Dal capolavoro di Padre Angelo Zacchi O.P. L’origine e i destini dell’uomo presentiamo questi utili estratti.
[…] Quanto abbiamo detto è più che sufficiente a darci un’idea del problema dell’origine delle specie, e a farcene comprendere tutta la difficoltà. Più che positivamente, possiamo risolverlo soltanto negativamente.
E da quest’ultimo punto di vista una cosa risulta chiara e lampante. Qualunque sia il modo di concepire l’origine dei viventi, che popolano e abbelliscono la terra, è impossibile fare a meno di Dio. Senza Dio non si capirà mai come sia stata accesa la prima scintilla della vita, e come sia andata intensificandosi e allargandosi fino a trasformare tutta la terra in un immenso fremito, in un potente e perpetuo palpito. Senza Dio non si capirà mai come la vita, diffondendosi in tutti i sensi e in tutte le direzioni, si svolga ordinatamente e regolarmente, quale superbo e meraviglioso poema musicale cantato nei secoli al centro invisibile di tutte le armonie cosmiche. «La scienza – scrive A. Anile – ha paura d’incontrarsi con l’interpretazione mistica e scantona di qua e di là quando ne avverte, anche di lontano, l’ombra. Ma l’incontro avviene inevitabilmente sempre che, sintetizzando sui fatti, ci si trovi dinanzi all’oscuro problema della vita che come tale, non può avere altra spiegazione che metempirica»[i].
[…] Il problema della discendenza dell’uomo dal bruto, per quanto riguarda l’anima, è già definitivamente risolto in senso negativo, se l’uomo fosse della stessa natura dell’animale, sebbene d’un grado più elevato, avrebbe potuto benissimo essere il prodotto di una scimmia o di qualche altro mammifero. Ma supposta la diversità di natura, una tale derivazione diventa assolutamente impossibile. In questo caso la discontinuità è così profonda, che non può esser soppressa da nessuna evoluzione. L’evoluzione sviluppa le latenti energie d’un soggetto e mette alla luce tutte le sue perfezioni, ma non produce nulla di totalmente nuovo. Modifica la natura, ma non la crea. Il supporre che l’anima puramente sensitiva dell’animale possa, per un processo più o meno lungo, dare origine ad un’anima intellettiva, accendere la luce del pensiero dove essa non esiste, ed emanciparsi dalla schiavitù del corpo, è lo stesso che supporre un effetto superiore alla sua causa, supporre che il più derivi dal meno, supporre l’assurdo.
La chiave per la soluzione del problema dell’origine dell’anima del primo uomo, deve ricercarsi quindi nella sua stessa natura. Chi vede nell’anima umana un semplice principio vitale sensitivo, distinto da quello che vivifica gli animali per un più alto grado di sviluppo, non può non ammettere la teoria evoluzionistica, come la più logica e la più ovvia. Chi, al contrario, vede nell’anima una sostanza spirituale del tutto distinta dall’anima dei bruti, non può accettare l’evoluzionismo senza cadere nell’assurdo. Il modo d’acquistare l’essere, in un determinato soggetto è sempre proporzionato all’esigenza della sua natura. Una sostanza spirituale non potrà mai aver origine da una sostanza materiale. Un principio vitale privo d’intelligenza e di volontà non potrà mai trasformarsi in un principio capace di pensare, di volere, d’amare.
Per noi che tanto ampiamente abbiamo dimostrato la spiritualità dell’anima umana e l’inferiorità di natura dell’anima delle bestie, non vi è e non vi può esser dubbio o incertezza di sorta. L’uomo nella parte principale e caratteristica della sua essenza, cioè nell’anima, non può in alcun modo venir considerato figlio dell’evoluzione animale. Se vogliamo, in conseguenza, spiegare l’origine dell’anima del primo uomo, non resta che ricorrere ad un’azione diretta di Dio. Soltanto il soffio divino dell’onnipotente potè far risplendere anche nella bassa sfera della terra la meravigliosa luce del pensiero, e per mezzo di questo costituire l’uomo re e sovrano di tutti i viventi.
[…] Intorno all’origine dell’anima abbiamo già confutato la teoria evoluzionistica, oggi accettata concordemente da tutti gli antispiritualisti. Una tale teoria è in aperto contrasto con la natura stessa dell’anima, e implica manifestamente contraddizione. Una sostanza che, come l’anima umana, è spirituale, cioè intrinsecamente indipendente dal corpo, non può derivare da una sostanza puramente sensitiva e dipendente intrinsicamente dal corpo, com’è l’anima delle bestie. Per la proporzione che deve passare tra la causa e l’effetto, quest’ultimo non può esser mai superiore alla prima. La causa proporzionata dell’anima spirituale dev’esser necessariamente spirituale. E poichè nessuna causa spirituale finita ha in se medesima la ragione ultima del proprio essere, e quindi a fortiori neppure quella dell’essere altrui, la ragione ultima dell’esistenza dell’anima umana come d’ogni altra cosa finita, non può aversi che in una causa spirituale infinita, Dio.
[i] Salute del pensiero, p. 19.
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