Sarà un pomeriggio di formazione intenso quello che si terrà sabato 9 novembre a Marina di Ravenna (ore 18, presso la sala della Circoscrizione Mare, in Largo Magnavacchi 5). Con Pucci Cipriani, Ascanio Ruschi e Andrea Giacobazzi si analizzerà il cammino rivoluzionario che ha portato al disordine attuale, puntando lo sguardo su alcuni “cattivi maestri”.

Saranno contestualmente presentati i libri Da Barbiana al Forteto (Don Milani e il donmilanismo), curato a P. Cipriani e A. Ruschi (Ed. Solfanelli) e La rivoluzione guardata negli occhi. Un libro che spiega il passato e racconta il futuro, di Mons. Louis-Gaston de Ségur – Mons. Jean-Joseph Gaume (Ed. Radio Spada).

“Che cos’è la rivoluzione? Da dove viene? Dove ci ha portato e dove ci porterà? Chi la sostiene apertamente? Chi la rifiuta in modo chiaro? Chi pensa di esserne nemico e fa invece il suo gioco? Queste e un’altra mezza dozzina di domande troveranno risposta nel libro «La rivoluzione guardata negli occhi». Sì, guardata negli occhi, perché di rivoluzione si parla molto, ma spesso fermandosi alle sue maschere o agli aspetti secondari. Il volume, aperto dal breve discorso di Pio XII Non chiedeteci qual è il «nemico» (1952), unisce il capolavoro di Mons. de Ségur (1820-1881) ad un testo approfondito di Mons. Gaume (1802-1879) sulla genesi pagana e anticattolica del pensiero rivoluzionario che portò al 1789 e che domina anche i giorni nostri. Le ultime pagine le abbiamo lasciate all’Enciclica di Leone XIII Humanum Genus (1884) sulla condanna del relativismo filosofico e morale della Massoneria”. (dalla nota editoriale delle Edizioni Radio Spada)

Don Milani fu il tipico esempio […] di ecclesiastico sedotto dalla Rivoluzione, una sorta di Abbé Grégoire del Mugello. […] Memore dell’insegnamento di Nostro Signore Gesù Cristo (“Ma il vostro parlare sia sì sì, no no, tutto il resto viene dal Maligno”, Mt. 5, 37) il volume collettaneo curato da Pucci Cipriani e Ascanio Ruschi ha il merito di smascherare il don Milani aureolato dei catto-marxisti e dei progressisti, mostrandone invece il vero volto e le opere, poiché è da queste che si riconosce l’albero buono: “Bona arbor bonos fructus facit” (Mt. 7, 17). Il don Milani di cui ci parlano Cipriani e Ruschi è alla continua ricerca di un “di più”, dell’inciampo, del tradimento e quindi del male travestito da bene. (Dalla presentazione di Vito Comencini)