di Piergiorgio Seveso

Quando intreccio il mio percorso con un giovane che si affaccia, ora timidamente ora impetuosamente, sul c.d.”mondo della tradizione cattolica” o, se preferite, del “cattolicesimo integrale” mi permetto, sempre in punta di piedi, di trasmettere per osmosi alcune considerazioni e di mettere in guardia dai naturali pericoli cui espone la nostra sacrosanta posizione.

Lo faccio non per certo per una “posizione sapienziale” che non possiedo e nemmeno per quella “retorica dell’esperienza” che spesso è più trasmissione di inveterati errori che di saggi (o buoni) consigli ma per la naturale condivisione temporale, spalla a spalla, delle buone battaglie. Per essere più facilmente comprensibile li elencherei in questo modo, cercando di seguire da lontano lo stile di un “Teofrasto” cattolico.

1. Sovrannaturalismo sconsiderato e sensazionalismo mistico: ovvero il ritenere che tutto nel nostro mondo, per il fatto stesso di essere saldamente ancora alla verità cattolica debba essere pregno di eventi soprannaturali, apparizioni, visioni, allocuzioni, prodigi di varia natura e che la vita spirituale del mondo tradizionalistico debba essere costellata di segni confermativi, di messaggi mariani da discount , di profetismi facili e inconcludenti. E’ vero piuttosto il contrario: il duro cammino del tradizionalismo cattolico nelle città degli uomini è naturalmente posto sotto le forche caudine di una quotidianità seria e aspra, di un’aridità priva di quelle consolazioni esteriori che spesso caratterizzano gli approcci al “sacro” e ad una spiritualità “fai da te” oggi purtroppo molto diffusi.

2. Tradizionalismo cattolico come luogo incantato: il ritenere, nel nuovo approdo dopo aver lasciato il mortale pelago del neomodermismo, che tutto sia naturalmente perfetto, dai rapporti umani alle logiche intra-ecclesiali, oleograficamente senza sbavature e con famiglie “da mulino bianco”, senza passioni umane disordinate, senza meschinità, senza piccinerie, senza i logorii che la Buona battaglia impone. Questo atteggiamento, comprensibile negli entusiasti e nei facili alle grandi suggestioni, può portare a disillusioni, disincanti severi, rovinosi “ritorni sui propri passi”. Solo un approccio motivato e realistico al nostro mondo rende chiara la percezione di essere saliti a bordo di piccole imbarcazioni di emergenza, talvolta anche di zattere della Medusa, rissose e disordinate, e non su meravigliosi transatlantici diretti verso spiagge sontuose.

3. Carismatismo e logiche dell’appartenenza: i grandi vuoti d’Autorità, talvolta persino di autorevolezza nel mondo “cattolico” ufficiale possono naturalmente spingere a cercare surrogati nel mondo del tradizionalismo cattolico: leadership forti, siano esse laiche o clericali, possono certamente portare, se gestite con adeguata misura, a verticali crescite spirituali e ad una solida formazione culturale ma espongono ai rischi di un carismatismo facile ed intrusivo, molesto ed esclusivista, per cui il “maestro” perimetra l’area del cattolicesimo tradiozionalista, a volte del cattolicesimo tout court, escludendone vecchi e nuovi nemici personali, avversari teologici dalle vecchie ruggini e dirimpettai autonomi o irrispettosi. Queste logiche, se assorbite con facile entusiasmo dai nuovi arrivati, rischiano di fossilizzarsi in logiche esclusiviste e settarie che trasformano il giovane volenteroso in una cozza rancida, pronta a “iurare in verba magistri”, giurare e spergiurare sulle parole del maestro (con la m rigorosamente minuscola).

4. Tradizionalismo cattolico anonimo: in controtendenza con le generose e spesso sovrabbondanti attitudini sovra-enunciate, vi è poi una tendenza “delittuosa” che ho sempre combattuto sin dai miei primi anni di “buona battaglia” che è quella del mimetismo sociale di molti tradizionalisti cattolici, per cui dalla politica alla società, dal mondo del lavoro alla vita quotidiana, la pratica di vita cattolica integrale è relegata ad un tremebondo privato, ad una silenziosa “fuga mundi” verso cappelle, apostolati domestici e altri luoghi affini, pratica che rende de facto indistinguibili dal resto del mondo. Beninteso, nessuno è chiamato ad essere un apologeta, un retore, un condottiero o un capopopolo e la contemporaneità ci ha spesso abituato a presenzialismi indiscreti ma ognuno può fare la propria parte, con responsabilità e misura, nell’ambito delle “buone battaglie” e attraverso i modernissimi mezzi di comunicazione.

5. Visione ludica del cattolicesimo integrale: quasi sfuggendo alla gravità dell’ora che viviamo e alla responsabilità che incombe su ciascuno di noi, il cattolicesimo integrale può essere ridotto ad un esercizio salottiero di chiacchiericcio culturale, ad una semplice posa d’occasione da esibire ad amici e conoscenti, ad una reazione verbosa ed eccessiva alle notizie sconcertanti che ci raggiungono ogni giorno cui però non segue alcuna serietà di vita, nessuna scelta personale totalizzante ed irrevocabile in ossequio alla Verità cattolica. Nada de nada.

Sono rischi (e lo diciamo senza drammatizzazioni soverchie) cui i nuovi arrivati sono spesso esposti e che, nelle casualità della vita, incontriamo spesso, con una costanza impressionante. Nella logica dell’azione di questo blog, sempre pronto a stigmatizzare sia i delitti del neomodernismo che le storture del “nostro mondo”, è sempre d’uopo ricordarli (anzitutto a noi stessi).

Auxilium christianorum, ora pro nobis!


Seguite Radio Spada: