Dal capolavoro Cristo vita dell’anima di Dom C. Marmion (prefazione del Card. D. J. Mercier) presentiamo questo interessante estratto.


Nel rito greco, l’unione dei fedeli con Cristo nel suo sacrificio è espressa con tutta la vivacità delle concezioni orientali. Al principio della Messa, il sacerdote, con una piccola lancia d’oro, divide il pane in parecchi frammenti ed assegna ad ognuno di essi, per mezzo di una preghiera speciale, l’incarico di rappresentare i personaggi o le categorie di persone in onore delle quali o per le quali il sacrificio verrà offerto. Il primo frammento rappresenta Cristo; un altro la Vergine Corredentrice; poi altri gli apostoli, i martiri, le vergini, i santi del giorno, tutto il corteo della Chiesa trionfante. Vengono poi i frammenti riservati alla Chiesa purgante e alla Chiesa militante: il Sovrano Pontefice, i vescovi, i fedeli presenti. Terminata questa funzione, il sacerdote pone tutti i frammenti sulla patena e li offre a Dio, poiché tutti verranno tosto trasformati nel corpo di Gesù Cristo. Questa cerimonia indica quanto grande deve essere la nostra unione a Cristo nel suo sacrificio.

La liturgia latina è più sobria, ma non meno precisa. Essa possiede una cerimonia antichissima, che il sacerdote non può omettere senza colpa grave e che mostra chiaramente come dobbiamo essere inseparabili da Cristo nella sua immolazione. Al momento dell’offertorio il prete versa nel calice, che contiene già il vino, un po’ d’acqua. Che significa questa cerimonia? Essa è spiegata dalla preghiera che l’accompagna: «O Dio, che avete formato l’uomo in uno stato così nobile e, per mezzo dell’Incarnazione, l’avete ristabilito in modo anche più ammirabile, fate che per mezzo del mistero di questa acqua e di questo vino, noi abbiamo parte alla divinità di colui, che si è degnato di partecipare alla nostra umanità, Gesù Cristo vostro Figlio, nostro Signore che, essendo Dio, vive e regna con voi unitamente allo Spirito Santo, in tutti i secoli». Poi il sacerdote offre il calice perché sia accettato da Dio in odorem suavitatis.

Quindi il mistero, simboleggiato da questa mescolanza dell’acqua col vino, è l’unione in Cristo della divinità con l’umanità. Da questo mistero ne deriva un altro, richiamato pure da questa preghiera, sulla nostra unione a Cristo nel suo sacrificio. Il vino rappresenta Cristo, l’acqua rappresenta il popolo, come S. Giovanni disse già nell’Apocalisse e come confermò il Concilio di Trento.

>>> Cristo vita dell’anima, Dom C. Marmion, prefazione del Card. D. J. Mercier <<<

Immagine di Pub. Dom. da qui: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mair_Tray_with_life_of_Christ_set_with_gemstones.jpg?uselang=it