di Piergiorgio Seveso

MI capita spesso di gustare un film documentario di Ermanno Olmi dal titolo “Milano 1983”, dedicato alle grandi contraddizioni, ricchezze e povertà di una capitale economica, ricca di storia ingrigita, luci infelici e gente frettolosa. Mentre osservo quei quadri espressionisti fatti di treni, tram, vecchia ambrosianità e rampantismo agli albori, sono colto da un’indicibile malinconia di fronte ad una città sconfinata, inghiottita e progressivamente divorata dal neo-modernismo dei Colombo e dei Martini e dalla grande moltitudine di uomini ignara, dispersa e irrevocabilmente svuotata dal Novus Ordo.

Allora le flebili voci dei resistenti, dei riluttanti al nuovo corso vaticanosecondista erano impercepibili, sconosciute ai più, isolate e nell’impossibilità a farsi udire dalle moltitudini. Furono anni in cui il cattolicesimo romano, entrato in una necessaria quanto volontaria clandestinità, non aveva alcun mezzo per essere udito dalle masse che danzavano attorno agli idoli mondani delle ideologie oppure attorno alla Cibele del personalismo e dell’ecumenismo di Giovanni Paolo II.

Quando i primi cattolici integrali (o tradizionalisti) si affacciarono sul web nella seconda metà degli anni Novanta o (come me) all’inizio degli anni Duemila, si resero immediatamente conto delle mirabili possibilità che la Rete offriva per il cattolicesimo romano, esiliato dalle città, dalle cattedrali, dalle accademie e dalle gazzette. Se immense erano le possibilità, altrettanti notevoli erano i pericoli: ben lungi però dall’aderire agli appelli misoneisti e luddisti che si udivano in talune sacrestie e su altri pulpiti, ci siamo tuffati a capofitto in un lavoro di contro-testimonianza cattolica ed antimodernista.

Di ritorno da un turno di esercizi ignaziani, col fermo proposito di servire la regalità sociale di Cristo in ogni scenario, ci lanciammo irrevocabilmente in quest’avventura che dura a tutt’oggi e non accenna a terminare. Ci scontrammo subito con le evidenze di molti pericoli e una torre di Babele di voci confuse: da una parte un conservatorismo della “destra conciliare” che tendeva a cloroformizzare, minimizzandola, la Resistenza cattolica, un parrocchismo sedentario, placido e inscalfibile nel suo nichilismo di fondo, dall’altra un’apocalittica indiscreta, alla spasmodica ricerca di segni e prodigi, un apparizionismo “mariano” eccentrico e sviante, una tendenza “politica” che infeudava il cattolicesimo romano a ideologie mondane e tutte umane.

In mezzo a questa foresta pietrificata di alberi non fruttiferi, bisognava riscoprire i classici dell’apologetica cattolica e ancora di più i capolavori controversi dell’intransigenza e dell’integrismo, attualizzandoli nella lettura della contemporaneità. Se a tutto questo aggiungiamo una difesa appassionata del diritto naturale e un esercizio quotidiano del “sensus Fidei”, avremo la sintesi di più di vent’anni d’azione cattolica, attraverso i mezzi progressivamente più raffinati e diffusi che il web metteva a disposizione.

Forum, blog, social media, il vecchio youtube ed ora le dirette video sulle più svariate piattaforme, sono solo dei mezzi per condurre a buon fine una formazione culturale ed un “apostolato” spirituale che in ordine sparso prima, Radio Spada poi ed ora la Fondazione Pascendi si prefiggono.

Si prefiggono anche di parlare con la consapevolezza dell’attuale disordine rivoluzionario ma come se quest’ultimo non esistesse e si potesse ancora udire quotidianamente dall’aureo labbro vaticano parole di governo e di indirizzo cattolico della società.

Per sfuggire sia le vecchiezze di un fideismo e di un devozionalismo inerte, sia le esagerazioni di un attivismo febbrile ed indiscreto, sconclusionato e incline all’errore, ci manteniamo sul “filo della spada”, cercando di farci eco della dottrina e del magistero ecclesiastico, non di opinioni umane, non di battaglie mondane, non di carismi tanto personali quanto improbabili.

Continuate a seguirci e troverete pane per i vostri denti.


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Imm.: Gerd Eichmann, Milano, 8 June 1985, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons