di Stefano Mossolin

Nell’aprile del 1485, nel corso della Settimana Santa nel territorio marosticense di Valrovina, il piccolo Lorenzino Sossio veniva trovato morto. A destare grande clamore e dispiacere fu inoltre il fatto che il corpicino del bimbo, che aveva solo cinque anni, era stato ferito in un modo che oggi farebbe pensare subito all’opera di una persona malata di mente. A trovare il corpo senza vita del piccolo era stato un capraio del luogo. Venne poi riferito da un eremita di nome Romito, “che da lungi era stato spettatore et avea diligentemente osservata ogni cosa” alle autorità locali che l’omicidio era stato compiuto da più persone, responsabili di aver mutilato il piccolo nel prepuzio.

L’omicidio, avente una netta connotazione rituale, sarebbe avvenuto “cacciandogli a forza di replicate punture e ferite dalle vene il sangue”. I colpevoli lo avrebbero poi lapidato coprendo il corpo con delle pietre. In quel periodo, nell’Italia settentrionale vi erano state in diverse occasioni accuse agli ebrei di compiere, seguendo i dettami di una oscura conoscenza magica, degli omicidi rituali che comportavano la morte di bimbi cristiani. Tale credenza, diffusasi soprattutto tra gli strati più bassi e meno colti della popolazione e del clero, si era da molto tempo radicata in diversi paesi d’Europa, portando in alcuni casi a vendette e processi anche “molto discutibili”. Nel caso specifico, forse proprio a seguito dell’uccisione del bimbo, gli ebrei vennero espulsi da Vicenza e dai suoi territori. Un provvedimento che venne sancito dal Doge di Venezia con un’apposita Ducale del 1486 e che venne probabilmente causato dall’atroce morte di Lorenzino.

Nella primavera del 1500 tuttavia, Alvise Moro, podestà di Vicenza, informava le autorità veneziane che l’eremita Romito, unico testimone oculare del delitto, dopo aver subito l’incarcerazione e la tortura aveva rivelato il nome del colpevole dell’infanticidio. Si trattava dell’ebreo Marcuccio. Attivo nella città di Bassano come prestatore e dove godeva di una certa impopolarità, cosa in realtà piuttosto comune anche a molti suoi connazionali e colleghi. Sappiamo inoltre a tal proposito, grazie al testo di Giovanni Chiuppani Gli ebrei a Bassano (Pozzato, 1907), che nel 1492 il Consiglio di Bassano aveva chiesto inutilmente a Venezia l’autorizzazione a espellere Marcuccio dalla città. Egli continuò infatti a godere della protezione di Venezia fino al 1499. Dovette tuttavia abbandonare frettolosamente la sua attività l’anno seguente, cedendo il banco di prestito, forse proprio dopo le “rivelazioni tardive” di Romito. Venne quindi reso protagonista di un processo con gravi capi d’accusa a suo carico, svoltosi a Vicenza. Tuttavia la sua condanna non avvenne e il mistero di quel delitto rimase irrisolto.

Di conseguenza, il povero Lorenzino non ebbe giustizia e il colpevole di quell’atroce crimine non pagò mai, almeno nel mondo terreno, per il male fatto a quell’innocente, beatificato da Papa Pio IX nel 1867. Una storia tragica che è stata anche inserita nel famoso e controverso lavoro di ricerca dell’illustre storico ebreo Ariel Toaff, Pasque di Sangue (Il Mulino, 2007).

Al bimbo è stata anche dedicata una cappella nella chiesa di Santa Maria Assunta a Marostica. In cui è tutt’oggi custodito il suo corpicino, a esclusione del braccio destro, che si trova nella chiesa parrocchiale di Valrovina.


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