da La vita di Gesù Cristo del cardinale Alfonso Capecelatro (1824-1912), oratoriano, Arcivescovo metropolita di Capua e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa.

Il Battista allora obbedì al suo Cristo; e adoperati, secondo l’ uso, due o tre testimonj, con estrema riverenza lo tuffò nelle acque del Giordano, santificate così da quel santissimo corpo. Per tal modo, senz’avvedersene, amministrò il primo il battesimo nella testimonianza della divina Trinità. La divina Trinità si manifestò allora visibilmente: e fu sapientissimo e dolcissimo benefizio di quel Signore ch’è bontà e sapienza sopra ogni misura. Il Figliuolo era presente nelle acque: il Padre e lo Spirito comparvero tosto. Di fatti Gesù, entrato nel Giordano, invece di confessare i peccati, come gli altri solevano, ne uscì all’istante, e devotamente orò. Ed ecco che i cieli si aprirono sopra di lui, come quando si veggono i lampi fendere l’aria e squarciare le nubi. Tosto Giovanni e gli altri videro lo Spirito di Dio che discese in forma di colomba e venne a posarsi sopra Gesù. Allora una voce dal cielo (ed era la voce del Padre) disse: Questo è il mio Figliuolo diletto, nel quale ho preso il mio compiacimento».

Solenni e stupende parole, che manifestano la infinita santità di Gesù e santificano tutta l’umanità. Gesù è figliuolo diletto del Padre specialmente in quanto Dio. Nondimeno, uomo perfettissimo e rappresentante tutta la famiglia degli uomini, è addimandato oggi Figliuolo diletto di Dio nel momento in cui col suo battesimo santifica tutt’i battesimi avvenire, e congiunge l’uman genere al Padre suo.

In questo battesimo la santissima Trinità è, dirò così, visibile, o meglio, sensibile nella voce (Padre), nell’ uomo (Figliuolo), nella colomba (Spirito Santo); invisibile negli altri battesimi. Questo battesimo ci dà la dichiarazione della figliuolanza che Cristo ha da Dio; gli altri rendono la umanità figliuola di Dio: in questo battesimo Gesù, conosciuto da Giovanni, dai testimonj e dalle turbe, inizia la formazione della Chiesa; e nei battesimi avvenire l’uomo s’inizia alla vita di essa Chiesa; in questo battesimo infine, senza suono di parole, ma la mercé di un miracolo, fu stabilito il Credo del Cristianesimo, che è tutto nella Trinità e nell’Incarnazione, e venne con ciò creata la formola eterna che ricongiunge l’umanità con Dio.

Questa semplicissima formola: il Padre, il Figliuolo e lo Spirito Santo, un solo Dio perfettissimo, mentre pare sterile ai superbi che puerilmente se ne adombrano, riesce fecondissima a tutto il genere umano. Il quale in essa soltanto trova il tipo supremo dell’unità e della pluralità delle creature; in essa la potenza, la sapienza e l’amore, elevati al supremo grado di perfezione, e renduti però persone divine senza moltiplicare la divinità infinitamente e semplicissimamente una; in essa lo specchio di quanto l’uomo può, sa ed ama per un’ intima virtù, che sente in sé, ma non da sé, e che vorrebbe eternare, intanto che tutto intorno gli manca e presto ei manca a tutto. Questa formola che niuno profferì nel battesimo di Cristo, ma che, come soprannaturale, fu la prima volta espressa da un prodigio, è il fonte supremo di tutt’i misteri cristiani, ciascuno dei quali risulta sì efficace e sì bello alla umanità peccatrice. Appena ci volgiamo col pensiero ai dommi religiosi o morali del Cristianesimo, ci si affaccia alla mente l’idea di un Dio perfettissimo, che ci si manifesta potente, sapiente, buono; sicché in ogni raggio di potenza, sapienza e bontà è la luce sfolgorante di Dio Padre, Figliuolo e Spirito santo. Onde chi volesse più sottilmente indagare la cosa, troverebbe il vestigio e l’ombra della santissima Trinità nel mondo naturale e nel soprannaturale. Con infinita riverenza noi dunque la adoriamo; e adorandola, cominciamo a vederla in noi medesimi e in tutta l’umanità. Oh che grande miseria è nell’ orgoglio dello spirito umano! L’orgoglio, invitandoci a scrutare là, dove le nostre pupille non giungono, ci accieca, come avvenne ai nostri primi genitori; intanto che l’umiltà, obbligandoci a chiedere di sopra una luce che non abbiamo, aguzza le nostre pupille e c’illumina.

Noi fedeli, credendo nella Santissima Trinità, vi troviamo la luce del mondo: voi infedeli, non credendo, restate nel nulla; e superbi del nulla, dopo una vana e infruttuosa lotta dello spirito con sé medesimo, arrivate o all’ ignoranza o al dubbio, che son tutt’ uno, e si risolvono nel nulla. La nostra misteriosa e oscura scienza che si chiama fede, ci ricongiunge con Dio: il vostro nulla e il vostro dubbio sempre più vi separano da Dio. Ma deh! unitevi pur con noi; e nell’ umile sapienza del vangelo impariamo insieme a conoscere Iddio e quei santi misteri della sua natura, che portiamo impressi nell’anima, e sono la nostra luce e la nostra benedizione.

A. Capecelatro, La vita di Gesù Cristo, Tip. Ed. all’ins. San Bernardino, Siena, 1882 (III. ed), pp. 119-122.


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