di Piergiorgio Seveso
Non è un segreto per nessuno e l’ho già detto: per me fare il cronista della “crisi della Chiesa” significa principalmente fare un’analisi accurata e costante della crisi del c.d. tradizionalismo cattolico che per primo risente del vuoto d’Autorità che stiamo vivendo, subendo e patendo.
Non si tratta quindi di una pratica compiaciuta e masochistica ma di un esercizio continuo di realismo, di reattiva deterrenza, forse in ultima analisi di umiltà. Sarà certamente Nostro Signore che salverà la Chiesa da questa apicale e verticale “crisi” ma lo farà attraverso e malgrado noi cattolici residuali. E che questa crisi sia anzitutto di autorità e di dottrina, ben più che di morale, è realtà tangibile e palmare ogni giorno.
Si cercano continuativamente e spasmodicamente surrogati a questa Autorità che manca e difetta e sono tutte autorità umane, talvolta serie e ponderate, altre volte e più spesso oggi raccogliticce e improvvisate. E queste “autorità” spesso confliggono tra loro e talora persino col buon senso: è infatti immediatamente evidente a chi voglia vedere che per essere cattolici oggi non basta solo “fare come prima”, “fare come se” questa crisi non esista.
Si cercano risposte più serie e profonde sul “come” e sul “perché”, si cercano, e mi permetterete una giustapposizione libraria non casuale, “parole chiare” per pronunciare i nostri “non possumus” alla crisi neo-modernista in atto. E accanto a pareri più seri, fondati sulla teologia romana, possiamo, nel tragico discount della Tradizione, incappare in ignobili contraffazioni della Dottrina, acque distillate del Nulla che molti bevono come portentose medicine, come salvifiche pozioni.
È di questi giorni il desolante spettacolo di realtà pseudo-tradizionali che si dilaniano tra loro, come donne bercianti nelle case di ringhiera, lanciandosi pitali e contumelie, come serpenti egualmente venefici che, stretti in spire suicide, si scambino morsi egualmente mortali. Non possiamo fare a meno di pensare con strazio alle tante menti, ai tanti cuori, in ultima analisi alle tante anime che hanno cercato in questi sotto-mondi speranze, consolazioni, stimoli all’azione, persino grazie, ricevendone solo illusioni, volute di fumo tossico e l’”apparenza di un’appartenenza”.
Tempi infelici, tempi iniqui, quelli in cui banditori e predicatori da trivio web possono trascinare centinaia di persone sui vicoli ciechi lontani sia dal cattolicesimo integrale, sia dalla contro-rivoluzione , persino dalla “reazione” cattolica. Se per anni abbiamo combattuto contro le bugie auto-consolatorie, contro le pastiglie rassicuranti del mondo catto-conservatore e dei piccoli presepi in pizzo di Cantù e merletti inamidati, non era certamente per aggiogare tanta gente al carro carnascialesco del benevacantismo.
Non possiamo che sperare che i recenti fatti possano progressivamente porre la parola fine a questa farsa, a questa oscena parodia della ”Buona battaglia”, a questo immoderato spreco di tempo, di ingegno e di buone volontà.
Radio Spada farà come sempre del suo meglio per raccogliere ANCHE in questo caso i naufraghi di questo mondo, come nel 2015 facemmo coi “conservatori perplessi” e con gli integristi disincantati ai “piedi del trono vuoto”. Ciò che non sfugge è la radicale babelizzazione del nostro mondo, il continuo darsi sulla voce, le ridda inesorabile di opinioni, suggestioni, illazioni e invenzioni che dobbiamo leggere ogni giorno istis oculis nostris. Ben lungi dal dirvi di spegnere questi gingilli sui quali ora vi scriviamo, ben lungi dal lanciare anatemi da osteria, sul modello di “meno tastiera più preghiera”, vi invitiamo però ad un approfondimento continuo e pensoso della crisi che stiamo vivendo, attraverso buoni libri, buone conferenze (ad esempio quelle cui partecipiamo e che organizziamo), buone conversazioni attorno ad un piatto e ad un buon bicchiere di vino ma senza frenesia, senza precipitazione, senza ansie risolutive, senza la pretesa di capire (e risolvere) tutto e subito. Cominciando a far la contro-rivoluzione da noi stessi e usando anche nella doverosa militanza il principio di prossimità.
Iddio che governa la barca in tempesta saprà suggerire nuove risposte, nuovi eroismi cattolici, nuovi provvidenziali scenari nei quali esercitare il nostro essere cattolici al servizio di Cristo Re (di cui ricorre tra poco la festa). Anche questo, accanto alla preghiera e alla vita di grazia, ci farà vivere degnamente senza cedere alla stasi degradante che viviamo ormai da troppo tempo.
Adveniat regnum tuum, adveniat per Mariam!
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Immagine di Pub. Dom.: John Martin, Le Pandemonium.
