’interno del conclave, poi, i cardinali della fazione del defunto papa, capeggiata dall’energico Matteo Rosso Orsini, dovettero vedere in B. XI il candidato di sicura fede bonifaciana meno compromesso con la politica antifrancese del Caetani e quindi nelle migliori condizioni per superare le resistenze della fazione opposta. La quale, neutralizzata nelle sue possibilità di iniziativa dall’inevitabile contraccolpo del grave episodio di Anagni, dovette accettare la candidatura di B. XI come una soluzione interlocutoria, in attesa di una situazione più propizia all’elezione di un papa di stretta osservanza francese. Come elemento decisivo dovette pesare nella considerazione di entrambe le fazioni la posizione personale di B. XI, cardinale di nomina recente e dal passato curiale poco prestigioso, che garantiva una sicura subordinazione all’influenza del Sacro Collegio. La sua elezione, prima diretta conseguenza della gravissima crisi della Chiesa aperta dall’episodio di Anagni, assume così tutto il significato di una tregua tra le opposte fazioni cardinalizie sgomentate dal tragico epilogo del conflitto con la Francia.
28 È l’atto edito da Coste come documento “E”. Cfr. J. COSTE , Boniface VIII en procès , cit., pagg. 224 39.
29 Cfr. quanto scritto da lui stesso in P. DUPUY , Histoire …, cit., pagg. 174-6, e le considerazioni di J. COSTE , Octobre 1303 octobre 1307. Introduction , in I D .., Boniface VIII en procès , cit., pagg. 201-24, qui 202 e 208. Difficile non pensare ad una scusa, visto che il mandato del de Paray era identico (I. WALTER , op.cit. cit., sostiene che la circostanza che il Peredo era accreditato per trattare solo con il defunto papa offrì a B. XI il pretesto per ignorarlo ”, ma un ambasciatore ammesso a parlare in Concistoro non si può dire ignorato). Vero è che egli ha adattato di propria iniziativa il testo letto alla mutata situazione, ma Nogaret avrebbe potuto benissimo fare altrettanto; il problema sostanziale è che, per la Santa Sede, da questo momento in poi egli è il responsabile dell’attentato di Anagni, cioè di un crimine gravissimo e notorio in tutta la Cristianità.
30 C H G RANDJEAN (cur.), Le régistre de Benoît XI , Parigi 1905, n. 1103, coll. 661-2.
31 Certo B. XI non aveva dubbi nella valutazione della politica antipapale del re, che egli considerava scomunicato, evidentemente sulla base delle stesse motivazioni dei defunto papa. papa.”. I. WALTER , op.cit.
32 Può essere il caso di notare che l’opinione comune, secondo cui i Colonna si sarebbero rifugiati presso Filippo il Bello subito dopo la loro sconfitta nella guerra contro Bonifacio, è ampiamente confutata dal Coste, secondo cui si sarebbero dati alla macchia per anni, rientrando in scena solo alla morte di Bonifacio stesso; non c’è dubbio, però, che da quel momento in poi abbiano collaborato strettamente con il re.
33 C H GRANDJEAN (cur.), op.cit. cit., n. 1276, coll. 798-800. “ Flagitiosum scelus et sceleste flagitium, quod quidam nsceleratissimi viri summum audentes nefas in personam bone memorie Bonifatii pape VIII, predecessoris nostri, non sine gravi perfidia commiserunt, puniendum prosequi ex justis causis huc usque distulimus, sed ulterius sustinere non possumus quin exurgamus, immo Deus in nobis exurgat ut dissipentur inimici ejus, et ab ipsius facie fugiant qui oderunt eum; dissipentur, dicimus, nisi vere peniteant sicut ad predicationem Jone Ninive conversa est, alias ut Jericho subvertantur. […] Hec palam, hec publice, hec n otorie et in nostris etiam oculis palrata fuerunt! In hiis lese majestatis, perduellionis, sacrilegii, legis Julie de vi publica, Cornelie de sicariis, privati carceris, rapine, furti et tot alia quot ex hujusmodi facto facinora secuta sunt crimina et fellonie etiam delictum commissa notamus. […] O piaculare flagitium, o inauditum facinus, o Anagnia misera, que talia in te fieri passa es! Ros et pluvia super te non cadant; in alios descendant montes; te autem transeant, quia te vidente et prohibere valente fortis cecidit ct accinctus robore superatus est! […] Verum quia scriptum est: «Feci judicium et justitiam, et honor regis judicium diligit,» nos in predictis sic judicium quod ad honorem nostrum pertinet facere cupimus, quod a justitia minime divertam us. Ideoque forma juris que, sicut hec sunt, servatur in notoriis observata, prefatos superius nominatim expressos ceterosque participes, qui hec in sepedictum Bonifatium in personis propriis exercuerunt Anagnie, omnesque qui in hiis dederunt auxilium, con silium vel favorem denuntiamus de fratrum nostrorum consilio, presente hac multitudine copiosa, promulgatam a canone excommunicationis sententiam incurrisse, ipsosque citamus peremptorie quatinus infra festum sanctorum Apostolorum Petri et Pauli proxime ve nturum personaliter compareant coram nobis, justam dante Domino nostram super premissis, que ut predicitur notoria sunt, audituri sententiam nostrisque mandatis et jussionibus humiliter parituri: alioquin eorum non obstante absentia contra eos via incedent es regia procedemus.
34 Cfr. P. DUPUY , Histoire …, cit., pagg. 253.
35 Durante il periodo di Sede vacante, precisamente il 7 e il 12 settembre 1304, Nogaret fa redigere copie autentiche di diversi atti, tra cui tre promemoria, in vista di un appello alla S. Sede con cui giustificare la propria condotta. Cfr. J. COSTE , Octobre 1303 octobre 1307. Introduction , cit., pagg. 212-3.
36 L’improvvisa morte dette corso alle solite dicerie che l’attribuirono al veleno dei cardinali o addirittura del Nogaret. B. XI invece morì, a quel che pare, di dissenteria. Fu sepolto a Perugia nella chiesa di S. Domenico, dove il fedele cardinale Niccolò da Prato gli fece erigere un monumento sepolcrale. La santità della sua vita e l’insorgere di guarigioni miracolose subi to dopo la sua morte gli valsero nel 1738 la beatificazione.” I. WALTER , op.cit.
37 Cfr. A. PARAVICINI BAGLIANI , s.v. Clemente V, papa , in Dizionario Biografico d egli Italiani , vol. XXVI, Roma 1982.
In particolare sull’elezione: “ Wenck pensava che fossero stati Filippo e i suoi alleati a dirigere la scelta su di lui, ma la fonte aragonese scoperta dal Fink (I, p. 190) dice esplicitamente che Bertrand fu presentato da Matteo Rosso.
Come si ricorderà, le sue relazioni con i bonifaciani risalivano al concilio di Roma del 1302. Benché francese, egli, quale creatura di Bonifacio, poteva offrire al partito di maggioranza le garanzie necessarie per essere il continuatore e il vendicatore di Bonifacio VIII. Assai sorprendentemente, Napoleone, pur sapendo che Bertrand intratteneva ottime relazioni con i bonifaciani, non lasciò cadere il nome, ma mandò informatori ‘ad inquirendum latenter de voluntate et intencione istius pape , scilicet, utrum faveret partem regis Francie, et ad quam partem cardinalium declinabat’ ( Acta Aragonensia, I, p. 190). Il passato e la personalità di Bertrand presentavano indubbiamente tratti e caratteristiche tali da interessare anche il capo del parti to antibonifaciano. Napoleone avvertì che Bertrand poteva garantire una certa equidistanza tra le parti in conflitto.
38 Edito come documento “J”, per la parte relativa agli articoli, con note introduttive, in J. C OSTE , Boniface VIII en procès , cit., pagg. 357-61.
39 Se si eccettua la disinvolta riformulazione di una delle accuse, che prima verteva sull’aver egli trascurato di sostenere codesti valorosi difensori della Terrasanta, poi di colpo si tramuta nell’aver egli sempre saputo della loro eresia occulta e di averli protetti e favoriti appunto come eretici.
40 In Regestum Clementis Papae V , vol. II , Roma 1885, n. 3626, pagg. 386-91.
41 Fra il 1308 e il 1309 si colloca la redazione di due diversi elenchi di articoli di accusa, “L” e “M”, attribuiti rispettivamente a Nogaret e a Pietro Colonna: cfr. J. COSTE , Boniface VIII en procès , cit., pagg. 375 99.
42 In Regestum Clementis Papae V , vol. II , cit., n. 3584 (da non confondersi con quella dello stesso incipit al n. 3402, sullo stesso argomento ma posteriore), pagg. 363-5.
43 In P. D UPUY , Histoire …, cit., pagg. 368-70. Tuttavia, il testo è difettoso in un punto cruciale; gli ho quindi preferito quello edito in J. B. M. C. KERVYN DE LETTENHOVE (cur.), Codex Dunensis sive diplomatum et chartarum Medii Aevi amplissima collectio , Bruxelles 1875, pagg. 381-4.
44 Dei tre conti, uno è morto nel frattempo, gli altri due non si presenteranno mai.
45 In Regestum Clementis Papae V , vol. IV , Roma 1886, n. 5068, pagg. 455-6.
46 Cfr. ENRICO DA SUSA , Summa Aurea , ad 5.1 De accusatoribus , § De exceptionibus , nn. 1 2 (ed. Venezia 1570, f. 38 1v): “ Hic breviter videndum quare opponatur crimen et quando. Si enim opponitur ut quis ab accusatione removeatur in modum exceptionis potest opponi, de maiori crimine, vel minori, quia criminosus criminosum non potest accusare […] nec est necesse quod tun c inscribatur, quia non agitur ut poena aliqua ordinaria infligatur. […]
Potest igitur obiici crimen, ut quis ab accusatione, vel a testificatione amoveatur; sed non potest obiici ad hoc ut repellatur ab exceptione, quia cuilibet haeretico & cuilibet excom municato reservatur legitima defensio: ergo quantumcumque criminosus sit, potest defendere se […] Si autem obiicitur crimen ad hoc, ut quis repellatur a beneficio & ante confirmationem, non est necessaria inscriptio, quia adhuc nullum ius acquisitum est, quoad exercitium administrationis, et impedit solum promovendum, […] sed non deiicit iam promotum, quia ad hoc non agitur […] & sine accusatore nemo privandus est possessione sua […] Si vero obiicitur crimen in modum exceptionis ut pars a beneficio repe llatur post confirmationem, puta tempore consecrationis, vel ordinationis, necessaria est inscriptio, & nota quod unus solus potest in hoc opponere se, sed calumnia eius punienda erit […] quia crimen hoc modo probatum, privat illum cui obiicitur, & iure qu od post confirmationem acquisierat.
47 Cfr. P. DUPUY , Histoire …, cit., pagg. 381-91.
48 In Regestum Clementis Papae V , vol. IV , cit., n. 6293, pag. 397
49 P. DUPUY , Histoire …, cit., pagg. 409-11. Merita rilievo, oltre all’osservazione preliminare che, facendo parlare Nogaret e gli altri, egli non intende assolvere nessuno dalla scomunica, anche il seguente messaggio implicito per il re: “ Dixit etiam subsequenter quod semper fuit, & est voluntarius & promptus in negotio codem procedere secundum qualitatem eiusdem, quantum de iure & cum Deo procedere potuit & poterit, & accelerare ipsum & nisi propter proposita & allegata hinc inde super admissione & repulfione praedictis, & aliis pluribus negotium irritantibus & différentibus supradictum allegatis per ipsos opponentes & defendentes, ad maiorem & celeriorcm expeditionem negotij iam per ipsum fuisset processum: nam etiam si nullus cau sam prosequeretur eandem, ipse nihilominus ut reperiretur tanti criminis, de quo hic agitur, plena veritas, impenderet sui officij debitum Pastorale. “
50 Ibid ., pagg. 290-2, datata erroneamente al 1309.
51 In Regestum Clementis Papae V , vol. IV , cit, n. 6318, pagg. 427-8. “ In negotio super crimine hereseos contra quondam Bonifatium papam VIII predecessorem nostrum opposito, quod vert itur coram nobis, nonnulla tam ex parte opponentium quam etiam defendentium proposita sunt verbotenus, et in scriptis. Et licet super hiis nec opponentes nec defendentes eosdem adhuc duxerimus admittendos, quia tamen boni iudicis est ut salva sit rerum pro batio et ne depereat procurationum copia procurare, testes senes et valitudinarios ac longo tempore abfuturos, quos comode habere poterimus, questione de dictis oppositoribus et defensioni dicti Bonifatii se offerentibus admittendis vel etiam repellendis coram nobis pendente, super eodem negotio ex nostro decrevimus officio admittendos, auctoritate apostolica districtius inhibentes, ne quis illis vel eorum alicui in personis vel bonis eorum quominus ipsi et eorum quilibet ad nos seu deputatos aut deputandos a nobis venire, morari indeque recedere, ac in ipso negotio testificari libere valeant, impedimentum aliquod vel molestiam prestet per se vel per alium seu alios publice vel occulte. Alioquin omnes et singulos tam clericos quam laicos, religiosos vel secu lares, cuiuscumque
ordinis, dignitatis, preminentie, status vel conditionis existant etiam si cardinalatus vel pontificatus dignitate
prefulgeant, qui contra huiusmodi nostram inhibitionem venire presumpserint, aut qui ut huiusmodi impedimentum vel molesti a inferatur, consenserint, aut opem, consilium dederint vel favorem per se vel alium seu alios directe aut etiam indirecte, ipso facto excommunicationis sententie volumus subiacere, a qua non nisi per nos vel successores nostros Romanos pontifices, preterq uam in mortis articulo, possint absolutionis beneficium obtinere…
52 Regestum Clementis Papae V , nn. 10469-72, in Y. L ANHERS C. VOGEL ( Table des registres de Clément V , Roma 1948 1957 (n.v.).
53 L’elenco definitivo è perduto, ma è stato ricostituito da Coste sulla scorta dei due più recenti e dell’esame dellerisposte: è edito come “T” in J. COSTE , Boniface VIII en procès , cit., pagg. 580-9.
54 Nota, dall’ incipit , come Ad id quod dicitur ; in P. DUPUY , Histoire …, cit., pagg. 448-66.
55 Ibid ., pag g. 430-47; la parte contenente i veri e propri articoli di accusa anche come documento “U” in J. C OSTE ,Boniface VIII en procès , cit., pagg. 608-21.
56 P. DUPUY , Histoire …, cit., pagg. 468-502.
57 Ibid ., pagg. 292-5. In particolare sui falsari: “ “& si a liqui murmurent de ultione pro praedictis non facta, considerent tutum non esse negotia negotiis inculcare, & processus subiti praesertim contra magnas personas tristes & periculosos exitus consueverunt habere, sicut experientia, non est diu, probavit. Et quod principes praesertim Ecclesiastici frequenter etiam illis qui pars corporis ipsorum non censentur multa remittunt, indulgent & vindictas suspendunt propter eorum excellentias & labores, quae possent certissime vindicari, rigore iustitiae exigente.
58 La memoria non è pubblicata da Dupuy, che l’ha giudicata inutile, ma Coste ne ha ricavato due estratti, di cui quello sui bona opera è il documento “X”, in J. COSTE , Boniface VIII en procès , cit., pagg. 736-40.
59 Data allo stesso giorno una lettera analoga dei due conti che si erano impegnati a sostenere l’accusa.
60 Regestum Clementis Papae V vol. VI, Roma 1887, n. 7501, pagg. 411-19.
61 Nell’editto di Vienne menzionerà anche Suizy, morto nel frattempo, con la precisazione che non lo sostituisce.
62 Regestum Clementis Papae V , n. 10518, in Y. LANHERS C. VOGEL (op.cit 63 Il documento, conservato all’Archivio Vaticano, è tuttora inedito, ma a detta di Coste la sua parte dispositiva ricalca quella del precedente editto del 26 maggio 1311.
Fonte immagine: Wikipedia (pubblico dominio)
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