di Redazione
Ci scuseranno i lettori se non ci siamo occupati fin qui della perdurante guerra civile interna al mondo benevacantista – anzi sarebbe più corretto dire ratzingerian-benevacantista, in quanto estesa oltre le frontiere dei “piccoli resti”, fino ai territori conservator-moderati. Nei giorni scorsi ci siamo occupati dei convegni futuri (ci vediamo prossimamente a Rimini, Ravenna e Pordenone), delle uscite librarie, della gestione di blog e social, delle attività militanti, con alcune novità che a breve vi illustreremo.
Ma torniamo rapidamente al tema dell’articolo. Lo spettacolo penoso che stanno offrendo gli scontri tra fazioni prosegue da giorni a suon di provocazioni e dispetti, accuse e difese, sospetti di “scisma”, dirette-fiume in cui si chiedono scuse o si ventila che la controparte (celebrata fino a qualche giorno prima) sia mossa dal Maligno, o che addirittura qualcuno voglia rifondare la Chiesa. “Un regno diviso in se stesso”, anzi un caravanserraglio diviso in se stesso dove protagonismi, sventolio di fogli e sospiri in favore di telecamera la fanno da padroni.
La confusione ha però ha un’origine chiara ed è il fatto che queste posizioni sono sbagliate. Magari “affascinanti” (virgolette d’obbligo), perché portano una soluzione apparentemente semplice ad un problema complesso, ma essenzialmente false. Lo abbiamo già ampiamente dimostrato con due libri: Parole chiare sulla Chiesa – curato da un sacerdote, don Daniele Di Sorco, che non campa con l’8×1000, non “vive in parrocchia” e non è mantenuto da casse vaticane – un testo orientato al nocciolo delle questioni con argomentazioni ricche di fonti, e Golpe nella Chiesa di don Andrea Mancinella (1956-2024) che, con oltre 400 note a piè di pagina, leva la maschera agli attori della rivoluzione neomodernista, compresi quelli vestiti di bianco. Concentrare il problema sul passaggio Bergoglio-Ratzinger significa semplicemente spostare l’attenzione, peraltro con argomenti sgangherati.
Alcune note finali:
- In Radio Spada, a differenza di molti di questi soggetti, ci opponevamo al “corso bergogliano” già nel 2013. Non avevamo la sfera di cristallo, ma ci basavamo sugli stessi fatti che denunciamo oggi.
- Non abbiamo particolare bisogno di sparare sul Grande Prelato ora che deve gestire scismi interni e fughe scomposte. Lo abbiamo combattuto, con le sue fantasie, quando aveva il vento in poppa e ci scatenava contro orde di profili social. Adesso è facile sparargli contro. Stesso discorso vale per suoi ex collaboratori, studiosi di codici segreti.
- Non bisogna farsi illusioni: il tracollo di questo mondo proseguirà ma il benevacantismo durerà ancora, anche se non è possibile sapere in che forme e per quanto. Il caos è tanto e in esso prosperano le false soluzioni. Combattere il bergoglismo col vaticansecondismo a marcia (più) lenta è una di queste.
Qualcuno ripeteva fino a qualche settimana fa che Ratzinger con la sua “non rinuncia” aveva attivato un processo paragonabile alla “chiamata dell’autospurgo”. Con i fatti dell’ultima settimana, abbiamo finalmente capito cosa intendesse.
Sipario.
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