di Redazione

Già nell’ormai lontano marzo 2022 il quotidiano progressista israeliano Haaretz titolava: Israeli Lawmakers Advance Bill Allowing Fallen Soldiers’ Families to Use Their Sperm, Legislation would allow partner or parents of the deceased soldier to have his sperm harvested within three days of his death – “Legislatori israeliani avanzano una proposta di legge che consente alle famiglie dei soldati caduti di utilizzare il loro seme, La legislazione consentirebbe al partner o ai genitori del soldato deceduto di far raccogliere il suo seme entro tre giorni dalla sua morte”.

La PAR (Posthumous Assisted Reproduction – Riproduzione assistita postuma) è una pratica vietata in molti paesi e permessa in alcuni (ad esempio Gran Bretagna e Canada). In questo caso però non si tratta solo di PAR, ma pure di PSR (Posthumous sperm retrieval – Recupero postumo del seme) e specificamente su soldati.

Se già altrove ci siamo occupati delle tensoni interne e della progressiva torsione della società israeliana (v. Uscire vivi dalla Valle di Giosafat – Parte I: «Grande Israele» e grandissimi abbagli) qui va notato un elemento aggiuntivo che riguarda le prospettive di vita di molti in quella terra, risultando evidente che l’idea di estrarre il seme per scopi riproduttivi post mortem sia una scelta – anche politica – che sotto il governo israeliano assume significati non validi in altri luoghi.

Il tema è delicato e in Italia non se n’è occupato quasi nessuno, a parte Il Post. Rimandiamo ad un loro articolo che sviscera la questione. Ne sottolineiamo alcuni passaggi:

[…] Dall’inizio delle operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza, secondo i dati del ministero israeliano della Salute è stato estratto lo sperma dai cadaveri di più di 200 uomini in vista di una successiva inseminazione o fecondazione. Dal momento che la maggior parte di loro erano giovani soldati non sposati, la richiesta è arrivata dai loro genitori. Sono numeri senza precedenti per una pratica che nel contesto israeliano, a differenza di qualsiasi altro posto, è prevalentemente associata a persone legate all’esercito, che prima del 7 ottobre veniva eseguita molto poco e che è regolamentata da linee guida che proprio dopo il 7 ottobre sono state modificate e ampliate. […] In una loro recente ricerca di prossima pubblicazione le studiose e attiviste Maddalena Fragnito dell’Università degli Studi Roma Tre e Federica Timeto dell’Università Ca’ Foscari di Venezia – che hanno lavorato sul tema analizzando dati, leggi, discorsi di esponenti politici, campagne pubblicitarie delle banche del seme e altre ricerche – sostengono che la promozione e legalizzazione di questa pratica abbia «a che fare con la preservazione genetica del popolo ebraico: con le strategie demografiche per la sopravvivenza dello stato ebraico e con la sua espansione».

E ancora:

[…] Israele è l’unico paese a consentire l’estrazione di sperma post mortem anche senza consenso preventivo ma semplicemente in assenza di un’obiezione esplicita e dimostrabile, facendo affidamento sul desiderio della persona morta – presunto o sottinteso – riferito da chi presenta la richiesta.

Vi è un’ormai antica questione, non solo generalmente di etica sociale e politica, nel rapporto tra israeliani e palestinesi, ma specificamente bioetica. Fatti intrecciati con una guerra che non passa solo dalle bombe e dai carri armati ma dal contenimento demografico del nemico e dall’avanzamento demografico proprio. Si dovrebbe risalire non solo alle norme sull’immigrazione in Eretz Israel – insomma alle leggi sull’Aliyah – ma a specifici interventi legislativi sulla maternità e sull’aborto. Un discorso lungo.


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Immagine in edvidenza a solo scopo illustratvo da: https://liberale.al/bota/be/izraeli-dhe-nxjerrja-e-spermes-nga-200-trupa-te-pajete-i120726; et: https://www.invictapalestina.org/archives/50034 (descrizione: Modulo pubblicitario dell’ospedale Ram Bam che esorta i soldati a donare lo sperma dopo la guerra del 2014 a Gaza. La scritta recita: uomo, contribuisci alla fatica materna. Foto: Yedioth Ahronoth)