Presentiamo ai lettori il testo dell’intervento di A. Giacobazzi presso il 30° Convegno di Studi Cattolici (Rimini, 26 ottobre 2024), dal titolo Uscire vivi dalla Valle di Giosafat: guerre, messia perduti e un Oriente più vicino del solito. Questa è la prima parte.


Introduzione: di cosa (non) si parlerà.
Perché la Valle di Giosafat nel titolo? Luogo biblico del giudizio, in cui si radunano le nazioni, sembra un’immagine più che mai evocativa, se si pensa alle attuali vicende che attraversano il Vicino e Medio Oriente. Uscirne vivi è un’impresa soprattutto se la «vita» di cui si parla è quella soprannaturale, se la cerchia in cui sperare di entrare è quella dei salvati.

In questa conferenza si parlerà poco di scenari futuri, di previsioni più o meno probabili sulla politica internazionale, continuamente sfornate da televisioni, radio e social. Si tratterà invece delle dottrine che ispirano e muovono gli uomini. Proveremo insomma a dare uno sguardo dall’alto. Trattando di ciò che accade attorno a Gerusalemme forse comprenderemo qualcosa in più di quel mondo così lontano e allo stesso tempo così vicino (prima parte), e inevitabilmente scopriremo di parlare anche di noi stessi, della nostra storia, così strettamente intrecciata con i destini delle terre calcate dai passi del Redentore (seconda parte).

I temi illustrati, ovviamente, non esauriscono la totalità delle questioni. Ai protagonisti della politica israeliana che incontreremo non si può ridurre la complessità della vita di quella società. Ma il dato particolare, nella sua rilevanza, ci servirà per allargare lo sguardo in aree poco «coperte» dai media: zone poco illuminate che, una volta individuate, ci daranno una visione sufficientemente ampia per tentare poi di ricomporre le tappe principali del percorso che dal velo del tempio squarciato ci ha portato sin qui. E quel cammino riguarda il nostro futuro, più di ciò che possiamo immaginare.

«Grande Israele» e grandissimi abbagli. Ovvero: cosa si muove nella società israeliana.
Negli accadimenti del Vicino Oriente, ciò che più impressiona il «comodo» telespettatore europeo è la violenza dirompente, affiancata a frequenti riposizionamenti e cambi di fronte, con accordi più o meno taciti e colpi di scena mortiferi. «Quasi tutti», in quella parte di mondo, ciclicamente si accordano e si scannano con «quasi tutti gli altri». Il risiko, se ridotto alla pura tattica, è sostanzialmente inestricabile. Prendiamo Hamas: legato alla Siria di Assad e con quartier generale a Damasco, ha cambiato fronte all’inizio del 2012, lasciando la vecchia sede per una nuova a Doha nel Qatar[1], passando dal sostegno al governo siriano, all’appoggio dei ribelli, per poi riavvicinarsi all’asse iraniano e vedere il suo capo dell’ufficio politico Haniyeh assassinato, proprio a Teheran, probabilmente con un operazione dei servizi di Tel Aviv. L’organizzazione, prima favorita o tollerata[2] dalle autorità israeliane in funzione anti-Fatah, incarna oggi il ruolo di catalizzatore del conflitto militare in corso. Quanto queste fasi siano collegate è altra materia, ma il quadro rende bene l’idea di come sia aggrovigliata la matassa da districare. Lo si è detto: è necessaria una visione più alta per capire cosa si muove oltre le cortine fumogene e i lanci di razzi.

Uno degli errori più comuni consiste, ad esempio, nello scambiare la bellicosità del Governo Netanyahu per una semplice conseguenza dei fatti politici del momento o, peggio, delle sole attitudini del primo ministro. L’abbaglio è molto grande e finisce per eludere una serie di questioni essenziali: cosa si muove nella società israeliana? Quali ideologie hanno preso piede al suo interno? Come e quanto è tornato in auge il tema del «Grande Israele»? Quanto profonda e antica è l’origine dell’irrigidimento che oggi possiamo misurare così agevolmente?

In questa prima parte analizzeremo il quadro da un punto di vista più prossimo, nella seconda più remoto. È bene chiarire che senza risalire alle cause difficilmente si potrà dare una corretta valutazione degli effetti. Non a caso, partendo dalle conoscenze della sua giovinezza, Israel Shahak – docente universitario e attivista israeliano – si mise a studiare le antiche dottrine rabbiniche arrivando a concludere «che né il sionismo, compreso il suo versante laico, né la politica dello Stato d’Israele sino dalla sua fondazione, né quella degli ebrei della diaspora che lo appoggiano dall’esterno, sono comprensibili se non si considera l’influsso decisivo che hanno queste leggi e la visione del mondo che esse creano ed esprimono»[3].

Partiamo dal «Grande Israele», dunque. L’argomento relativo a quali siano i confini dello stato israeliano, non è un dettaglio per la politica del Vicino Oriente, e – del resto – è sul tavolo da lungo tempo. Sempre Shahak trent’anni fa ricordava come già circolassero «numerose, discrepanti versioni dei confini biblici della Terra d’Israele, che le autorità rabbiniche considerano idealmente possesso dello stato ebraico. Nelle più “generose” sono compresi tutto il Sinai e la parte settentrionale dell’Egitto fino alle porte del Cairo; ad est tutta la Giordania e una vasta area dell’Arabia Saudita, tutto il Kuwait e una parte dell’Irak a Sud dell’Eufrate; a nord tutto il Libano e tutta la Libia insieme a una gran parte della Turchia fino al lago di Van e, ad occidente, addirittura Cipro». E aggiungeva: «Oggi, in Israele, spesso con il sussidio governativo, si pubblica un’immensa quantità di ricerche e dotte discussioni sui confini presentate in atlanti, libri, articoli e forme più popolari di propaganda»[4]. «La mia conversione politica da ammiratore di Ben Gurion a duro oppositore avvenne proprio per questo motivo. Nel 1956 – scrisse – accettavo con entusiasmo tutte le motivazioni politiche e militari che Ben Gurion addusse quando scatenò la guerra di Suez. Il terzo giorno dal nostro attacco, davanti al Knesset, lui, un ateo irriducibile, orgoglioso di aver sempre ignorato tutti i precetti della religione ebraica, dichiarò che la vera ragione per combattere quella guerra era “la restaurazione del regno di Davide e di Salomone” fino ai confini descritti dalla Bibbia»[5].

Il Likud – capeggiato da Netanyahu – non condivide la storia social-laburista che fu di Ben Gurion, ma è uno degli eredi del cosiddetto sionismo revisionista e dell’esperienza dell’Irgun, la forza armata ispirata alle idee di Vladimir Jabotinsky. Nella propaganda di questa organizzazione militare si raffigurava l’intero mandato britannico, attuale Giordania compresa, come Eretz Israel, «Terra di Israele»[6]. Nota alle cronache nel 1946 per l’attentato esplosivo all’ambasciata britannica a Roma (con 2 feriti), al King David Hotel di Gerusalemme (con 91 morti e 46 feriti), e per la compartecipazione al massacro di Deir Yassin del 1948 (107 civili arabi, 11 dei quali armati), si inserisce in pieno nella tortuosa e controversa storia dell’ala destra del «movimento nazionale ebraico». Il revisionismo sionista, pur non riducibile nella sua complessità al fenomeno fascista, ebbe certamente componenti dichiaratamente filo-fasciste e non mancò al suo interno chi intrattenne rapporti con l’Italia di Mussolini, al punto di dar vita ad una «scuola navale ebraica» a Civitavecchia negli anni ‘30. Una frattura interna all’Irgun diede vita al Lehi, fazione militante che a Seconda Guerra Mondiale in corso tentò contatti con la Germania nazionalsocialista. Di questo piccolo gruppo fece parte Yitzhak Shamir, primo ministro israeliano col Likud negli anni ‘80 e ‘90. Dell’Irgun aveva invece fatto parte un altro primo ministro israeliano: Menachem Begin.

Se dei rapporti del sionismo, non solo di «destra», con l’Italia e la Germania negli anni ‘30 e ‘40 ci siamo già occupati altrove[7], ciò che invece pare opportuno approfondire è un’altra componente della società israeliana che a fianco della «destra storica», più o meno secolare, si è prepotentemente affacciata nell’agone politico, ovvero la componente religiosa. Si noti – lo vedremo meglio nella seconda parte – che il nascente sionismo non vide troppo favore in ambito rabbinico. Ancora oggi esiste un rilevante fenomeno – anche all’interno dei confini dello stato israeliano – di anti, o almeno di a-sionismo[8] nelle comunità religiose. Vi è poi un vasto movimento, molto più che in passato, riconducibile al cosiddetto sionismo religioso, con intensità variabile, e a posizioni generalmente definite di «estrema destra». Poniamo, ad esempio, l’attenzione a tre casi: i partiti Unione Nazionale-TkumaOtzma Yehudit e Shas, facenti parte dell’attuale maggioranza di governo e necessari per garantirle un sostegno.

Il tema del «Grande Israele» riemerge proprio per bocca del capo dell’Unione Nazionale-Tkuma, o Partito Sionista Religioso, ovvero Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze del Governo Netanyahu. Fautore di una sede nazionale ebraica estesa ben oltre i confini attuali e fino a Damasco in Siria[9], ha parlato da un palco a Parigi dove era presente una mappa comprendente la Giordania, non dissimile da quelle raffigurate dall’Irgun[10], negando contestualmente l’esistenza di un popolo palestinese. In passato avevano fatto scalpore già altre sue dichiarazioni. Nel 2016 aveva sostenuto la separazione delle donne arabe da quelle ebree nei reparti maternità degli ospedali: «È naturale che mia moglie non voglia sdraiarsi accanto a qualcuno che ha appena dato alla luce un bambino che potrebbe voler uccidere il suo bambino tra 20 anni»[11]. Nel 2021 disse ad alcuni deputati arabo-israeliani: «Siete qui per errore, è un errore che Ben Gurion non abbia finito il lavoro e non vi abbia buttato fuori nel 1948»[12].

Non meno radicale è il capo del partito Otzma Yehudit (Potere Ebraico), Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale. Nel 1995 aveva vandalizzato la macchina di Yitzhak Rabin (ucciso poche settimane dopo da Yigal Amir) staccandone l’emblema Cadillac[13]. Nei giorni in cui si valutava la nomina a ministro, dal governo americano arrivarono note preoccupate per la sua partecipazione alle manifestazioni in ricordo del rabbino Meir Kahane, che fu messo fuori legge dallo stato israeliano «per razzismo e terrorismo». Il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price affermò: «Onorare l’eredità di un’organizzazione terroristica è aberrante. Non c’è altra parola per dirlo»[14]. Kahanista era pure Baruch Goldstein, il terrorista che realizzò il massacro di Hebron alla Tomba dei Patriarchi trucidando a colpi di mitragliatore 29 palestinesi e ferendone 125. Da alcune evidenze video risulta che Ben-Gvir tenesse un suo ritratto in salotto[15]. Nel 2023, in seguito all’arresto di cinque ebrei Haredi per aver sputato contro i cristiani fuori dalle chiese, Ben-Gvir ha affermato che «non era un caso criminale», secondo lui il problema sarebbe stato da affrontare «attraverso l’istruzione e l’educazione», affermazioni che non stupiscono vista la tendenza di quell’ambito sociale a spiegare gli sputi contro i cristiani come «un’antica usanza ebraica»[16].

Si noti che i due partiti appena citati si trovano nella stessa maggioranza di governo accusata di voler usare la «riforma della giustizia» per indebolire la Corte Suprema israeliana, in particolare alla luce del suo ruolo di freno allo smodato avanzamento degli insediamenti in Cisgiordania. Il fatto non è trascurabile dal punto di vista delle conseguenze sociali e politiche, del resto sul Time si annotava nel luglio 2023: «Ad oggi, la Corte Suprema ha sia consentito che ostacolato gli insediamenti israeliani. Da un lato, molte delle decisioni della Corte hanno facilitato l’accaparramento di terre e lo sfollamento dei palestinesi in Cisgiordania. Dall’altro, l’Alta Corte ha imposto limiti ad alcuni dei peggiori eccessi della destra dei coloni, non ultimo abrogando una legge che consente la costruzione di insediamenti su proprietà palestinesi. La Corte Suprema israeliana è l’unica istituzione a cui i palestinesi possono rivolgersi per contestare i singoli insediamenti o difendere i propri diritti nelle controversie sulla terra»[17].

Una storia più antica dell’esperienza politica di Smotrich e Ben-Gvir è certamente quella del partito religioso Shas (pure facente parte della maggioranza di governo), fondato da Ovadia Yosef (1920-2013)[18], dal 1973 al 1983 Rabbino Capo sefardita d’Israele, Rishon LeZion (Primo a Sion), e padre di altri due Rabbini Capo sefarditi d’Israele. In un suo sermone dell’ottobre 2010 disse, destando le ire dell’Anti-Defamation League e dell’American Jewish Committee[19], che «i non ebrei sono nati solo per servire noi. Senza questa funzione, non hanno motivo di essere al mondo»[20]. Sempre nel 2010 augurò che «sparissero dal mondo tutte le persone disgustose che odiano Israele (come Abu Mazen)» e che potessero essere «colpite dalla peste insieme a tutti i cattivi palestinesi persecutori dello Stato ebraico»[21]. Parlando degli arabi in un sermone del 2001 disse che «era vietato avere pietà di loro», che bisognava «lanciare missili contro di loro e annientarli», definendoli «perfidi e dannati»[22]. Quando l’uragano Katrina devastò New Orleans, sostenne che questo fatto aveva avuto luogo «perché non c’era abbastanza studio della Torah… gente negra risiedeva là (in New Orleans). I negri studieranno la Torah? [Dice Dio] portiamo uno tsunami e anneghiamoli […] Centinaia di migliaia sono rimasti senza casa, decine di migliaia sono stati uccisi, tutto questo perché erano senza Dio»[23]. Aggiunse: «Dietro l’espulsione di Gush Katif [insediamento israeliano a Gaza] c’era Bush, incoraggiò Sharon: […] 15.000 persone sono state espulse là e qui ne sono state espulse 150.000, è un castigo di Dio»[24]. Per dare conto della complessità politica in cui queste dichiarazioni si inseriscono, si tenga conto che Ovadia Yosef non mancò di avvisare gli elettori circa il fatto che votare il nazionalista secolare Avigdor Lieberman, capo di Israel Beitenu(Israele, casa nostra) era come «supportare Satana»[25].

Il suo successore, rabbi Mordechai Eliyahu si collocò sulla sua medesima scia. Rabbino Capo sefardita d’Israele dal 1983 al 1993, fu definito sul quotidiano Haaretz come «an eloquent racist»[26]: «elogiò appassionatamente»[27] il rabbino-terrorista Meir Kahane, già citato in precedenza, in occasione del suo funerale. Nel 2008 durante la celebrazione dell’anniversario dell’attacco che portò alla morte di otto studenti di una scuola rabbinica affermò: «Anche quando si cerca vendetta è bene mettere in chiaro una cosa: la vita di un ragazzo che studia in una yeshiva vale più delle vite di 1.000 arabi. Il Talmud stabilisce che se dei gentili derubano Israele d’argento, dovranno restituire in oro […] ma in casi come questi non c’è nulla da restituire dato che, come ho detto, la vita di un ragazzo che studia in una yeshiva vale più delle vite di 1.000 arabi»[28].

Queste dichiarazioni e questi fatti sono solo episodi di una lista che si potrebbe allungare molto. Il giornalista progressista israeliano Gideon Levy in un suo celebre intervento del 2015[29] al National Press Club ha spiegato che ciò che avviene ai danni dei palestinesi riguarda – come abbiamo accennato – non solo le autorità politiche ma anche la società israeliana, circondata da una serie di muri «mentali». Levy ritiene che questi muri permettano di vivere normalmente nella dura realtà, seguendo tre linee ideologiche fondamentali. Oltre all’elezione del popolo che rivendica il diritto di vivere «in Israele» e all’autorappresentazione degli occupanti come vittime, il più importante: la «disumanizzazione sistematica» dei palestinesi per convincere tutti che non sono degni di reali diritti.

Ovviamente la società israeliana, nel suo insieme (e voci come Levy ne sono in parte la prova), non si può ridurre a ciò che abbiamo visto sin qui, ma escludere questi elementi dall’analisi significa eludere il tema il tema fondamentale che stiamo trattando e negare le ragioni profonde dell’irrigidimento, anche politico, e della bellicosità che constatiamo nelle cronache. Abbiamo visto come Netanyahu e il suo stretto entourage, sebbene proposto spesso dai media come causa quasi unica dell’aggressività (anche militare) israeliana, in realtà rappresenti «solo» il cerchio più visibile e riconoscibile di tanti altri cerchi concentrici estesi nella realtà sociale, così come nel passato prossimo dell’esperimento statale sionista. Ora però si tratta di estendere l’analisi ai cerchi più vasti, dunque più antichi: dal prossimo dobbiamo passare al remoto e risalire, per ricongiungere il passato e il presente. La trattazione dovrà, per ovvie ragioni, essere sintetica e non potrà non sacrificare alcuni approfondimenti.

Segue: Parte seconda, L’appuntamento mancato e una ferita che dura da qualche millennio.


[1] Hamas lascia la Siria per il Qatar, Contropiano: Hamas lascia la Siria per il Qatar – Contropiano
[2] Cfr.: A. Giacobazzi, Vicino Oriente e guerra: un dibattito inquinato, 17 Ottobre 2023, Radio Spada: Vicino Oriente e guerra: un dibattito inquinato
[3] I. Shahak, Storia ebraica e giudaismo: il peso di tre millenni, CLS, Verrua Savoia, 1997, p. 10.
[4] Ivi, p. 22.
[5] Ivi, p. 21.
[6] Cfr.: Immagine in rense.com/1.imagesH/irgun.jpg
[7] Cfr.: A. Giacobazzi, L’asse Roma-Berlino-Tel Aviv, Il Cerchio, 2010; et A. Giacobazzi, Il fez e la kippah. Tre cinquantine di documenti relativi ai contatti tra ebrei e fascismo, Parma, Edizioni all’insegna del Veltro, 2012.
[8] Who are the Haredim in Israel and what are their demands?, AlJazeera, 1° luglio 2024: Who are the Haredim in Israel and what are their demands?
[9] Cfr.: (documentario) Israel: Extremists in Power di ArteIsrael: Extremists in Power – Watch the full documentary | ARTE in English et Bezalel Smotrich calls for Israel’s borders to extend to Damascus, MiddleEastEye, 1° ottobre 2024: Bezalel Smotrich calls for Israel’s borders to extend to Damascus
[10] Israeli Ambassador to Jordan Summoned After Top Minister, ecc., Haaretz, 20 marzo 2023: Israeli ambassador to Jordan summoned after top minister showcases map of ‘Greater Israel’ et Smotrich says there’s no Palestinian people, declares his family ‘real Palestinians’ , The Times of Israel, 20 marzo 2023:timesofisrael.com/…ich-declares-himself-his-family-real-palestinians/
[11] J. Lis, Israeli Lawmaker: My Wife Wouldn’t Want to Give Birth Next to, ecc., Haaretz, 5 aprile 2016: Israeli lawmaker: My wife wouldn’t want to give birth next to an Arab woman et J. Siegel-Itzkovich, A. Ben Solomon, Smotrich supports hospital room segregation between Jews and Arabs, 5 aprile 2016: Smotrich supports hospital room segregation between Jews and Arabs
[12] A. Spiro, Smotrich at Knesset: Ben-Gurion should have ‘finished the job,’ thrown out Arabs, The Times of Israel, 13 ottobre 2021, timesofisrael.com/…ion-should-have-finished-the-job-thrown-out-arabs/
[13] J. Maltz, The Lawyer for Jewish Terrorists Who Started Out by Stealing Rabin’s Car Emblem, Haaretz, 4 gennaio 2016: The lawyer for Jewish terrorists who started out by stealing Rabin’s car emblem. Sequenza video in (documentario) Israel: Extremists in Power di ArteIsrael: Extremists in Power – Watch the full documentary | ARTE in English
[14] Israele: Usa contro Ben Gvir per rabbino estremista Kahane Price, ANSA, 11 novembre 2022: Israele: Usa contro Ben Gvir per rabbino estremista Kahane – Nord America – Ansa.it
[15] L. Harkov, Netanyahu’s deflection of his involvement with Otzma – analysis, The Jerusalem Post, 25 febbraio 2019: Netanyahu’s deflection of his involvement with Otzma – analysis. Sequenza video in (documentario) Israel: Extremists in Power di ArteIsrael: Extremists in Power – Watch the full documentary | ARTE in English
[16] 5 arrested for spitting at Christians in Jerusalem; police minister: It’s not criminal, The Times of Israel, 4 ottobre 2023: timesofisrael.com/…ans-in-jerusalem-police-minister-its-not-criminal/ et Prominent Settler Activist Says Spitting on Christians, ecc, Haaretz, 3 ottobre 2023: Prominent settler activist says spitting on Christians ‘ancient Jewish custom’
[17] Y. Serhan, What Israel’s Controversial Judicial Overhaul Means for Palestinians, Time, 25 luglio 2023: What Israel’s Judicial Overhaul Means for Palestinians
[18] Cfr.: A. Giacobazzi, Anche se non sembra, Edizioni Radio Spada, 2014.
[19] N. Mozgovaya, ADL Slams Shas Spiritual Leader, ecc, Haaretz, 20 ottobre 2010: ADL slams Shas spiritual leader for saying non-Jews ‘were born to serve Jews’
[20] M. Oster, Sephardi leader Yosef: Non-Jews exist to serve Jews, Jewish Telegraphic Agency, 10 ottobre 2010.
[21] BBC, Israel rabbi calls for ‘plague’ on Mahmoud Abbas, 30 agosto 2010: Israel rabbi calls for ‘plague’ on Mahmoud Abbas
[22] BBC, Rabbi calls for annihilation of Arabs, 10 aprile 2001: BBC News | MIDDLE EAST | Rabbi calls for annihilation of Arabs
[23] Più «leggera» ma sempre significativa è la battuta fatta dall’allora Rabbino capo ashkenazita d’Israele David Lau (agosto 2013, figlio di Meir Lau, Rabbino Capo emerito) di fronte agli studenti di una yeshiva. Parlando delle partite di basket disse: What do you get out of it when the kushim who are paid by Tel Aviv beat the kushim who are paid by Greece? [Cosa ve ne viene se dei negri pagati da Tel Aviv battono dei negri pagati dalla Grecia?]. Dopo la bufera di polemiche che seguì queste dichiarazioni, il rabbino sostenne che la frase was a joke. Cfr.: G. Hoffman, New chief rabbi widely condemned for racist comments, JPost.com, 30 luglio 2013: New chief rabbi widely condemned for racist comments
[24] Z. Alush, Ynetnews, Rabbi: Hurricane punishment for pullout:
Rabbi: Hurricane punishment for pullout
[25] Rabbi Yosef: Lieberman voters support Satan, YNet, Rabbi Yosef: Lieberman voters support Satan
[26] A. Pfeffer, Rabbi Mordechai Eliyahu – an eloquent racist, Haaretz, 11 giugno 2010: Anshel Pfeffer / Rabbi Mordechai Eliyahu – an eloquent racist
[27] Ibidem.
[28] K. Nahshoni, Ynetnews, Rabbi Eliyahu: Life of one yeshiva boy worth more than 1,000 Arabs, 04.03.08:
Rabbi Eliyahu: Life of one yeshiva boy worth more than 1,000 Arabs
[29] Discorso di G. Levy presso the Israel Lobby/National Press Club, 2015: youtube.com/watch?v=kTaErJCfwcw