Volentieri offriamo ai lettori questo estratto di Golpe nella Chiesa. Documenti e cronache sulla sovversione: dalle prime macchinazioni al Papato di transizione, dal Gruppo del Reno fino al presente (don Andrea Mancinella, prefazione di don Curzio Nitoglia, postfazione di Aldo Maria Valli). Si noti che si tratta solo dell’introduzione riguardante l’inizio del regno ratzingeriano, dopo viene aggiunto molto altro.


[…] Il 2 aprile 2005, Giovanni Paolo II lasciava questo mondo per presentarsi al giudizio di Nostro Signore Gesù Cristo. Il 19 aprile 2005 veniva eletto Sommo Pontefice il card. Joseph Ratzinger, del quale abbiamo spesso avuto modo di parlare nelle pagine precedenti come di un esponente di primo piano della nouvelle théologie, un nuovo teologo relativamente moderato (almeno rispetto ai vari Hans Küng & C.), ma pur sempre un nuovo teologo: con tutte le disastrose conseguenze che ne derivano.
Questa elezione, per molti inattesa, nonché la scelta da parte del nuovo Papa di un nome – Benedetto XVI e non Giovanni Paolo III come tutti si aspettavano – che in qualche modo sembrava indicare una certa presa di distanza dalla linea dei Papi conciliari, ha fatto parlare di un Papa «restauratore». Tuttavia il mito di un Joseph Ratzinger «Papa integralista», mito agitato come uno spauracchio dagli ambienti laicisti e da quelli cattoprogressisti, si è rapidamente ridimensionato.

La rivoluzione in marcia
Per non appesantire il discorso (le «trovate» dei nuovi teologi sono in fondo sempre le stesse, semplici variazioni sul solito tema delle perniciose novità conciliari), ci limitiamo qui di seguito a riportare in sintesi estrema solo pochi atti e discorsi di Papa Ratzinger; in misura però più che sufficiente per dimostrare – purtroppo – la sostanziale continuità di questo Pontificato con quello dei precedenti Papi conciliari. Anche qui, come già per Giovanni Paolo II, ci limiteremo a segnalare solo alcuni discorsi o atti di Papa Ratzinger in più evidente contraddizione con l’insegnamento perenne della Chiesa, i quali non possono essere annullati da altri di segno opposto (che verranno comunque riportati con il dovuto commento).

– 20 aprile 2005: Benedetto XVI nell’omelia della sua prima Messa davanti al Collegio dei Cardinali, afferma senza possibilità di equivoci: «Anch’io, pertanto, nell’accingermi al servizio che è proprio del Successore di Pietro, voglio affermare con forza la decisa volontà di proseguire nell’impegno di attuazione del Concilio Vaticano II»[1].

– 9 giugno 2005: Benedetto XVI, incontrando la Delegazione del Comitato Ebraico internazionale per le Consultazioni Interreligiose, afferma: «Il nostro incontro ha luogo in questo anno in cui ricorre il quarantesimo anniversario della Dichiarazione Nostra Aetate del Concilio Vaticano II, il cui insegnamento è stato, da allora, la base dei rapporti tra la Chiesa e il popolo ebraico»[2]. Da allora: a partire dall’epico Superconcilio, evidentemente, qualcosa è cambiato rispetto a prima. Prima si predicava la necessità della conversione per gli ebrei; dal Superconcilio in poi non lo si fa più: sarebbe antisemitismo.

– 17 agosto 2005: Benedetto XVI «semi-canonizza», seduta stante, Frère Roger Schutz, il protestante fondatore del centro ecumenico di Taizé già menzionato, ucciso poche ore prima da una squilibrata durante una delle solite liturgie ecumeniche di quella Comunità. Il Papa lo definisce un «fedele servitore» di Cristo[3]. Chi fosse stato in realtà Roger Schutz l’ha ricordato, in seguito, uno dei suoi primi compagni, frère Daniel, in un’intervista rilasciata al mensile Jesus (agosto 2007): «(A Taizé) la domanda riguardante l’appartenenza confessionale noi […] non la poniamo mai. Appena si varca la soglia di questo luogo, smette di avere senso». (ivi, p. 65). «Chi ha insinuato che Roger si sarebbe convertito al cattolicesimo, verso la fine della sua esistenza, non ha capito nulla – ha spiegato ancora frère Daniel – Egli era un uomo libero, che aveva un ministero da compiere. E l’ha compiuto fino alla fine». (ivi, p. 67). Ma si può essere «fedeli servitori di Cristo» senza voler rinunciare alle proprie idee eretiche protestanti? Siamo all’alba di una nuova religio licita, il Cattoprotestantesimo? I dogmi della Fede Cattolica sono diventati degli optional? Dichiarare pubblicamente «fedele servitore» di Cristo un eretico ostinato, non è forse un pubblico insegnamento di relativismo dottrinale? Sono domande retoriche, naturalmente.

– 19 agosto 2005: Papa Benedetto XVI, nel corso della Giornata Mondiale della gioventù a Colonia in Germania, si reca nella sinagoga di quella città per un incontro con la comunità ebraica. In tutto il suo discorso tenuto in quella sede, non c’è ovviamente (seguendo l’assurdo insegnamento del famoso Superconcilio) un solo passo in cui inviti, seppur con delicatezza, gli ebrei a con- vertirsi e ad entrare nella Chiesa Cattolica[4].

– 19 agosto 2005: nel medesimo giorno dell’incontro nella sinagoga di Colonia, Benedetto XVI riceve nella sede del locale Arcivescovado i rappresentanti ufficiali di varie chiese e comunità ecclesiali non cattoliche (in linguaggio cattolico: scismatici ed eretici) per un incontro ecumenico, durante il quale pronuncia queste allucinanti, ma rivelatrici parole: «che cosa significa ristabilire l’unità di tutti i cristiani? […]. Tale unità, secondo la nostra convinzione, sussiste, sì, nella Chiesa Cattolica senza possibilità di essere perduta […]. D’altra parte questa unità non significa quello che si potrebbe chiamare ecumenismo del ritorno: rinnegare cioè e rifiutare la propria storia di fede. Assolutamente no!»[5].

Ora, se le parole hanno un senso, ciò vuol dire che la Chiesa Cattolica Romana non è più creduta l’unica vera Chiesa di Cristo, dato che, secondo Papa Ratzinger, nessuno sarebbe più obbligato a farvi ritorno. Di conseguenza, il Sommo Pontefice è ridotto al rango di Capo della sezione Romana della nuovissima Superchiesa ecumenica in via di realizzazione, con – tutt’al più – un mero primato di onore nei confronti dei cosiddetti fratelli separati. Il Papa non lo dice espressamente, ma è precisamente questo ciò che logicamente consegue alle sue affermazioni sopra riportate.

Di pari passo, Benedetto XVI ha provveduto ad eliminare l’immagine della Tiara Pontificiadal suo stemma araldico, sostituendola con una semplice Mitria episcopale. […]

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[1] Agenzia Zenit, 20 aprile 2005.
[2] Alla Delegazione dell’International Jewish Committee for Interreligious Consultations (9 giugno 2005) | Benedetto XVI
[3] Agenzia Zenit, 17 agosto 2005.
[4] Benedetto XVI, La rivoluzione di Dio, Libr. Ed. Vaticana, Ed. San Paolo, 2005, pp. 81-86.
[5] Ivi, p. 100.

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