di Piergiorgio Seveso


E quanto a te, gran Dio? Non ci sarà quasi nessuno che prenda a cuore la tua causa anche se nel servirti c’è tanta gloria, utilità e dolcezza? Perché così pochi soldati sotto la tua bandiera? Quasi nessuno griderà in mezzo ai suoi fratelli per lo zelo della tua gloria come san Michele: Chi è come Dio? Lasciami allora gridare dappertutto: Al fuoco! al fuoco! al fuoco!… Aiuto! aiuto! aiuto!… C’è fuoco nella casa di Dio! C’è fuoco nelle anime! C’è fuoco perfino nel santuario… Aiuto! stanno assassinando il nostro fratello!… Aiuto! stanno uccidendo i nostri figli!… Aiuto! stanno pugnalando il nostro buon padre!… (san Luigi Maria Grignion de Montfort)

Qualcuno potrebbe rilevare che questa rubrica guardi più spesso al mondo tradizionalista piuttosto che alle dinamiche retoriche del neo-modernismo deflagrante. Lo ammetto senza reticenze: se è vero che Radio Spada si occupa spesso e con gusto di molte dichiarazioni bergogliane, io non me ne occupo affatto. Non è mia attitudine seguitare i passi argentini come un cane da punta per scorgervi rinnovate eresie, anfibiologiche dubbiezze o banali trivialità oppure per segnalare, umidi gli occhi e tremolanti le gambe, qualche pallida riaffermazione della dottrina della Chiesa, qualche verbosità “cristocentrica”, qualche accento o brocardo cattolicoide.

“Ecco è tornato Pietro!” oppure “Simone ora tace”: pietose bugie, autoconvincimenti consolatori, trattamenti di tanatoprassi spacciati per prodigiosi artificii di bellezza che si sentono dai tempi del “credo” montiniano, della “Dominus Iesus” polacca o della chiacchierata di Ratisbona. Con buona pace di tutti e con molto affetto per chi si affatica in questo logorante e acrobatico esercizio di separazione del grano dal loglio, credo che non sfugga che in un quadro generalmente rivoluzionario e neo-modernista le ripresentazione di cascami cattolici, di frattaglie di dottrina, separate da un’universale ortodossia e ortoprassi cattolica, sia specchietto per allodole, trappola per tordi, richiamo omicida per merli e passeri innamorati.

In altre parole, affidarsi all’attualità, dimenticando la Storia (specialmente quella recente della seconda metà del secolo scorso e del “concilio vaticano secondo”) porta genericamente ad un vaniloquio esasperante, a tediose querimonie, a deprecazioni rituali che si alternano ad illusioni femminee di parziali restaurazioni e di aggiustamenti provvidenziali.

“Tutto sbagliato, tutto da rifare”: come sottolineava un arguto ciclista toscano, senza amanti ma molto amato da Papa Pio XII.
Bisogna sorbire la quotidiana medicina del realismo, il poculum asprigno della concretezza, guardando in faccia i mille volti della rivoluzione trionfante. Infatti, come mi capitava di dire in passato, nel cattolicesimo, figlio del “concilio”, al nitore della definizione e delle sententiae si sono sostituite le suggestioni sensistiche del pressapochismo, ad una severa disciplina penitenziale (rigorosa ma non rigorista) una benevola somatolatria, ad un culto, imperniato sul Tremendum di un Sacrificio unico, storico e cruento, ripetuto incruentemente ad infinitum, una dimensione orizzontalistica, conviviale ed agapica che può creare dei simpatizzanti, dei fan, dei devoti estimatori (stile Teocons) ma non dei fedeli.

Se a questo aggiungiamo un drastico riposizionamento minimalista e a tratti marginale della Chiesa all’interno della società (“accompagnare” i percorsi), un sanzionamento indebito di una democrazia massificante e fortemente “totalitaria” e (pseudo) teistica, radicalmente lontana dalle floride “democrazie” locali, presenti da sempre negli antichi ordinamenti del “Vecchio continente”, incominciamo ad vedere chiaramente la “sostituzione” attuata dal neo-modernismo “Falsus Israel” ai danni del cattolicesimo romano “Verus Israel”.

Di fronte a tale pericoloso marasma, badare alla cura della propria zattera di salvataggio, foss’anche culturale o comunitaria come la nostra, è norma essenziale, dovere di stato precipuo. Non posso quindi fare a meno di notare come Radio Spada, a dispetto di ogni residuale tentativo di indebolimento, isolamento e inceppamento, mantenga ad oggi un ruolo centrale all’interno della Buona battaglia nelle nostre terre – lo dico con una serenità non scalfita dall’evidente conflitto d’interesse che ho nello scrivere queste righe – continuando a realizzare i propri programmi editoriali, aggiornando il proprio blog a cadenza quotidiana, vedendo propri amici e autori partecipare a pieno titolo in molte meritorie iniziative, organizzate anche da altri (una fra tutte ma assai preziosa il 30° convegno di studi cattolici organizzato dalla FSSPX a Rimini il 26 ottobre 2024). Lo sbriciolamento di ogni (anche postumo) tentativo di cordone sanitario intorno a noi e alla nostra azione è la dimostrazione dello sfolgorio del nostro impegno adamantino, così come della sincera e mutua collaborazione tra noi ed il pubblico dei nostri lettori, estimatori ed amici. E lo si dica con tutta la consapevolezza della nostra pochezza, del fatto che tutto è grazia, che nessuno “è indispensabile”, che domani potremmo doverci salutare (ma col sorriso).

Se quindi mi occupo di più del mondo tradizionalista e/o integrista che di quello modernista, è perché quindi ritengo “perso” quest’ultimo (certamente dal punto di vista della storia della Chiesa, non dal punto di vista della salvezza dei singoli) e fondamentale il primo nelle logiche e nelle dinamiche della futura Restaurazione (che non si farà con le carte bollate ma elevando preghiere al Cielo, militando su questa Terra e forse col sangue di martiri e combattenti). Me ne occupo a volte con perplessità, a volte con desolazione, in qualche caso con disgusto ma sempre con la medesima “cura” per la battaglia comune, con un intento che a contempo vorrebbe essere di esemplarità e di pedagogia (anche con i muli recalcitranti nelle loro stanze dei balocchi).

Piergiorgio Seveso
Presidente SQE della Fondazione Pascendi
Sancti Angeli custodes, orate pro nobis



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