Dalle Meditazioni del venerabile padre Luis de la Puente (1554-1624)
Si ha da considerare il fervore, con cui questo glorioso martire imitò Cristo nostro Signore, re dei martiri, in tutto quello che poteva imitarlo nel suo martirio, orando due volte, la prima per sé, raccomandando al Signore il suo spirito, la seconda per i suoi nemici, chiedendogli perdono per loro in osservanza di quello che lo stesso divino suo maestro aveva detto: Orate pro persequentibus, vos: pregate per quelli che vi perseguitano; e questa seconda orazione fu con maggior riverenza e fervore della prima; il che mostrò egli in piegare a terra le ginocchia, e in alzar più la voce, volendo anche spirare, come spirò Cristo, con voce molto alta.
O fedelissimo soldato, vero imitatore del suo capitano Gesù! O carità invincibile! O amore più forte della stessa morte! In virtù tua, Stefano stima benefizio la morte, e prega per quelli che lo uccidono; e mentre gli tirano sassate per torgli la vita temporale, egli scocca dardi d’orazione al cielo per impetrar loro la vita eterna.
Concedetemi, o buon Gesù, ch’io imiti questo vostro soldato, come egli imitò voi, amando quelli che mi odiano, e pregando per quelli che mi perseguitano.
In secondo luogo si ha da ponderare la cagione, perché s. Stefano pregò per sé in piedi, e per li suoi nemici ginocchione, e ad alta voce. Forse fu, perché quando orava per sé, era sicuro di essere esaudito, non trovando in sé impedimento contrario a quel che chiedeva; ma quando orava per li suoi nemici, conosceva la perfidia che vi era per parte loro, e l’ostacolo che ponevano alla sua orazione; onde acceso dal fuoco dello Spirito Santo, orò con maggior riverenza, e con maggiore affetto e voce, acciocché la sua orazione fosse ascoltata: e così fu, impetrando la conversione del più insigne che vi fosse tra i suoi persecutori, che era Saulo, il quale guardava le vesti di quelli che lo lapidavano, e forse gli tirava qualche sassata di sua mano, sebbene le tirava tutte per mano dei suoi compagni: donde ne caverò risoluti propositi di orare ferventissimamente per li miei nemici, persuadendomi, che l’orare per altri è mezzo molto efficace per ottenere che Dio ascolti le orazioni che fo per me; come accadde a Giobbe, quando orò per li suoi amici, che seco diportati si erano da nemici.
In terzo luogo, pondererò la cagione, perché s. Stefano orò prima per sé, raccomandando il suo spirito al Signore, e dipoi per li suoi nemici; avendo Cristo nostro Signore, al contrario orato prima per li suoi nemici, e dipoi, quando già stava per ispirare, raccomandò il suo spirito al Padre. La cagione fu perché l’orazione ha da cominciare dal più necessario e obbligatorio, massimamente quando si ora in tempo di grandi afflizioni e pericoli; e come Cristo nostro Signore non aveva necessità di orare per sé, ma noi peccatori avevamo estrema necessità che orasse per noi, in particolare quelli che lo crocifiggevano, acciocché non fossero sprofondati nell’abisso dell’inferno; quindi è, che colla sua sviscerata carità orò prima pe i suoi nemici; ma s. Stefano e gli altri giusti hanno necessità di orare prima per sé, e molto più nella morte, dove ve n’è maggiore l’obbligo, per essere maggiore il pericolo: e così la carità cominciò da quello che era d’obbligo maggiore, e si stese poi a quello, in cui si dava maggiormente a conoscere la sua perfezione; e in ambedue queste cose vuole Gesù che noi l’imitiamo, sebbene coll’ordine suddetto, perché la legge della carità ci obbliga a procurar prima la nostra salute, e dopo quella degli altri.
O dolcissimo Gesù, ricevete il mio spirito e quello di tutti i fedeli in vita e in morte, pigliandolo sotto la vostra protezione, acciocché vi serva in terra, e poscia vi goda in cielo. Amen.
Meditazioni del venerabile P. Ludovico da Ponte, Volume 10, Napoli, 1832, pp. 102-105.
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