Mary Stuart, cattolica e regina di Scozia, fu fatta decapitare dalla cugina Elisabetta Tudor, protestante e regina d’Inghilterra, l’8 febbraio 1587. Fu la sua un’uccisione fatta in odio alla fede cattolica? Due Romani Pontefici hanno dato una risposta a questa domanda, risposta che troviamo nell’allocuzione “Quae lacrymae” pronunciata da Pio VI nel concistoro segreto del 17 giugno 1793 per la morte di Lugi XVI.

Maria Stuarda, regina di Scozia, figliuola di Giacomo V re di Scozia, e vedova di Francesco II, re di Francia, avendo assunto il titolo e le insegne dei re d’Inghilterra, che già gl’ Inglesi avevano conferito ad Elisabetta, quante sventure, insidie e violenze non avesse a soffrire e dalla stessa sua emula e dai faziosi seguaci di Calvino, è noto per l’attestazione di moltissimi storici. Più volte chiusa in carcere, più volte sottoposta agl’interrogatori dei giudici, aveva rifiutato rispondere, dicendo che essa, come regina, a Dio solo era tenuta render conto della sua vita; alla fine, dopo tante e varie vessazioni, rispose, dissipò i delitti appostile e dimostrò la sua innocenza. Pure i giudici non si trattennero per questo dalla incominciata ingiustizia; e contro di lei, quasi rea già convinta, pronunziarono la sentenza di morte, e quel capo reale fu tronco in sul patibolo.
Di questo fatto Benedetto XIV nel libro terzo della sua opera Della Beatificazione dei servi di Dio, cap. 13, n. 10, segue ragionando così: “Se si proponesse la questione sul martirio di questa regina, il che ancora non si è fatto, con ogni agevolezza si potrebbero prendere gli argomenti contro il martirio e dalla sentenza e da quanto altro dissero e fecero empiamente infuriando contro di lei gli eretici, e specialmente Giorgio Buchanan, nel suo infame libello intitolato: Detectio Mariae. Ma se si esamina la vera causa della morte, che è da riporsi nell’odio della religione cattolica, perché questa, superstite la regina, sarebbe durata nell’ Inghilterra; se si ponderi l’invitta sua costanza, con la quale respinse l’offertale condizione di abbandonare la religione cattolica; se si consideri l’ammirabile fortezza con cui sostenne la morte; se si ponga mente, come devesi, alle proteste da lei fatte, sia prima che nel punto stesso della morte, ch’essa era sempre vissuta cattolica e per questa fede molto volentieri moriva; se non si omettano, come non debbono omettersi, le evidentissime ragioni onde si fa chiaro, non solo la falsità dei delitti appostile, ma che l’ingiusta sentenza di morte su colorite calunnie fondata, era derivata da vero odio alla religione cattolica, ed affinché nel regno d’Inghilterra rimanessero incrollabili i dogmi dell’eresia; forse nulla manca di quanto è necessario a provare che la sua morte fu vero martirio”.
Sappiamo da sant’Agostino, essere la causa che fa il martire, non la pena, e per questa ragione stessa Benedetto XIV, dopo essersi dichiarato propenso a riconoscere per martire Maria Stuarda, comincia a discutere se “pel martirio basti che il tiranno si muova a dar la morte per odio alla fede di Cristo; benché prenda occasione di dar la morte per altra cagione che o per nulla o solo accidentalmente riguardi la fede di Cristo” e risponde affermativamente, mosso da questa ragione, che l’atto viene specificato non dall’occasione o da causa impulsiva, ma dalla causa finale, e perciò l’odio contro la fede è quello che determina a dar la morte, benché l’occasione della morte provenga da altra cagione che per ragione delle circostanze non appartenga alla fede.

fonte: La Scuola Cattolica, Serie II – Anno III – Volume V, Milano, 1893, pp. 5-6


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