Dal capolavoro di Padre Angelo Zacchi O.P. L’origine e i destini dell’uomo.
[…] La pretesa d’avere in ogni caso la prova sperimentale costituisce una delle più assurde esigenze, una delle più gravi aberrazioni del pensiero. La sola esperienza sensibile non può darci che il sensibile, e mai il soprasensibile. Quando s’ammettesse unicamente quello che si può sperimentare, dovremmo rinunziare a tutto il mondo soprasensibile della religione, della morale, della filosofia. Dovremmo rinunziare perfino a tutte le scienze fisiche, poiché non si dà vera scienza fisica, dove non si danno leggi e concezioni universali; e queste non potranno mai esser il frutto esclusivo dell’esperienza.
«Un fisico – scrive O. Lodge – non s’appoggia mai esclusivamente alle dirette impressioni dei sensi; deve occuparsi pure d’una moltitudine di concetti e d’oggetti per i quali non ha alcun organo fisico corrispondente; [le varie teorie] lo conducono in regioni dove la vista, l’udito e il tatto, quali testimoni diretti, sono impotenti, e dove non sono più vere guide. In tali regioni ogni cosa ha da esser interpretata in termini di soprasensibile. Eppure queste regioni del sapere sono per lui chiare ed evidenti come quelle incontrate nelle quotidiane occupazioni; in realtà moltissimi degli stessi fenomeni ordinari esigono di venire interpretati in termini d’idee più sottili – l’apparente solidità della stessa materia ha bisogno d’essere spiegata – e le entità immateriali che stanno al fondo della concezione d’un fisico diventano gradualmente reali e sostanziali quanto ogni altra cosa ch’egli conosce. Com’era solito dire Lord Kelvin, ne sappiamo più dell’elettricità che della sua teoria»[i]. La realtà è immensamente più grande della sfera della conoscenza sensibile, e il volerla chiudere ad ogni costo dentro di essa, è lo stesso che rimpiccolire grettamente gli orizzonti dell’anima. Anche per rispetto al mondo fisico la nostra conoscenza sperimentale è puramente relativa, e tutta la storia del progresso scientifico sta a smentire la pretesa equivalenza tra il reale e lo sperimentale. Non tutto ciò che sfugge ai nostri sensi deve ritenersi inesistente. La elettricità non è nata quando Galvani e Volta hanno fatto le loro esperienze: i raggi X non sono una creazione di Röntgen, né il radio dei coniugi Curie. Chi sa quante energie mirabili sfuggono ancora ai nostri sensi, e che un giorno potranno essere scoperte ed utilizzate per il bene dell’umanità!
Nonché unica, la conoscenza empirica non è neppure la più diretta, sicura e vasta. Mentre della nostra vita interiore prendiamo notizia direttamente, del mondo esteriore, su cui operano i sensi, prendiamo notizia solo indirettamente, in quanto si riflette dentro lo specchio della coscienza. Guardare, non è lo stesso che vedere; né ascoltare lo stesso che sentire. Non possiamo affermare la presenza d’un oggetto colorato o sonoro finché non l’abbiamo sentito presente interiormente. E di quanti errori non sarebbero causa i nostri sensi se non fossero guidati, corretti dalla ragione, che controlla la testimonianza d’un senso per mezzo della testimonianza degli altri! I sensi ci dicono che la terra è piana e immobile; la ragione invece ne assicura che essa è rotonda e mobile. I sensi ci dicono che il sole gira intorno alla terra; l’intelligenza invece ne accerta che è la terra la quale gira intorno al sole. Se gli uomini si fossero arrestati alle apparenze dei sensi, la scienza sarebbe sempre ai suoi primi passi, e non avremmo che una conoscenza imperfettissima dell’universo.
>>> L’origine e i destini dell’uomo <<<
[i] Raymond or Life and Death, p. 375. Il grande scienziato fa queste osservazioni proprio a proposito di quelli che negano la vita futura, perché non cade sotto l’esperienza sensibile.

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