Riceviamo dall’amico Pietro e pubblichiamo questo tagliente e provocatorio intervento, ricco di spunti di riflessione sulla politica internazionale. Volentieri lo inseriamo nel grande dibattito che accende le reti sociali.
di Pietro Ferrari
Americani ed europei hanno lo stesso problema che hanno russi e cinesi, divisi in svariate nazioni o etnie, tribù o appartenenze ideologiche radicalmente incompatibili, etc., tenuti assieme (russi e cinesi) solo dal forte accentramento di potere ma sempre in procinto di implosione.
Se l’eventuale elezione di Trump non rafforzerà l’europeismo inteso come vocazione dei popoli europei, il processo che lo aveva già portato a vincere nel 2016, conduce per necessità storica al rafforzamento del Vecchio Continente.
Che lo si voglia o meno e che piaccia o meno ai trumpisti che detestano l’Europa ed agli europeisti che detestano Trump. La disintegrazione nelle compagini occidentali incalza il loro paradossale coagulo in blocchi di potenza.
Una cosa che i trumpisti italiani antieu devono accettare è che la politica dei dazi penalizza proprio il nostro settore delle esportazioni verso gli USA e che quindi anche qui bisognerà poi ri-orientare i consumi al mercato interno, abbandonando quindi le nostalgie pre euro di quando ci aiutava la leva del cambio tra lira e dollaro.
L’ aspetto militare è anche chiaro ma in realtà divisivo non solo tra filo Nato ed anti Nato. Se i filo Nato vogliono farci restare in eterno una colonia americana, cosa vogliono invece gli anti NATO?
Generalmente, un anti militarismo pacifista che poi è sempre stato funzionale a qualche potenza straniera, oppure il rafforzamento di una propria difesa autonoma ma non a priori ostile a quella americana. Sovrana, dunque libera di scegliere ogni volta.
Il primo è puro utopismo o comunque una forma di più o meno esplicito collaborazionismo coi sovietici prima e con la Cinerussia oggi, l’altro presuppone che poi dovremo essere noi ad andare negli scenari di crisi ed andarci con i nostri soldi.
Non vuoi le basi Nato? Devi spendere molto di più per la tecnologia militare e la difesa o massacrarti di canne per convincerti che gli eserciti non esistono più. Finita la paghetta dell’ oppressiva mamma Usa, tocca pagare le bollette.
Insomma chi non auspica la vittoria di “laughing kamala” e del suo atlantismo aggressivo ma la vittoria di Trump l’isolazionista, forse non lo sa ma sta tifando per avere più Europa, non meno Europa.
È vero che la UE è stata molto spesso pessima e antipopolare (fino alla pandemia) ma talvolta sono le élites peggiori a preparare loro malgrado gli scenari di una rinascita, anche perché o l’Europa risorge o sparisce del tutto. Esempio: il fatto che un Draghi dica oggi quello che Tremonti diceva venti anni fa (debito comune) è un segnale troppo interessante.
È vero che dal basso vi è oggi molto più antieuropeismo di quello che c’è stato nel 1992 quando anzi, le opinioni anti EU erano marginalissime.
Oggi sono maggioritari coloro che furono marginali nel denunciare tutte le storture di un progetto europeo farraginoso, ma quello di molti era un ultra europeismo che criticava il falso europeismo di Maastricht, non un antieuropeismo aprioristico. Davanti a 300 milioni di giovani indiani, alle velleità imperiali di Iran, Turchia e Russia ed a quelle egemoniche dei cinesi in competizione con gli USA, non possiamo pensare di restare inerti in attesa di un re extracomunitario che ci salvi.
In realtà “Più Europa” dovrebbe diventare il vessillo degli identitari per strapparlo ai vari Magi e Bonino.
Ma PIÙ Europa x nucleare, welfare, esercito, geopolitica, industria, investimenti tecnologici, debito comune, economia sociale, protagonismo in Africa, etc. e MENO per woke, green-allucinati e autorazzisti.
Dal 1945 gli europei sono ancora divisi tra chi vuole essere servo di Londra, di Washington o di Mosca.
Prima o poi Jalta finirà, ma l’Europa saprà battere un colpo?
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