Il Giubileo del 1575 fu l’Anno Santo della Controriforma. Fu indetto e celebrato da Gregorio XIII e fu magnifico per la presenza in Roma di Santi come Carlo Borromeo e Filippo Neri. Tra i pellegrini figurò anche Torquato Tasso che cantò l’apertura della Porta Santa nella Gerusalemme Liberata: «Chiamano e te, che sei pietra e sostegno / della magion di Dio fondata e forte: / ove ora il novo successor tuo degno / di grazia e di perdono apre le porte».

Il seguente Giubileo, celebrato da Gregorio XIII nell’anno 1575, si acquistò gran rinomanza non meno per le provvide e sagge disposizioni date dal Sommo Pontefice e per i magnifici e luminosi esempi di cristiana pietà coi quali la presenza e lo zelo di molti celebri Santi che allora vivevano il decorarono; ma ancora perché il primo cerimoniere del Papa Francesco Mocante ebbe la diligenza di tutto registrare e descrivere nei suoi Diari, e il p. Raffaello Riera della Compagnia di Gesù ne conservò cento altre importanti memorie nella storia che a bella posta ne scrisse. Noi, tralasciando di ripetere quello ch’era stato solito farsi anche per lo innanzi, ne riferiremo solamente le nuove ordinanze, almeno quelle di maggior importanza, e le pratiche più edificanti e istruttive che in quest’anno si videro.
Fu questa la prima volta che nelle due promulgazioni del Giubileo, fissate invariabilmente pel giorno dell’Ascensione e per la quarta Domenica dell’ Avvento, fu accoppiato al suono delle trombe e dei tamburi lo sparo eziandio dei mortaletti e dell’artiglieria del vicino castello.
Si fece decreto col quale furono proibiti i giuochi di ogni maniera, come aveva fatto Giulio III, e vietati ancora rigorosamente i baccanali, le maschere, ed altri spettacoli indecenti al cristianesimo: come pure le corse dei cavalli, ordinandosi che i premi o pali, soliti a distribuirsi in esse, fossero impiegati a beneficio dei pellegrini.
Si ordinò che l’esposizione del Sacro Volto e della Lancia, e delle Teste dei SS. Apostoli Pietro e Paolo fosse fatta, come altre volte, più spesso del solito, affinché i pellegrini che dovevano partir di Roma non rimanessero defraudati dal vederle e venerarle. A questo fine il Pontefice stesso frequentemente si mostrava al popolo, ammettendo i pellegrini al bacio dei piedi e compartendo loro l’apostolica benedizione.
Finalmente nel corso dello stesso anno del Giubileo Romano, giusta il decreto del 30 marzo 1575, considerando papa Gregorio le angustie dei Cattolici Inglesi che non potevano recarsi a Roma, per causa dello scisma rinnovato dalla regina Elisabetta, fece loro grazia di poterlo lucrare nei luoghi stessi ove si trovavano, dispensando loro anche la visita delle chiese se non ve ne fossero addette al rito cattolico.
Per riguardo poi alle pratiche religiose che segnalarono il Giubileo di quest’ anno, è da notarsi primieramente il bell’esempio che ne diede l’ istesso S. P. Gregorio XIII, il che valse più di tutti gli editti, più di ogni sapientissima ordinanza. Egli si recò alla visita delle quattro Basiliche più volte nel corso dell’anno nella seguente maniera. Ordinò a tutti gli individui della sua famiglia che digiunassero prima per tre giorni, come egli fece; indi celebrata la messa e dispensata loro con le sue mani la santa Comunione, si pose seco loro in cammino, sempre salmeggiando e spesso cantando le laudi divine. Giunto alle Porte Sante s’inginocchiava ed orava e ne baciava la soglia, indi si portava all’altare del Sacramento e di mano in mano ad alcuni altri altari della medesima chiesa, recitandovi adattate preghiere. Quando fu alla Porta Ostiense, per dove si va a S. Paolo, smontò di lettiga e, sebbene ottuagenario, fece a piè tutto il resto di quella strada, che è di circa due miglia, seguito sempre da gran folla di popolo. E oltre alla visita delle quattro Basiliche, salì più volte ginocchioni la Scala Santa, bagnando di abbondanti lagrime quelle orme che il nostro divin Redentore aveva asperse del suo sangue.
Questi atti generosi di virtù cristiana, mentre accendevano sempre viepiù nei fedeli l’amore alle sante pratiche della Religione, valsero pur anche a destare e scuotere i petti più indifferenti e duri. Molti eretici che si eran recati a Roma per sola curiosità, e forse ancora per screditarne le pratiche religiose, ne rimasero colpiti e felicemente compunti, abiurando e detestando i loro folli errori.
Tra costoro fu celebre la conversione di un vecchio ministro luterano polacco, il quale, venuto a Roma per sola mala intenzione di osservare ciò che si facesse dai cattolici in tempo del Giubileo e farne quindi materia di sue censure, al vedere tanti generosi atti di umiltà e di carità cristiana, senza veruna gara di ostentazione e di vanità, particolarmente da parte dei Cardinali e del Papa stesso, ne fu per tal modo penetrato e commosso che un giorno si gettò ai piedi di lui soffocato da lagrime e da singhiozzi. Il Papa fece cenno ai circostanti di discostarsi per dargli luogo ad esprimergli ciò che volesse dirgli. «No, Beatissimo Padre, – ripigliò costui facendosi forza a levar la sua voce- voglio confessare in pubblico le colpe mie, perché pubblicamente ho peccato e ne imploro pubblica la penitenza. Ventitré anni sono stato ministro di Satana: ora bramo di esser servo di Gesù Cristo nostro Redentore ed umile discepolo della sua santa Chiesa». Il Papa gli fece coraggio, teneramente l’abbracciò lacrimando anch’egli, lo benedisse e lo raccomandò a due Cardinali che erano con lui perché si prendessero ogni cura della persona di lui. Fu quindi riconciliato ed assolto, e cominciò anch’egli con molta compunzione e divozione a visitar le sante Basiliche, e il terzo giorno dopo tal sua conversione con segni di gran contento e gioia rese l’anima a Dio.

Luigi Carlo Federici, L’Anno Santo, Roma, 1824, pp. 44-52. Testo in parte riadattato nel linguaggio


🔴 L’apertura della Porta Santa secondo l’antico rito

🔴 Il Giubileo del 1500 celebrato piamente da Alessandro VI

🔴 Il Giubileo e il ritorno degli acattolici nel magistero di Pio XI



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