Inauguriamo oggi una nuova collaborazione con Monnicraft. Monica ha infatti ideato una collezione di veli in edizione limitata, dedicata alle “MADRI DI SANTITA'”.

Monica proporrà 5 veli (3 bianchi e 2 neri), il cui nome è dedicato a cinque madri di santi. Questo per poterci ispirare: molto spesso, dietro un grande santo c’è una santa madre. A volte famosa e riconosciuta (ad esempio s. Monica, s. Rita….), a volte silenziosa plasmatrice di santità. Il compito di ogni madre d’altronde è portare anime al Paradiso, e questi esempi hanno decisamente centrato l’obiettivo.

Cominciamo con la BEATA GIOVANNA DI AZA. Qui di seguito tutta la sua storia e, in fondo, il link al velo a lei dedicato.


Sicuramente conoscerai san Domenico di Guzman, glorioso fondatore dell’ordine domenicano. E’ poco probabile però che tu conosca sua madre, la Beata Giovanna d’Aza. La sua figura è assolutamente da scoprire, a prescindere dal suo figlio più famoso. Le sue azioni meritorie infatti non si fermarono affatto al generare e crescere Domenico, così come il suo culto si diffuse ben prima della canonizzazione di san Domenico. Scopriamola insieme.

Giovanna nacque ad Aza, in Castiglia, nel 1140, in una famiglia dell’alta nobiltà: il padre Don Garcia d’Aza era Gran Maresciallo di Castiglia, tutore del Re Alfonso VIII. Giovanna andò in sposa a Felice di Guzman, Governatore del borgo di Galaruega. Da questa unione nacquero 4 figli, 3 maschi e una femmina:  Antonio, che divenne canonico di S. Giacomo e vendette tutti i suoi beni per servire i poveri e i malati di un ospedale, morendo in concetto di santità; Mamés, che seguì il fratello più giovane, Domenico, nell’ordine dei Predicatori da lui più avanti fondato e beatificato qualche anno dopo Giovanna, e una femmina, i cui due figli divennero poi frati predicatori. Quando Antonio e Mamés erano già cresciuti, Giovanna pregò nell’abbazia di Silos per avere un altro figlio, così da poter perpetrare la stirpe di famiglia. Ebbe in sogno una visione di S. Domenico di Silos, il quale le disse che avrebbe avuto un bambino e che sarebbe stato una luce splendente nella Chiesa: fu in onore suo che, quando nacque nel 1170, decise di chiamarlo Domenico. Durante la gravidanza Giovanna sognò di avere in grembo un cane bianco e nero che si allontanò da lei con una torcia accesa in bocca per incendiare tutto il mondo. Questo cane divenne uno dei simboli dell’ordine mendicante e più tardi dette origine al gioco di parole domenicani-Domini canes, “I cani da guardia del Signore”. Anche la sua madrina ebbe un sogno nel quale il bambino apparve con una splendida stella sulla fronte che illuminava il mondo, e la stella infatti compare puntualmente in alcune raffigurazioni del santo. Giovanna si occupò di crescere e istruire Domenico fino all’età di sette anni, quando fu inviato presso lo zio, parroco di Gumiel d’Izàn, per essere istruito. Domenico, nonostante il breve periodo trascorso con la madre, recava nell’anima l’impronta materna di una viva sensibilità dinanzi alla miseria altrui e l’esempio indelebile di una fede coerente che porterà Giovanna ad accogliere, con gioia, la grazia del sacerdozio per i suoi tre figli.

Nonostante ella avesse sperato di poter coccolare un nipotino, non si oppose al disegno della Provvidenza di far ascendere all’altare tutti i suoi maschi, ed assecondò i precocissimi segni della vocazione del figlio. Dio non tardò a mostrarle gli splendidi frutti di quei semi da lei piantati nei loro cuori con tanto amore. Ma dopo i figli, ecco comparire i poveri al secondo posto nei confronti dei quali ebbe le più affettuose cure, a tal punto che a volte capitò di vedere miracolosamente moltiplicate le sue elemosine quando non erano sufficienti. Questi straordinari segni della Divina Provvidenza dimostrarono agli occhi di tutti l’altezza di perfezione e d’intimità con Dio a cui era giunta Giovanna.

Lo storico Rodrigo di Cerrato, Castigliano, originario di una valle poco lontana da Calaruega, scrive, parlando di S.Domenico: “Sua madre, di nobile casata, era virtuosa, riservata, prudente, piena di compassione verso gli infelici e i poveri ed eccelleva tra tutte le donne del paese per la grande reputazione in cui era tenuta …Ella era molto buona. Avvenne, una volta, che il signor Felice si allontanasse da casa… La beata Giovanna , vedendo la miseria di tanti infelici ai quali aveva già dato parte dei suoi beni, distribuì totalmente ai poveri una botte piena di vino da lei posseduta e ben nota d’altronde al villaggio.

Quando il marito, al suo ritorno, fu vicino a Calaruega, i paesani gli andarono incontro e, qualcuno, si lasciò sfuggire di quel vino distribuito ai poveri. Giunto a casa, in presenza. dei paesani, domandò a sua moglie di servirgli un po’ di vino di quella botte. Ella si affrettò ad andare in cantina dov’era custodita la botte e si gettò in ginocchio pregando il Signore: ” Signore Gesù Cristo, io non son degna di essere esaudita per i meriti miei, ma esaudiscimi per quelli di mio figlio, tuo servo che porto in seno e che io ho votato al tuo servizio”. Si alzò in piena fede e si recò alla botte che trovò colma del miglior vino. E lo fece mescere a suo marito e ai suoi ospiti.

Dante nel Canto XII del Paradiso, presentando S.Domenico, esclama: “Oh, padre suo veramente Felice, oh, madre sua veramente Giovanna se, interpretata, val come si dice!”. E sicuramente Giovanna fu “Colei a cui il Signore dà grazia” secondo il significato del suo nome.

La beata Giovanna morì nei primi anni del secolo XIII e fu sepolta a Caleruega, fuori dalla Chiesa contro il muro di fondo. In seguito il suo corpo fu trasferito a S. Pedro di Gumiel ed oggi riposa a  Penafiel, borgata della provincia di Valladolid. Nel secolo XVI fu eretta a Caleruega una Cappella sul luogo dell’antica tomba con l’iscrizione: “Questa Cappella fu innalzata a onore del sepolcro di Santa Giovanna, madre di S.Domenico”. A lei fu anche dedicato un eremitaggio a Uclès, dove ella visitò il comando dei cavalieri di S. Giacomo. Questo attesta la venerazione di cui era circondata secoli prima che fosse confermato ufficialmente il culto “ab Immemorabili” da Leone XII nel 1828.

La Beata viene anche invocata dal popolo per ottenere la fertilità della terra, ricordando così il suo ruolo di castellana che le permise, in vita, di andare incontro ai bisogni dei suoi vassalli, lavoratori dei campi.

Vai QUI per vedere il velo a lei dedicato.


Fonte immagine: https://www.madonnadellacoltura.it/blog/dominicus800-itinerario-di-sguardi-beata-giovanna-daza


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