di Luca Fumagalli

Sebbene David Gascoyne (1916-2001) non mancasse mai di rimarcare l’importanza della fede nella sua esperienza biografica e artistica, l’approccio che questi aveva nei confronti del cristianesimo era figlio di suggestioni eterogene, sia teologiche e filosofiche che psicologiche; inoltre in diverse occasioni scrisse della sostanziale incapacità dei riti e delle forme religiose di trattare adeguatamente i problemi della condizione umana. Paradossalmente, però, la sua poesia attinge a piene mani dalla liturgia cattolica e dalla tradizione devozionale, con evidenti influenze francesi.

La sua carriera era iniziata in giovane età. La prima raccolta poetica, Roman Balcony, fu pubblicata nel 1932, quando aveva solo sedici anni, e nel 1933 vide la luce il romanzo Opening Day. In quello stesso anno Gascoyne visitò Parigi e lì ebbe l’occasione di conoscere alcuni dei più importanti membri del movimento surrealista come, tra gli altri, André Breton, Salvador Dalì e Paul Élard. Nel 1935 pubblicò A Short History of Surrealism e nel 1936 la raccolta Man’s Life is this Meat. Gascoyne era allora considerato da molti un giovane fenomeno, una sorta di nuovo Rimbaud, con il quale condivideva anche un’inclinazione autodistruttiva sviluppatasi in una dipendenza dall’anfetamina.

A dare una nuova direzione alla sua esistenza e alla sua arte ci pensò lo scrittore cattolico Pierre-Jean Jouve, il quale esercitò sul ragazzo una notevole influenza. Jouve, sposato con una psichiatra che volentieri aiutò Gascoyne a fare i conti con i suoi fantasmi interiori, aveva abbandonato il surrealismo, accusandolo di essere la caricatura di una religione, per proporre una poetica che fondeva il misticismo cristiano con la psicanalisi freudiana.   

I versi di Gascoyne degli anni successivi, raccolti nel 1943 in Poems 1937-1942, forse il suo miglior libro, descrivono la depressione e la disperazione in termini religiosi del tutti simili a quelli usati dal gesuita Hopkins. Nelle poesie della sequenza Miserere, ad esempio, la sofferenza di Cristo sulla croce rimanda inevitabilmente a quella degli uomini di ieri e di oggi ma pure a quella di ogni minoranza discriminata. In tanto dolore sembra non esserci alcun senso, ciononostante, come Santa Teresa d’Avila, il poeta si ritrova improvvisamente a pregare un Dio nel quale trova difficile credere. E in un’altra poesia, Ex Nihilo, il dubbio si trasforma per miracolo in certezza e Cristo indossa i panni del rivoluzionario:

[…] Lontano dal Tuo volto non capisco nulla
Ma bacio la Mano che mi ha consegnato
A questi ultimi anni in cui devo imparare
La rivelazione della disperazione, e trovare
Tra i detriti di tutte le certezze
La pietra più dura su cui fondare
Altare e rifugio per l’Eternità.

(Far from Thy face I nothing understand / But kiss the Hand that has consigned / Me to these latter years where I must learn / The revelation of despair, and find / Among the debris of all certainties / The hardest stone on which to found / Altar and shelter for Eternity).

La raccolta successiva, A Vagrant and Other Poems, datata 1950, contiene alcune liriche interessanti, che continuano la riflessione religiosa di Gascoyne, questa volta soffermandosi in particolare sul confronto impietoso tra giustizia umana e giustizia divina (come la sequenza Fragments towards a Religio Poetae).

Dopodiché fu l’inizio della fine: una volta traferitosi in Francia, Gascoyne fu vittima di un blocco creativo causato probabilmente dalle droghe di cui aveva ampiamente abusato. Nel 1964 ebbe invece un grave crollo nervoso, a cui ne seguirono altri due, costringendolo a prolungati ricoveri in una clinica psichiatrica. Lì, per sua fortuna, ebbe modo di conoscere una volontaria, Judy Lewis, che sposò e grazie alla quale, prima di morire, riprese a scrivere, perlopiù recensioni e traduzioni.

Dare un giudizio complessivo sulla carriera di Gascoyne è molto complicato dati i suoi alti e bassi esistenziali, tuttavia è certo che per un breve periodo produsse alcuni dei versi migliori del suo tempo, aprendo la strada alle sperimentazioni delle generazioni successive. Forse aveva proprio ragione l’amica Kathleen Raine quando dichiarò che «abbiamo un solo grande poeta, David Gascoyne».



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Fonte immagine di copertina: https://ilvascellofantasma.it/2020/05/04/meta-poesia/la-mano-del-poeta-di-david-gascoyne/