Ci manca la foto segnaletica, la scritta “Wanted” e la taglia.

Proporrei 30 sicli d’argento. Che ne dite?

I Bounty Hunters sono avvertiti.

Eccolo qua “el Bandido”, il prete interdetto, abusivo, ribelle, scismatico.

https://laliberta.info/wp-content/uploads/2024/09/Comunicato-interdetto-Don-Claudio-Cresimanno.pdf

Don Claudio Crescimanno, nato a Modena il 25 agosto 1967, segni particolari: cattolico.

Ha studiato filosofia e teologia a Tortona (AL) e a Roma, ha frequentato i corsi di licenza in sacra teologia presso lo Studio Teologico Accademico Bolognese dei Padri Domenicani. È stato ordinato sacerdote nel 1994, è stato anche segretario di un Vescovo, ma ha una colpa grave, essenziale, inemendabile nella “chiesa in uscita” del Vaticano II”: è rimasto un sacerdote cattolico, apostolico, romano. Ai suoi fedeli, che sono fedeli a Cristo, insegna dottrina e teologia cattolica, celebra la Messa apostolica cattolica di rito Romano secondo (ohibò!) il messale di Papa Giovanni XXIII, non ha abolito il sacrificio divino neppure durante la “reclusione-Covid 19”, predica amore verso la Chiesa e ribadisce (ri-ohibò!!!) che “extra Ecclesiam nulla salus”.

Inoltre ha aperto una scuola parentale, frequentata dai figli di coloro (alcuni li conosco personalmente) che, per non sembrare degli “scappati di casa”, sono scappati di Parrocchia, semplicemente perchè vorrebbero che ai loro figli fosse impartita una catechesi cattolica e – come me – non ne possono più di credere di andare a Messa e ritrovarsi invece ad una concelebrazione con officianti Bonelli e Fratoianni.

Peraltro – mi si dirà – la Chiesa predica la conversione ecologica integrale, che volete?

… beh magari che nell’amore per il Creato (che tale è, appunto perchè è stato “creato da Dio” e non è a Lui coessenziale), le creature non si scordassero di Dio e non credessero di essere Dio, pretendendo di rifare il Mondo e la Chiesa a proprio capriccio.  

Ora se i vertici della Chiesa, invece, non predicano più Dio, ma il “bioma” e non predicano più Gesù Cristo unico Salvatore del mondo dal peccato e dalla morte, ma “l’unità trascendente delle Religioni”, mi pare (con buona pace di tutti i normalisti-normalizzatori, progressisti o conservatori, delle diocesi di Reggio Emilia e Guastalla e limitrofe) che il problema non sia e non stia sulle colline di Casalgrande, ma sul Colle di Roma, che sta di là del Tevere. E non solo dal 13 marzo 2013!

Senza nemmeno più scandalizzare, ma solo mortalmente annoiando, Francesco I trasforma – come ha scritto Aldo Maria Valli (ex-vaticanista del TG1) – i viaggi apostolici in viaggi apostatici e anzichè annunziare Cristo annunzia la dissoluzione di Cristo (per le ragioni che spiegherò).

Non è un bel sentire per un Papa!

Se – come credo – Francesco I pensa di essere trendy, sappia che i tempi della sua gioventù sono passati da settant’anni ed erano già vecchi allora.

Nell’incontinenza verbale che ne caratterizza le uscite pubbliche, anche nell’incontro coi giovani di venerdì 13 settembre u.s. – cito testualmente dal giornale “Avvenire”, quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana – “il vescovo di Roma così si espresse: «Una delle cose che più mi ha colpito di voi giovani, di voi qui, è la capacità del dialogo interreligioso. E questo è molto importante, perché se voi incominciate a litigare: “La mia religione è più importante della tua…”, “La mia è quella vera, la tua non è vera…”. Dove porta tutto questo? Dove? Qualcuno risponda, dove? [qualcuno risponde: “La distruzione”]. È così. Tutte le religioni sono un cammino per arrivare a Dio. Sono – faccio un paragone – come diverse lingue, diversi idiomi, per arrivare lì. Ma Dio è Dio per tutti. E poiché Dio è Dio per tutti, noi siamo tutti figli di Dio. “Ma il mio Dio è più importante del tuo!”. È vero questo? C’è un solo Dio, e noi, le nostre religioni sono lingue, cammini per arrivare a Dio. Qualcuno sikh, qualcuno musulmano, qualcuno indù, qualcuno cristiano, ma sono diversi cammini. Understood?”.

https://x.com/MLJHaynes/status/1834519918907150455?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1834519918907150455%7Ctwgr%5Eeb21f067c94040d7309b5060870dfb8584073c17%7Ctwcon%5Es1_&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.lifesitenews.com%2Fnews%2Fvatican-publishes-misleading-translation-obscuring-pope-francis-claim-that-all-religions-lead-to-god%2F

Ora vorrei pregare Sua Santità di chiedere perdono a Dio ed ai fratelli di quanto ha detto, essendo obbligato a ricordarGli che a me personalmente non fa più neppure un baffo, ma esprimendo concetti prossimi all’eresia Egli confonde i più piccoli e più deboli.

Francesco I ha 87 anni e quando va in giro per il mondo non può fare il “fenomeno”, quasi fosse uno studente al primo anno di teologia in vacanza estiva. Non so se Lui ne ha la percezione (e con Lui tutti i Vescovi), ma tra quelli che ancora non hanno del tutto perso la Fede, coloro che vivono in una sorta di “sedemenefreghismo locale e universale” e di “cripto-sedevacantismo” sono molti, con “outlook” in crescita.

Certamente tutti si sono accorti che a furia di dire “asinate”, le casse vaticane sono vuote e i Cardinali sono invitati a tirare la cinghia. Male non gli fa, un Cardinale è per antonomasia quasi sempre sovrappeso… (e talvolta anche qualche vescovo!).

https://www.lettera43.it/vaticano-bilancio-papa-francesco-default-obolo-san-pietro-ior-default-giubileo

Per questo in maniera maldestra, dopo l’ultima esternazione di Francesco, sul sito vaticano il sincretismo di Bergoglio nella traduzione in inglese è stato mitigato (in America, si sa, le comunità tradizionaliste si moltiplicano e i contributi a Roma crollano), ma il filmato è lì e parla.

Ora, nel caso di specie, trattandosi di una materia specialistica, voglio dimostrare documenti alla mano che quanto ha detto Francesco I a proposito dell’unità trascendente delle Religioni è contrario non solo a quanto la Chiesa ha sempre insegnato, ma al cuore stesso della Fede, perchè se le religioni si equivalgono, Francesco I ha dichiarato implicitamente inesistente il peccato originale, superflue l’Incarnazione, Passione e Morte di Gesù Cristo, simbolica la sua Resurrezione, ridicola la Verginità di Maria e Gesù di Nazareth, Figlio unigenito di Dio, un puro optional della Storia.

Un bel filotto, non c’è che dire!

Per contro le parole di Francesco I, Romano Pontefice della Chiesa cattolica, sono perfettamente sovrapponibili con l’Istruzione del grado di Apprendista della Massoneria di rito scozzese antico ed accettato, che riporto di seguito, con l’avvertenza che nel Rito in esame il segno “M∴” sta per “Massoneria” e l’abbreviazione “G∴ A∴ D∴ U∴” sta per “Grande Architetto Dell’Universo”.

Ecco il testo in corsivo, cui ogni buon Massone viene iniziato, tratto da “IL LIBRO COMPLETO DEI RITUALI MASSONICI” – Gherardo Casini Editore, a cura del gran maestro Salvatore Farina, 33° Grado (cioè il massimo) del Rito scozzese antico ed accettato: “L’istruzione del grado di Apprendista è destinata a completare lo studio di questo grado. Ecco la spiegazione di alcuni passi dell’istruzione stessa:

1° La Massoneria è il legame che ci unisce. In realtà nessuna istituzione umana è così favorevole all’unione universale quanto la M, perché essa si sforza sopra tutto di mettere in evidenza i punti di concordia di tutte le opinioni e di superare le differenze, a volte più apparenti che sostanziali, che generano le divergenze e quindi la discordia.

2° Adorare Dio, fare del bene ai propri simili, combattere i pregiudizi e lavorare per la propria perfezione, tale è l’opera del Massone.

Il culto rivolto alla Divinità si concilia con tutte le opinioni religiose perché lascia a ciascuno i propri dogmi e la propria fede e si contenta di esprimere, nel più semplice linguaggio, al G A D U i propri sentimenti di amore e di rispetto. Fare del bene ai propri simili, significa impiegare tutte le facoltà che abbiamo, per essere a loro utili. I pregiudizi che la M si sforza di combattere sono sopra tutto quelli che tendono a separare gli uomini con delle divisioni esclusive sorte dalla diversità delle loro credenze, credenze che la M rispetta tutte, quando siano professate in buona fede. Infine lavorare alla nostra perfezione, significa illuminare il nostro spirito alla luce della scienza, e fortificare la nostra volontà contro le lusinghe delle cattive passioni”.

Si può qui confrontare a pag 62 quanto ho riportato:  https://www.altaterradilavoro.com/wp-content/uploads/2020/05/Il-libro-completo-dei-Riti-Massonici-1.pdf

Ora la cosa mi addolora soprattutto per la sua anima e per la molta confusione teologica che Papa Francesco genera, ma anche per il fatto che, impugnando la Verità rivelata, Egli ci merita il castigo di Dio.

Per Francesco prego tutti i giorni, però oramai a queste intemerate non vale più nemmeno la pena di opporsi frontalemente, perchè lo si rafforza nella sua ostinazione: ma la colpa prima è di chi lo ha eletto. Bisogna… sorriderne, come per le malattie esantematiche dei bambini. E’ un “papato col morbillo”: prima o poi passerà.

Nel frattempo noi perseveriamo nella preghiera, nella vera Fede, nella Santa Dottrina e nella Carità, ricordandoci che “prima caritas est veritas”. Quindi bisogna dire la Verità di fronte alle ingiustizie, pure se trattasi di “ingiustizie canoniche”.

Così, presa in sè, se noi vivessimo in una Chiesa che non è “in uscita da se stessa” e fossimo davvero in presenza di due sacerdoti ribelli alle leggi di Dio e alla Tradizione della Chiesa e che non accettano l’ordinamento in sè gerarchico della Chiesa, non potremmo che lodare il provvedimento del Vescovo della Diocesi di Reggio Emilia, Mons. Morandi, con cui “si dichiara colpevole il Rev. Claudio Crescimanno in ordine alla commissione del delitto ascrittogli e, pertanto, allo stesso viene inflitta la pena dell’interdetto ex can. 1332 CIC., sicchè all’interdetto è proibito di celebrare il Sacrificio dell’Eucaristia e gli altri sacramenti, di ricevere i sacramenti, di amministrare i sacramentali e di celebrare le altre cerimonie di culto lituæico, di avere alcuna parte attiva nelle celebrazioni sopra enumerate”.

Però, se il Papa regnante ha relegato la funzione di Vicario di Cristo a “titolo storico” e va in giro – come dimostrato – diffondendo teorie proprie della Massoneria, che fino all’altro ieri era definita come “inimica vis” e “potenza anticristica”, capite bene che noi non viviamo in una situazione normale, ma in una “chiesa in uscita” verso la Gran Loggia Universale!

In materia dottrinale e in ambito pastorale, per questo motivo basterebbe da solo il noto brocardo latino “rebellio rebellioni oboedientia est”, cioè la ribellione alla ribellione è obbedienza! Ma la questione va rettamente interpretata pure in ambito canonico e giurisdizionale!

Il comportamento di un sacerdote cattolico che persevera nell’insegnamento della Fede cattolica e nella fedeltà alla Tradizione della Chiesa cattolica, non può essere recepito solo in base ad un pur legittimo provvedimento che rientra nell’ambito di giurisdizione del Vescovo.

Nella recezione del legittimo e “a suo modo” necessario provvedimento del Vescovo, occorre capire, cioè, che esso va interpretato sistematicamente anzitutto alla luce del principio “salus animarum suprema lex” (richiamato tra l’altro dal canone 1752 del codice di diritto canonico), in base a cui la salvezza delle anime è la legge suprema della Chiesa. Questo principio è il fondamento non solo del diritto canonico, ma della vita spirituale di ogni battezzato, che deve avere come regola irrinunciabile del proprio agire la salvezza della propria anima.

E quindi, dato che dalla Nostra aetate in poi ci viene continuamente insegnato quello che Francesco I ha portato alle logiche, estreme conseguenze (sia chiaro: non è pazzo Francesco I, è coerente con la logica degli incontri di Assisi voluti da Wojtyla), allora per le anime vi è il rischio dell’apostasia, cioè della perdita della vera Fede o del suo snaturamento quanto all’essenza salvifica di Cristo.

A questo punto un Sacerdote deve avere cura anzitutto di salvare le anime (a partire dalla propria) come fossero in punto di morte, nè potrebbe fare altrimenti, perchè anzi il rischio è che altre anime, oltre a quelle che ha già in cura, se le abbandonasse, si perdano. E ogni fedele deve non di meno avere in vista anzitutto la salvezza della propria anima per poter portare agli altri Cristo, unico Salvatore del mondo. Ed occorre farlo patiendo et orando: soffrendo, ma anche resistendo, pregando, ma anche parlando.

Insomma se la gerarchia ecclesiale non torna a mostrarsi come il Corpo mistico di Cristo, invece che il ricettacolo di idee massoniche e liberali, siamo in un conclamato “stato di necessità”, cui bisogna opporre la “pazienza della Croce”, quando i mezzi ordinari di salvezza (cioè i Sacramenti) e la propagazione della vera dottrina, che solo la Chiesa può dare, vengono soffocati o distorti dall’Alto.

In questa dannata situazione, prendersela col Vescovo, che ha fatto canonicamente “ciò che compete al Vescovo”, sarebbe miope. Occorre anzitutto denunciare gli errori che trasformano l’attuale pseudomagistero in un “cammino di perdizione delle anime”. Quindi anche ai nostri Pastori noi dobbiamo anzitutto ricordare la frase di Gesù: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”.

Poi potremmo porre ai nostri Pastori la stessa domanda che pose Gesù ai suoi: “Voi chi dite che io sia?”. E chiedere loro se ancora dobbiamo rispondere con la frase di Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente», per sentirci ancora rassicurare da Lui: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”.

Infine potremmo insieme ricordarci dello stesso angoscioso dilemma posto da Cristo medesimo: “Ma quando il Figlio dell’Uomo verrà, troverà ancora la Fede sulla Terra?

Domanda oggi assai più comprensibile, se il Romano Pontefice dice che “tutte le religioni sono un cammino per arrivare a Dio, diverse lingue, diversi idiomi, per arrivare lì”.

Qui Francesco non parla il linguaggio di Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio e unico Messia promesso, ma quello, per esempio, di Frithjof Schuon e di altri gnostici contemporanei (Attilio Mordini, il “barone nero” Julius Evola, il sulfureo Renè Guenon), che fanno che eco alle tesi della cabala rinascimentale. Scrive Schuon “Il nostro punto di partenza è il riconoscimento del fatto che ci sono diverse religioni che si escludono le une con le altre. Questo potrebbe significare che una religione è vera e che tutte le altre sono false. Potrebbe significare anche che sono tutte false. In realtà, significa che hanno tutte ragione, non nel loro dogmatico esclusivismo, ma nel loro unanime significato intrinseco, che coincide con la metafisica pura; in altre parole, con la philosophia perennis”.

Ma questo si chiama “esoterismo” (dottrina segreta svelata solo agli iniziati, mentre il popolo ignorante si beve i dogmi), che è la antitesi più completa del cristianesimo cattolico. Dice infatti Gesù: “Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto”.

Ora questo è solo il ritorno sempre uguale dello gnosticismo, sifilide di Satana, per il quale (cito ancora Schuon) “il Dio personale è trasceso dalla Divinità impersonale o Sovrapersonale, il non-essere, di cui il Dio personale o Essere è solo una determinazione”.

In questa drammatica situazione, dove l’ignoranza dei Chierici neppure coglie talvolta l’enormità pronunciata da Papa Francesco e la sua valenza dissolutoria per la Fede e la Salvezza delle anime, in attesa che la Verità, che è Cristo, sia nuovamente ripristinata nella Sua Chiesa, ai fedeli ed ai Sacerdoti che intendono non rinnegarlo (come peraltro fece Pietro, salvo ravvedersi), non resta che sottomettersi alla suprema legge cui sono rispettivamente obbligati proprio dalla loro Fede e dal loro Sacerdozio: “Salus animarum suprema lex”.

Scrive Benedetto XVI a pag. 19 del libro “Che cos’è il Cristianesimo” (Mondadori 2023), uscito dopo la sua morte: “L’intera contesa della storia delle Religioni tra Dio e gli dei non termina con il fatto che Dio stesso alla fine svanisca come un feticcio. Termina invece con la vittoria dell’unico vero Dio sugli dei, che non sono Dio”.

Quindi non vi scandalizzate oltre il dovuto, anzi pregate per Papa Francesco, affinchè, al pari di Pietro, si ravveda: “Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli». E Pietro gli disse: «Signore, con te sono pronto ad andare in prigione e alla morte». Gli rispose: «Pietro, io ti dico: non canterà oggi il gallo prima che tu per tre volte avrai negato di conoscermi”.

Et de hoc, satis!

Per finire tre considerazioni.

Prima considerazione: non condivido la lamentela di taluni tra i “seguaci” di Don Crescimanno che dicono: “La chiesa della misericordia accetta tutti, quindi accetti anche noi”. No, questo è sbagliato, perchè ciò significherebbe mettersi in fila per entrare – per giunta tardivamente – nella Gran Loggia Universale.

Ribaltiamo il pensiero: la Chiesa è il corpo mistico di Cristo. Noi non vogliamo aggiungere una sola piaga al Suo corpo, flagellato da chi lo ha prima venduto e poi tradito. Noi non vogliamo infliggere ulteriori colpi di flagello al corpo mistico di Cristo. Noi subiremo il flagello e la Croce, mentre ne asciughiamo le ferite e ne curiamo le piaghe, affinchè la Chiesa guarisca: salus ecclesiae, salus animarum est.  Della “Chiesa-ospedale” saremo gli infermieri (ed anche un po’… la squadra disinfezione).

Noi non vogliamo mischiare la malattia con la medicina, ma curare la malattia con la giusta medicina. Non si illudano dunque: non ce ne andremo mai dalla Chiesa, perchè la amiamo e perchè è prima di tutto casa nostra. E non ce ne andremo nemmeno se ci cacciano. Anzi visto che sono “in uscita”, finiscano di uscire e vadano dove pare loro.

Seconda considerazione, valida soprattutto per i giornalisti: don Crescimanno con la Fraternità San Pio X non c’entra nulla, anche se le valutazioni sullo stato attuale della Chiesa sono oramai simili, pur venendo da percorsi diversi ed avendo una missione diversa. Chiamare don Crescimanno lefebvriano può essere lusinghiero, o identificarne sinteticamente le idee, ma tecnicamente è improprio.

Terza considarazione: alla “Cittadella di don Crescimanno” sono stato solo occasionalmente, non ho figli che frequentino lì la scuola, ho incontrato don Crescimanno non più di 5-6 volte in vita mia.  Quindi non sono un “insider”, che parla pro “civitate sua”. Parlo pro veritate nostra.

E concludo con un’ultima riflessione rivolta al “Bandido” e al suo “compare Don Andrea”.

Con quel bando appeso alle bacheche delle Parrocchie siete stati davvero “annoverati tra i malfattori”. Rallegratevene, c’è un Precedente importante: “Perché vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: E fu annoverato tra i malfattori. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo termine». Ed essi dissero: «Signore, ecco qui due spade». Ma egli rispose «Basta!».

Il Suo giogo è dolce, il Suo carico leggero. Questo non è il “Tempo della spada”:  questo è il “Tempo della Croce”.


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