di René François Rohrbacher
Quattro grandi imperi sono l’un dopo l’altro passati sulla terra: l’assiro, il medo-persiano, il greco e il romano. I profeti ne avevano anticipatamente segnati i diversi caratteri; la storia cosi sacra come profana è testimonio irrefragabile della puntualità della predizione. Questi quattro imperi o queste quattro dinastie del medesimo impero dovevano far luogo ad un nuovo impero che sotto l’emblema d una pietra staccatasi dal monte senza man d uomo in breve riempirebbe il mondo intero. Il suo destino è diverso da quello degli altri: esso mai non passerà ad altro popolo e durerà eternamente (Dan. II)
Questo nuovo regno, quest’impero immortale è la chiesa di cui noi scriviamo la storia. Il qual nuovo impero doveva esser fondato da dodici uomini, momentaneamente ridotti ad undici soli. Noi li abbiamo lasciati in compagnia degli altri discepoli sul monte Oliveto, dove Gesù li aveva condotti il quarantesimo giorno dopo la sua risurrezione e donde, dopo averli benedetti, era salito al cielo a vista di essi: «Una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n’andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo”. Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato. Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C’erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelòta e Giuda di Giacomo. Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui» (Act. I, 9-14).
Pietro è qui come altrove nominato il primo. In origine egli si chiamava Simone figliuolo di Giona o Giovanni, ma Gesù la prima volta che lo incontrò gli diede il nome di Cefa o Pietro (Io I, 42) e appresso se ne vide il perché. Avendo Pietro risposto: «Tu se il Cristo, il Figliuolo di Dio vivo», Gesù anch’esso gli rispose: «Beato sei tu Simone Bar Iona, perché non la carne e il sangue te lo ha rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io dico a te che tu sei Pietro e sopra questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno contro di lei. E a te io darò le chiavi del regno de cieli e qualunque cosa avrai legata sopra la terra sarà legata anche nei cieli e qualunque cosa avrai sciolta sopra la terra sarà sciolta anche nei cieli» (Matth. XVI, 17-19) …
Gesù aveva comandato a suoi a postoli di non dilungarsi da Gerusalemme, ma di aspettarvi la promessa del Padre, la virtù dello Spirito Santo che doveva discendere sopra di loro. Si fu appunto in questi giorni d aspettazione che Pietro spiegò per la prima volta l’autorità di cui era rivestito. Il Salvatore aveva eletto dodici apostoli secondo le dodici tribù d Israele, sacro numero che più non era completo dopo che Giuda traditore s’era impiccato. Trattavasi dunque di dargli un successore. «Pietro – dice il più famoso dottore di tutto l’Oriente, san Giovanni Crisostomo – dato che era il più zelante e gli era stato affidato da Cristo il gregge, e dato che era il primo nel coro degli Apostoli, sempre per primo prende la parola … Pietro avrebbe senza dubbio veruno potuto da sé solo fare la scelta per condiscendenza ne rimise il giudizio ai più per non risvegliarne la gelosia» (In Act. Ap. III*). Tenne dunque un’adunanza a cui si trovaron circa centoventi uomini, ivi rammentò la funesta sorte di Giuda e il campo del sangue comperato col prezzo del suo tradimento e dichiarò che bisognava dare ad un altro l’ ‘uffizio suo di apostolo; poscia dispose che s avesse ad eleggerlo fra coloro che sempre erano stati con Gesù Cristo affinché egli potesse render testimonio della sua risurrezione. L’ ‘adunanza ne nominò due: Giuseppe Barsaba, soprannominato il Giusto, e Mattia e, perché ambedue parevano egualmente degni si deliberò dopo una fervida orazione di tirare a sorte e toccò a Mattia, il quale fu indi aggregato fra gli apostoli e fu fatto partecipe di tutte le loro prerogative.
R.F. Rohrbacher, Storia universale della Chiesa Cattolica, vol. II, libro XXV, Torino, Marietti, 1859, pp. 622-624.
Con adattamenti
* La citazione esatta è «Dato che era il più zelante e gli era stato affidato da Cristo il gregge, e dato che era il primo nell’assemblea, per primo prende la parola: “Fratelli, occorre scegliere uno tra noi” (cfr. At 1, 21-22). Lascia ai presenti il giudizio, stimando degni d’ogni fiducia coloro che sarebbero stati scelti e infine garantendosi contro ogni odiosità che poteva sorgere. Infatti decisioni così importanti sono spesso origine di numerosi contrasti. E non poteva essere lo stesso Pietro a scegliere? Certo che poteva, ma se ne astiene per non sembrare di fare parzialità».
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