Dal capolavoro di Padre Angelo Zacchi O.P. L’origine e i destini dell’uomo presentiamo questo utile estratto.


[…] Allorché si parla di sanzioni della legge morale, ci si rimprovera di confondere questa legge con «un’ordinazione legale, che vuol essere eseguita per evitare una multa o guadagnare una mancia». Ci si accusa di sostituire alla maestà del dovere un meschino calcolo d’interessi; di minare la morale con il tarlo dell’egoismo.

Si tratta però di rimproveri immeritati. Anche per noi l’uomo deve fare il bene e fuggire il male principalmente per amore del bene e per avversione al male. Il desiderio della ricompensa e il timore della pena sono unicamente motivi secondari destinati a corroborare quello primario. La sanzione non costituisce il principio e la base del dovere, ma soltanto un suo rafforzamento e compimento. Che debba esistere questa sanzione non ce lo dice solo la logica della mente, che la deduce dalla natura stessa del dovere; ce lo dice pure la coscienza.

Quella medesima voce che ci comanda di fare sempre e in ogni occasione il bene, ci promette, quale ricompensa, il raggiungimento del fine nostro supremo, la felicità. Quella medesima voce che ci comanda di fuggir sempre e in ogni occasione il male, ci minaccia, se non sarà ubbidita, la perdita del fine supremo, l’infelicità. Perciò istintivamente noi concepiamo il perfetto bene fisico, come la conseguenza naturale del perfetto bene morale, e la pienezza del male fisico, come la conseguenza del disordine morale. E non c’è cosa che ci urti e ci scandalizzi profondamente; che indispettisca e ci spinga alla ribellione, quanto la virtù infelice e il vizio trionfante. L’autore della natura dunque, mentre, per mezzo della coscienza, c’impone la legge morale, ci promette un’adeguata ricompensa se l’osserveremo, e ci minaccia un adeguato castigo se la violeremo.

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