di Marco Iotti
Il gollismo economico (in francese gaullisme), prende vita e ispirazione dall’azione politica di Charles De Gaulle. Non solo dottrina politica, ma – in un certo senso – una filosofia, un modo di essere, che trae ispirazione dal generale francese. La prassi del gollismo porta in sé l’ idea di una grande nazione. Una grande nazione del passato può essere una nazione forte a testa di altre nazioni. Il gollismo si può dire filosofia politica dell’”umanesimo patriottico”, derivante da un’idea “cristiano-democratica”.
Un’idea quindi di un grande paese, con politiche sociali che evitano fratture sociali e unificano la nazione. Un equilibrio di paese, con istituzioni politiche ed economiche per collante sociale. Una nazione che tenta di essere indipendente dai poteri forti dalle consorterie economiche e finanziarie; una forte politica di difesa, sia militare sia diplomatica. Un primato del presidente eletto direttamente dal popolo. Una connessione tra il capo dello stato e del popolo, forse al di là di destra e sinistra. Il rifiuto di certo liberalismo e dei socialismi. Una terza via economica, con una forte socialità e partecipazione del popolo, dove l’economia si basa sull’equilibrio capitale-lavoro, con l’auspicio della partecipazione larga ai benefici economici ai benefici, pur nel quadro del diritto d’impresa.
Torniano ai nostri tempi, con la globalizzazione che ha determinato l’interdipendenza delle economie mondiali. Con molti lati negativi, tra cui lo sfruttamento dei lavoratori e l’egemonia della grandi aziende multinazionali. Globalizzazione economica, con il liberismo più sfrenato a discapito delle economie nazionali, la deregolazione dei mercati internazionali, la flessibilità del lavoro e l’aumento delle multinazionali sui mercati interni delle singole nazioni; globalizzazione culturale, dovuta al predominio di pochi mass media. In questo momento storico, vediamo le nazioni essere regolate da forti lobby finanziarie e economiche, da lobby o enti sovranazionali che ne determinano le politiche, non solo sul piano economico ma anche sanitario e culturale. Gli stati negli anni hanno perso il loro peso sulla scena internazionale, a favore di scelte che piovono dall’alto. I popoli delle single nazioni hanno perso, nel tempo, la loro libertà individuale a discapito di politiche di massa. I singoli paesi, incatenati, hanno perso la maggior parte della loro indipendenza economico-sociale. In molti casi i cittadini, sudditi, dei poteri forti, vedono la loro libertà diminuita nelle loro scelte.
La globalizzazione ha portato una massificazione culturale, dove la gente assopita dai sogni del progresso, ha perso partecipazione e coinvolgimento nelle sfere della politica. Ha inoltre favorito tantissime disparità economiche, ha portato anche l’estendersi dei conflitti e delle guerre. In questo caos mondiale sembra quasi un’utopia parlare di partecipazione del popolo negli affari di stato, ma forse non è utopia sognare un’economia più nazionale e più sovrana, più slegata dalle lobby. Forse potrebbe essere un sogno quello di una terza via economica, come ipotizzava Charles De Gaulle. Se non vogliamo morire globalisti, da qualche parte bisogna partire: magari qualche idea si può prendere anche da lì?
Seguite Radio Spada su:
- Libreria: www.edizioniradiospada.com;
- Telegram: https://t.me/Radiospada;
- Gloria.tv: https://gloria.tv/Radio%20Spada;
- Instagram: https://instagram.com/radiospada;
- Twitter: https://twitter.com/RadioSpada;
- YouTube: https://youtube.com/user/radiospada;
- Facebook: https://facebook.com/radiospadasocial
