Nella Supplica alla Regina del Santissimo Rosario di Pompei, che si recita la prima domenica d’ottobre e l’8 maggio, leggiamo: “Voi siete l’Onnipotente per grazia“. La spiegazione di questa invocazione alla Madre di Dio, propria dei Padri e Dottori (da san Germano di Costantinopoli a sant’Alfonso Maria de Liguori) la troviamo nel seguente passaggio dell’enciclica “Augustissimae Virginis Mariae” di Leone XIII sul Rosario.
«La fede cattolica ci insegna che noi dobbiamo pregare non solo Dio, ma anche i santi, sebbene in maniera diversa: Dio, come sorgente di tutti i beni, i santi come intercessori (Conc. Trid. sess. XXV). “In due modi – dice s. Tommaso – si può rivolgere ad uno una preghiera: con la convinzione che egli lo possa esaudire o con la persuasione che egli possa impetrare ciò che si chiede. Nel primo modo noi preghiamo solamente Dio, perché tutte le nostre preghiere debbono essere rivolte al conseguimento della grazia e della gloria, che Dio solo può donare, come è detto nel Salmo 83,12: “La grazia e la gloria la largisce il Signore”. Nella seconda maniera presentiamo la nostra preghiera ai santi angeli e agli uomini; non già perché Dio per loro mezzo venga a conoscere le nostre domande, ma perché, per la loro intercessione e per i loro meriti, le nostre preghiere siano esaudite. E perciò in Apocalisse 8,4 si dice che salì il fumo degli aromi, per le orazioni dei santi, dalla mano dell’angelo al cospetto di Dio” (S. Th. 2a. 2ae q. LXXXIII, a. IV). Ora chi mai, fra tutti i santi, che abitano le sedi beate, potrà competere con l’augusta Madre di Dio nell’impetrare la grazia? Chi potrà con maggiore chiarezza vedere nel Verbo eterno di Dio le nostre angustie e le nostre necessità? A chi è stato concesso maggiore potere nel commuovere Dio? Chi al pari di lei ha viscere di materna pietà? È questo precisamente il motivo per cui noi non preghiamo i santi del cielo nello stesso modo con cui preghiamo Dio; “poiché alla santa Trinità chiediamo che abbia pietà di noi, mentre a tutti gli altri santi chiediamo che preghino per noi” (Ibidem). Invece la preghiera che si rivolge a Maria ha qualche cosa di comune col culto che si rende a Dio; tanto che la chiesa la invoca con questa espressione, che si suole indirizzare a Dio: “Abbi pietà dei peccatori”. Pertanto i Confratelli del Santo Rosario fanno molto bene a intrecciare tanti saluti e tante preghiere a Maria, come altrettante corone di rose. Infatti, davanti a Dio, Maria è “tanto grande e tanto vale che chi vuol grazie e a lei non ricorre, sua desianza vuol volar senz’ale” [in latino “Tanta enim Mariae est magnitudo, tanta, qua apud Deum pollet, gratia, ut qui opis egens non ad illam confugiat, is optet nullo alarum remigio volare“]».

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fonte https://carpinetoromano.altervista.org/augustissimae-virginis-mariae-12-settembre-1897/
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