Continuiamo oggi la collaborazione con Monnicraft, che ha deciso di dedicare un velo alla Beata Aleth, la madre di san Bernardo. Leggi qui la sua storia, poi scopri il velo a lei dedicato.
Sicuramente avrete sentito parlare di san Bernardo di Chiaravalle, considerato l’ultimo Padre della Chiesa. Dopo aver letto la storia di sua madre Aleth (italianizzato in “Aletta”, ma manterrò il nome originale perchè non si può sentire) capirete perchè anche in questo caso è vero il detto “la mela non cade lontano dall’albero”.
Aleth nacque da Bernardo, signore di Montbard, di nobile famiglia discendente dai duchi di Borgogna, e da Umberga (Umbelina) di Ricey, verso il 1070 (con sangue capetingio). Sebbene avesse sentito l’attrazione per la vita claustrale, a quindici anni andò sposa a Tescelino il Sauro, signore di Fontaine-les-Dijon, uomo di grande virtù. Aleth allora chiese a Dio che, se non lei, almeno i figli fossero tutti consacrati a Lui. Dal matrimonio nacquero sette figli: Guido, Gerardo, Bernardo, Andrea, Bartolomeo, Nivardo, Ombelina. Tutti entreranno nel chiostro, attratti dall’esempio del terzo di essi, il grande Bernardo. Aleth capì subito che questo figlio era particolare, fin dalla gravidanza.
«Quando ebbe ingenerato il terzo figliuolo, cioè Bernardo, portandolo ella ancora nel ventre, vidde un sogno, ch’era profezia di quelle cose che doveano essere di lui, cioè un catello (dal latino catĕllus, cagnolino) bianco. La quale cosa quando ella ebbe detta a un santo uomo, quelli, quasi profetando, le rispuose: “D’uno ottimo catello sarai madre, il quale sarà guardiano de la casa di Dio, e abbaierà grandemente contra li nemici, e sarà un nobile predicatore, e molti ne guarrà con la grazia di Dio, con la sua lingua medicinale”». Lo annota nella Legenda aurea Jacopo da Varazze.
Da Bernardo infatti dipese il futuro da consacrati di tutti i fratelli, e da Aleth a sua volta, grazie anche all’educazione che impartì loro.
Aletta fu sposa e madre esemplare, che rese i figli perfetti cristiani ed eccellenti gentiluomini.
Le virtù di Aleth non si fermavano alla maternità, ma comprendevano i suoi doveri da castellana. Grande fu anche la sua carità verso i poveri: passava di casa in casa alla ricerca dei più bisognosi e dei malati che poi soccorreva generosamente, non rifuggendo dai servizi più umili.
Nel giorno della festa di s. Ambrosiniano, patrono del villaggio, Aleth invitava nel castello tutti i sacerdoti accorsi alla festa trattenendoli a mensa.
Fu proprio nella festa di s. Ambrosiniano, il 1° settembre del il 1105, che Aleth rese, ancor giovane, la sua santa anima a Dio.
Aleth fu una donna al di fuori del comune i cui tratti si riflettono poi in Bernardo: «La saggezza concreta e discreta di Aleth nel governo della casa, la sua carità attiva nell’aiutare i poveri e gli ammalati, il suo amore forte e premuroso per i figli, li troviamo riprodotti nell’atteggiamento di Bernardo abate verso i suoi monaci di Clairvaux, che presenta dei toni materni» (Cf. Gastaldelli, “I primi vent’anni”). Ma non solo, la presenza della madre si manifesta anche nel modo in cui Bernardo canta Maria. Per lui la Madonna è la donna forte che ha schiacciato il serpente sotto i suoi piedi (Cf. Serm. S. Maria, 3), che ha portato avanti la grande opera della salvezza, la madre sollecita nei confronti di tutti, piena di saggezza, discrezione e carità. Il tenero amore di Bernardo per Maria affonda le sue radici nell’amore che provò verso sua madre terrena e la sua mariologia ne è la «fioritura».
La morte prematura di Aleth, quando Bernardo aveva appena compiuto 16 anni, segnò profondamente il futuro santo. Il ragazzo sapeva che la mamma aveva sognato per lui, già al tempo della gravidanza, una vita consacrata a Dio e l’aveva perciò prediletto ed educato con questa speranza in cuore. Ciò gli aveva lasciato in eredità una sorta di purezza interiore e di limpidezza per tutto ciò che atteneva al mondo femminile, il che l’aveva preservato nella prima giovinezza quando le tentazioni s’erano fatte sentire. Portandosi in cuore quella sorta di «destino» indicatogli dalla madre, Bernardo aveva dunque formato e trascinato con sé tutti i suoi giovani amici e li aveva presentati al vecchio abate di Citeaux, Stefano Harding, che ormai era quasi deciso a rinunciare alla sua santa impresa e a chiudere l’abbazia pressoché vuota.
Il fulgido esempio di Aleth rimase certamente impresso anche nell’unica sorella di Bernardo, anche lei priora e canonizzata. Sebbene conducesse una vita totalmente mondana, sposata con il nobile borgognone Guy de Mancy, visse un episodio cardine che le fece mutare totalmente vita. Quando si recò a far visita al fratello all’abbazia di Chiaravalle in abiti lussuosi, Bernardo rifiutò di riceverla.Umbelina rimase turbata dall’atteggiamento di Bernardo: due anni dopo, con il permesso del marito, si ritirò nel priorato benedettino di Jully-les-Nonnais, e ne divenne la seconda priora. Morì, dopo una lunga malattia, attorniata dai fratelli, e venne canonizzata nel 18° secolo.
Ma torniamo ad Aleth; checosa avvenne delle sue spoglie mortali?
L’abate Geranno di S. Benigno di Digione ne accolse il corpo nella cripta della chiesa del suo monastero : sul sarcofago fece scolpire le immagini dei figli. I biografi dicono che per cinque anni Aletta apparve spesso al figlio Andrea, e che anche s. Bernardo fu sostenuto nel momento della conversione dall’apparizione della madre.
Nel 1250 il corpo di Aletta fu trasferito dall’abate Stefano di Lexington a Chiaravalle: il 19 marzo 1251 fu deposto nella chiesa della celebre abbazia presso l’altare, dove riposò fino alla Rivoluzione Francese, quando, distrutto il monastero, anche le reliquie di Aletta furono disperse.
Venerata affettuosamente dal popolo, specialmente in Borgogna, Aletta è stata accolta in parecchi menologi e calendari cistercensi col titolo di beata: nell’ultimo (del 1952) tale titolo è stato sostituito con l’altro di venerabile. Vi è ricordata due volte : il 19 marzo giorno della traslazione e il 1° sett. giorno della morte.
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