Continuiamo oggi la collaborazione con Monnicraft, che dedica un nuovo velo alla figura di Margherita Sanson. Qui di seguito tutta la sua storia e, in fondo, il link al velo a lei dedicato.
Probabilmente il nome non vi dice nulla, ma senza di lei non avremmo il santo papa nemico del modernismo. Margherita fu infatti la madre di san Pio X, e di tanti altri figli. Oggi vi racconto la sua storia, perchè penso debba essere assolutamente conosciuta quale esempio di bontà e affidamento alla volontà divina. Conoscendola meglio sicuramente si apprezzano con maggior profondità le vette di santità raggiunte dal figlio. Ho utilizzato come fonte principale l’unico libro che ho trovato a riguardo (ma molto ben fatto), realizzato dal comune di Vedelago (suo luogo natale) “Margherita Sanson – madre di san Pio X”, di Lorenzo Morao e Giorgio Sparisi.
Margherita nacque il 10 maggio 1813 a Vedelago (Tv), da Melchioro (Melchiorre) Sanson e Maria Antonini, una modestissima famiglia locale.
Tempi miseri, in particolare per questa zona del Veneto, contadina ma poco produttiva a causa dei sistemi di coltivazione arretrati, e a seguito di carestie.
Margherita non era la prima figlia, ma la seconda. La prima, sempre Margherita, morì pochi giorni dopo la nascita. Dopo di lei nasceranno Ettore Francesco (morto a pochi giorni di vita), Illuminata, Alessandro (anch’esso morto dopo poco), Maria Maddalena e Giustina. Solo lei e tre sorelle arrivarono quindi all’età adulta. Il padre Melchiorre morì quando l’ultimogenita era ancora in fasce, lasciando la madre Maria vedova a 36 anni con quattro figlie piccole da mantenere (la maggiore, Margherita, aveva solo 9 anni). Dopo pochi anni la famiglia si trasferì a Riese, paese di origine della madre Maria, che cercò lavoro come “cucitrice” o sarta. Sia lei che le figlie rimasero illetterate, in quanto nella regione la scolarizzazione procedeva molto a rilento, soprattutto in ambito rurale. Crescendo, Margherita e le sorelle appresero l’arte del cucito dalla madre.
Margherita, neanche ventenne, sposò il compaesano Giovanni Battista Sarto (detto Giobatta), allora quarantenne, nel febbraio del 1833. La situazione economica per Margherita non migliorò molto, ma era sicuramente più stabile. Giobatta infatti aveva un impiego molto modesto, un piccolo appezzamento, una vacca e una casetta in paese.
L’anno successivo nacque il primo figlio, Giuseppe, morto però dopo solo una settimana di vita. L’anno successivo, il 2 giugno 1835, nacque un altro bambino, a cui venne dato sempre il nome di Giuseppe (nonno paterno), con l’aggiunta di Melchiorre (nonno materno), ecco quindi Giuseppe Melchiorre Sarto, futuro san Pio X. Dopo di lui, con cadenza quasi biennale, nasceranno altri 9 figli. Numerose gioie, ma anche impegni sempre più gravosi per i genitori non abbienti, ma sostenuti sempre dalla grande fiducia in Dio e nella sua Provvidenza. I fratelli di Giuseppe sopravvissuti all’età adulta ( altri due purtroppo moriranno in età precocissima) furono: Angelo, Teresa, Rosa, Antonia, Maria Maddalena, Lucia e Anna.
La famiglia era ben stabilita nel paese, che non abbandonerà mai. Margherita aveva accanto a sè la madre e le sorelle, e anche la famiglia Sarto era benvoluta e riconosciuta a Riese. Margherita insegnava l’ “arte dell’ago” alle giovani del paese, ed era molto amica con la sorella del cappellano del paese, che avviò ai primi studi il piccolo Giuseppe. Dopo infatti le prime due classi elementari in paese, furono il parroco e il cappellano a occuparsi della sua educazione. Oltre alla preparazione ai sacramenti, apprese i primi elementi di grammatica latina, indispensabili per continuare gli studi al Ginnasio di Castelfranco. Giuseppe, primogenito, aiutava la madre con i fratelli più piccoli, oltre ad andare al pascolo con la mucca o l’asino e fare i compiti. Quando cominciò a frequentare il ginnasio, percorreva ogni giorno i 7 km di strada a piedi, spesso nudi con le scarpe in spalla per non consumarle. I suoi vestiti erano molto umili e spesso aveva solo una pagnotta con sè per colazione, ma mai si vergognava della sua condizione. I genitori cercano di sostenerlo per quanto potevano, e il figlio li ripagò nell’impegno, riportando il massimo dei voti.
Giuseppe maturò la sua vocazione sacerdotale, e la madre Margherita lo assecondò subito con gioia e convinzione. Il padre fu meno deciso, poichè la famiglia numerosa e il costo del seminario lo preoccupavano non poco. Ma, come tante altre volte nella storia di papa Sarto, la volontà divina si fece sempre strada. Il patriarca di Venezia aveva diritto di nomina ad alcuni posti gratuiti al seminario di Padova, e tramite qualche conoscenza, Giuseppe fu ammesso. Nella gioia di tutto il paese, nel 1850 Giuseppe, quindicenne, prese dal parroco l’abito clericale, amorosamente ricucito da mamma Margherita. Da quel momento la madre volle che il fratello e le sorelle si rivolgessero a Giuseppe dandogli del Voi, tanto era il rispetto che provava per la talare. Poco tempo dopo morì improvvisamente Giobatta, lasciando Margherita con l’ultimogenito di appena 4 giorni. Giuseppe riuscì appena a tornare dal Seminario per raccogliere l’ultimo respiro del padre moribondo. Qualche parente chiese a Giuseppe di lasciare il Seminario per prendere il posto di lavoro del padre e poter sostenere la famiglia, ma sia lui che soprattutto la madre furono irremovibili. Margherita rivisse la situazione di sua madre, ma aggravata dalla perdita dell’ultimo figlio, dopo sei mesi. Oltre a ciò, la situazione economica era molto critica, a causa di alcuni debiti contratti dal marito avventatamente. Margherita arrivò ad essere citata presso la pretura, e a vendere persino il letto matrimoniale per continuare a pagare i debiti. Giuseppe da lì in poi e per tutta la vita, assunse il ruolo di capofamiglia, occupandosi sempre della cara madre e delle sorelle rimaste nubili, faticosamente ripagando i debiti.
Nel 1858 Margherita potè assistere in prima fila all’ordinazione sacerdotale di Giuseppe, che venne poi destinato a Tombolo (vicino alla sua Riese), alcune delle sorelle si stabilirono vicino a lui per accudirlo e non fargli mai mancare l’amore di casa, riferendosi sempre a lui come “Bepi”. La bravura e la bontà di don Giuseppe erano innegabili, e lentamente si fece strada nella carriera curiale, allontanandosi dall’amata campagna veneta. La madre mai smetteva di pensare a lui, cucendogli e facendogli avere camicie, che lui spesso donava a qualche povero bisognoso. Giuseppe divenne vescovo di Mantova nel 1884, e una delle sue prime azioni dopo la nomina fu di andare a trovare la mamma e le sorelle. Prima di lasciare il paese, il novello vescovo fece notare a Margherita il suo nuovo anello pastorale: “Vardè, mare, che bel anelo!” lei rispose, indicando la sua fede matrimoniale: “Ma sensa de questo no te garessi quèo!” . Anche da Mantova il vescovo continuava a pensare alla madre anziana, accordandosi col cognato (gestore di una trattoria) affinchè le fossero serviti pasti ogni giorno. I suoi acciacchi infatti cominciavano a limitare la sua autonomia. Da vescovo Giuseppe divenne Cardinale e Patriarca di Venezia, e molte figure seppero perfettamente chi congratulare. Scrisse a Margherita anche papa Leone XIII , che “sull’ali del telegrafo…vuole dimostrarle la sua compiacenza, inviarle l’apostolica benedizione, salutarla ed augurarle “ad multos annos” “. Ironico che sicuramente qualcuno glielo abbia dovuto leggere, essendo analfabeta. Prima di partire per Venezia, Bepi fece ritorno a Riese da sua madre, l’ultimo incontro che ebbero madre e figlio. Margherita, ottantenne, è allettata, Giuseppe dovette quindi salire le scale che lui stesso aveva fatto restaurare per lei qualche anno prima: “scala vecia… mare vecia: no se sa quel che podarìa capirar!” aveva detto. Si abbracciarono, baciarono e si scambiarono benedizioni (Giuseppe chiedeva sempre infatti la benedizione della madre ogni volta che la lasciava). Margherita espresse il desiderio di vederlo vestito della porpora cardinalizia. Il suo Bepi la accontentò. “Bepi, te sì tutto rosso!” “E vu, mare, sì tuta bianca!”.
Margherita morì, “sorpresa da gravissimo malore”, il 2 febbraio 1894.
“Ero preparato con le migliori disposizioni al distacco doloroso da chi mi ha dato la vita. Ma con tutta la mia rassegnazione l’annunzio terribile fu uno schianto e non posso pensare (e penso ogni momento) a quella benedetta senza sentirmi profondamente commosso…Poveretta! Ha lavorato tanto e patito tanto e merita il ricordo di chi sa cosa voglia dire lavorare e patire” confidò il cardinale a un amico.
Il suo biografo commenta: “Dal giorno della sua ordinazione il cuore del figlio affettuoso non dimenticò mai la madre e la casetta di Riese, e la buona Margherita, a sua volta, concentrò da quel giorno in don Giuseppe le sue migliori speranze, il suo affetto più intenso”.
L’amato figlio rese l’ultimo omaggio alla madre componendo l’immaginetta funebre e la lapide morturaria, facendo una sintesi esatta di una vita semplice ma ben vissuta:
Margherita Sansòn, donna esemplare, moglie saggia, madre incomparabile, il 4 maggio 1852 perduto il diletto marito Giambattista Sarto fra dolorose e liete vicende rassegnata ed equanime, con senno virile cristianamente educati i nove figli, il 2 febbraio 1894 , nel suo ottantesimo primo, colla morte del giusto coronò una vita di lavoro e di sacrificio. Ai cari genitori il cardinale Giuseppe Sarto col fratello e le sorelle prega l’eterna requie.”
La vita di Margherita, piena di lutti, fatiche, povertà, non pare molto diversa da quella di tante altre donne dell’epoca. Eppure il segno, attraverso la sua vita e il suo esempio, che ha lasciato sul figlio Giuseppe fu decisivo nella formazione di questo grandissimo santo. La fede assoluta nella Provvidenza, e la consolazione del figlio che sbocciava quale grande patriarca della Chiesa, hanno reso la vita di Margherita piena e felice.
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Fonte immagine: https://parrocchiariesepiox.it/san-pio-x/opinioni-e-news-pio-x/478-margherita-la-madre-di-san-pio-x
