Dal capolavoro di Padre Angelo Zacchi O.P. L’origine e i destini dell’uomo.

Nel testo, a differnza del titolo del presente articolo, è volutamente mantenuta la parola rincarnazione in luogo della più attuale reincarnazione.


[…] Potremmo pure far risaltare i lati ridicoli, che presenta la rincarnazione. Questi sono numerosissimi, non solo ammettendo la trasmigrazione delle anime in animali o in piante, ma anche ammettendola unicamente in corpi umani. Ognuno può facilmente immaginare i lati grotteschi di tale rincarnazione degl’io, data l’impossibilità in cui ci troviamo di determinare l’identità di questi ultimi. Così, per citarne qualcuno, non sarebbe difficile che costui il quale egli è, per rapporto a una determinata persona, padre, marito, amico, padrone, domani in una futura rincarnazione diventasse, per rapporto alla medesima persona, figlio, moglie, nemico, servo; e che quindi odiasse quello che ora ama, e amasse quello che ora odia[i].

Non sarebbe difficile che mentre carezziamo un bambino, trasportati da quel suo sorriso angelico, che sembra rivelare la verginità dell’anima e del cuore, ci trovassimo davanti un qualche famoso delinquente – un ladro, un parricida, un traditore della patria – che è venuto a scontare sulla terra i passati delitti. Non sarebbe difficile che le nostre carezze e i nostri entusiasmi venissero così sprecati per chi meriterebbe la riprovazione e l’odio. I genitori, invece di rallegrarsi e di sentirsi fieri d’aver data l’esistenza ad una creatura innocente, dovrebbero forse rattristarsi d’aver in casa un vecchio criminale condannato per i suoi misfatti ai… lavori forzati della vita!

Spesso, in mezzo alle traversie della vita, sopratutto di fronte alle persecuzioni di nostri simili, proviamo un profondo conforto ad esaminare la nostra coscienza, tranquilla sotto l’usbergo del sentirsi pura; e diciamo con fierezza: so di non aver meritato tutto questo. Ma se la vita presente è la sanzione delle vite precedenti; se forse abbiamo dietro di noi un passato oscuro ed equivoco, un passato intessuto di colpe, come potremmo compiacerci della nostra innocenza, come avremmo il diritto di dichiararci immeritevoli dei mali che soffriamo?

Ma è inutile insistere ancora. Quanto abbiamo detto prova a sufficienza, che la rincarnazione dev’essere rigettata, non solo perché opposta alla concezione cristiana dei nostri futuri destini[ii], ma pure perché contraria all’esigenze della ragione. Essa non si regge, né come fatto, né come semplice ipotesi. Noi non potremo mai chiederle, né un alimento per le nostre speranze, né un conforto per i nostri dolori. Malgrado le contrarie apparenze, è più adatta ad abbassare che ad elevare il tono della vita. Accettata sinceramente, condurrebbe le anime nobili ad un pessimismo sconfortante, e le anime mediocri ad un’esistenza scialba e stagnante, da cui esulerebbe ogni aspirazione redentrice, ogni caldo soffio spirituale. Che abbia avuto ed abbia anche oggi un gran numero di seguaci[iii] non vale gran che.

La troviamo presso popoli antichi, Egiziani, Babilonesi, Galli, ecc.; ma vi fa la sua comparsa solo quando le più pure tradizioni del genere umano vengono a intorbidarsi[iv]. La troviamo pure ai nostri giorni presso i popoli dell’oriente, specialmente presso gl’Indiani; ma sebbene i teosofi li esaltino come i depositari della vera sapienza, non sembra che abbiano dato prove di grande vigoria di pensiero filosofico, non essendo mai usciti in tanti secoli dalle nebulosità del panteismo e dalle tristezze del pessimismo.

Non è mancata alla dottrina della rincarnazione l’adesione di qualche celebre filosofo, basta ricordare Pitagora, Platone, ecc. Ma si tratta di casi isolati, spiegabilissimi allorché si procura di stabilirne esattamente le genesi. L’enorme maggioranza dei grandi pensatori le si è mostrata sempre contraria. Del resto non è soltanto la rincarnazione, che può vantare l’adesione di molti filosofi e di molti popoli. Altre dottrine certamente erronee, come ad esempio il politeismo, possono fare altrettanto. Se il largo consenso incontrato dalla rincarnazione prova qualcosa, non è certo il valore della dottrina in se stessa, nei suoi caratteri specifici. Esso prova unicamente la verità dell’elemento, che sta al suo fondo: l’esistenza cioè d’una vita futura, nella quale ognuno sarà premiato o punito secondo le proprie opere. Qui soltanto sta luce pura, che sgorga spontanea dall’intelligenza umana; il resto è costruzione fragile e povera di sognatori. S. Agostino, parlando delle dottrine metempsicosiste diceva: «Rigettiamole e ridiamo di esse perché false, o doliamoci dell’importanza ad esse data. Sono, fratelli miei, grandi aberrazioni di grandi dottori»[v]. Noi possiamo far nostre le parole del grande filosofo cristiano e chiuder con esse questa breve critica della rincarnazione.

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[i] S. Agostino, parlando di Porfirio, il quale, a differenza di Platone e di Plotino, restringeva la trasmigrazione delle anime ai soli corpi umani, scrive: «Forse si vergognò di credere che la madre, divenuta mula, portasse sulla groppa il proprio figlio, e non si vergognò di credere che la madre, tornata fanciulla, al proprio figlio andasse sposa. De Civitate Dei, X, 30.

[ii] «È stabilito – dice S. Paolo – che gli uomini muoiano una sol volta, e che dopo la morte vengano giudicati». Ebr., IX, 27. Perciò secondo il Concilio di Firenze tutte le anime alla morte conosceranno la loro sentenza definitiva, che verrà subito eseguita. Denz., n. 588.

[iii] Vedasi l’inchiesta internazionale fatta dal Dott. Calderone, Milano, 1913.

[iv] Tale dottrina è stata favorita indubbiamente dall’imperfezione stessa della speculazione filosofica. Mentre da una parte, assegnando all’anima una serie indefinita di trasmigrazioni, ci si dispensava dal pronunziarsi sulla difficile questione dei nostri supremi destini, dall’altra, non riuscendo a concepire – nota il Rosmini – un’esistenza dell’anima sciolta completamente dall’organismo, sorgeva spontanea la credenza che essa passasse successivamente da un corpo ad un altro.

[v] Serm. CCXLI, с. 5, n. 6.

Imm. in evidenza modificata. Originale: Copyrighted to Himalayan Academy Publications, Kapaa, Kauai, Hawaii. Licensed for Wikipedia under Creative Commons and requires attribution when reproduced., CC BY-SA 2.5 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5, via Wikimedia Commons