Nell’ufficio di Mattutino della Domenica di Settuagesima la nostra Santa Madre Chiesa Romana medita sul peccato originale rileggendo un passo dell’«Enchiridion» (8, 25-27) di sant’Agostino d’Ippona.
Dio aveva comminato all’uomo il castigo della morte qualora avesse peccato, dotandolo del libero arbitrio, in modo però che il suo comando lo guidasse e la perdizione lo trattenesse, e lo collocò nella felicità del paradiso, quasi una parvenza di vita, da dove, avendo osservato la giustizia, potesse ascendere verso realtà superiori.
Esiliato da qui dopo il peccato, vincolò con la pena della morte e della dannazione anche la propria stirpe, che peccando aveva contaminato in se stesso, come nelle sue radici: così qualsiasi discendente, nato da lui e dalla sua sposa (condannata anch’essa, essendo stata per lui occasione di peccato) tramite quella concupiscenza carnale, in cui veniva fatta corrispondere una pena simile alla sua disobbedienza, avrebbe tratto con sé il peccato originale; e questo a sua volta lo avrebbe tratto, attraverso vari errori e dolori, al castigo estremo e senza fine insieme agli angeli ribelli, suoi corruttori, padroni e complici. Così «a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte; così essa ha raggiunto tutti gli uomini, poiché tutti in lui hanno peccato» (Rm 5, 12). E l’Apostolo in quel punto ha chiamato ” mondo ” l’intero genere umano.
Le cose stavano dunque in questo modo: la massa condannata di tutto il genere umano languiva fra i mali, o addirittura vi si rotolava, precipitando da un male all’altro e, congiunta a quella parte degli angeli che avevano peccato, scontava pene più che meritate per la propria empia diserzione. Indubbiamente rientra nella giusta collera di Dio tutto ciò che i malvagi compiono volentieri con cieca e indomita concupiscenza e tutto ciò che malvolentieri subiscono con pene esplicite e manifeste; certo la bontà del creatore non cesserà di trasmettere anche agli angeli cattivi la vita ed una attiva vitalità, senza la trasmissione delle quali essi perirebbero; non cessa neppure di formare ed animare i germi vitali degli uomini, anche se nascono da una stirpe corrotta e condannata, ordinandone le membra secondo l’articolazione temporale e la collocazione spaziale, vivificandone la sensibilità, assicurando l’alimentazione. Ritenne preferibile infatti operare il bene a partire dal male, anziché non lasciar sussistere alcun male.
E se Dio non avesse voluto alcun miglioramento per gli uomini, così come non v’è per gli angeli empi, non sarebbe stato forse giusto che fosse da lui interamente abbandonata per sempre, espiando una pena eterna e proporzionata, quella natura che ha abbandonato Dio e, abusando della propria facoltà, ha conculcato e trasgredito l’insegnamento del suo creatore, che avrebbe potuto osservare con la massima facilità; che ha profanato in se stessa l’immagine del suo autore, dopo essersi fieramente allontanata dalla sua luce; che ha sradicato dalle sue leggi, in virtù di un uso cattivo del libero arbitrio, ogni salutare sottomissione? Indubbiamente Dio avrebbe fatto questo, se fosse solo giusto, non anche misericordioso, e se non mostrasse molto più chiaramente la sua misericordia gratuita liberando soprattutto chi non lo merita.
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🔴 Schuster, Liber Sacramentorum ~ Domenica in Settuagesima

fonte https://www.augustinus.it/italiano/enchiridion/index2.htm
