di Luca Fumagalli
Dopo aver ottenuto uno scampolo di popolarità quando era in vita, per circa due secoli e mezzo il nome di Jane Barker (1652-1725) è scomparso completamente dai riflettori della critica, riemergendo dall’anonimato solo all’inizio del Novecento grazie al crescente numero di studi orientati all’universo culturale femminile.
“Papista” per conversione e fedelissima degli Stuart, quando Giacomo II venne deposto nel 1688, la Barker volle seguirlo in esilio in Francia. Allora aveva già pubblicato diverse poesie, ma in seguito diede alle stampe anche lavori in prosa scritti negli anni precedenti, come Exilius; or The Banish’d Roman (1715), che sintetizzavano gli ideali giacobiti e che le valsero il riconoscimento di prima scrittrice cattolica moderna in lingua inglese. Dopo il tentativo fallimentare da parte degli Stuart di riconquistare il trono, ormai disillusa, passò a qualcosa di più vicino alla nuova forma del romanzo – era pur sempre una contemporanea di Defoe – con i lavori dati alle stampe negli ultimi anni di vita, su tutti A Patch-Work Screen for the Ladies (1723). I temi principali erano il matrimonio, il tradimento e l’eroismo femminile, tutti descritti in termini più realistici e domestici.
Kathryn King, che nel 2000 ha firmato una monografia sulle opere e i giorni della Barker, intitolata Jane Barker, Exile, A Literary Career, 1675-1725, sostiene che gli scritti di quest’ultima non abbiano esercitato alcuna sostanziale influenza sulla successiva letteratura cattolica. Del resto, come riconosceva la stessa scrittrice, i “papisti” tra XVII e XVIII secolo erano costretti a venire a patti con il nuovo establishment protestante, e i circoli culturali di un qualche rilievo erano loro preclusi.
Ciononostante la Barker rimane un interessante paradigma: se il giacobitismo finì presto per non essere più considerato alla stregua di un’opzione politica realizzabile, continuò comunque a esercitare un fascino romantico sulle future generazioni, le stesse che finiranno per criticare la modernità aggrappandosi al passato. Nella Berker vi è anche una forte percezione dei cattolici come esclusi, visti come una comunità a parte. Infine c’è il suo essere una donna di Chiesa, certamente affascinata dall’idea di uno Stuart re e martire, ma pure interessata a quell’universo femminile fatto di sacrificio e abnegazione.









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