Il 20 novembre 2024, alla notizia del non accoglimento della richiesta di archiviazione, sulle pagine di RS scrivevamo: “La questione ovviamente non è riducibile alla materia strettamente giuridica e la prova sta anche nell’interminabile processione di riparazione che i fedeli – con l’organizzazione di diverse sigle, tra cui Radio Spada – hanno messo in campo a maggio 2024. Quali saranno gli esiti dell’indagine e dell’eventuale processo in uno Stato liberale come la Repubblica Italiana sarà tutto da vedere”.
Oggi arriva la conferma della definitiva archiviazione secondo i criteri della giustizia umana, ma con un’interessante constatazione del giudice che va in senso opposto alle elucubrazioni diocesane sulla “malizia negli occhi di chi guarda”. La provocazione – anche per il GIP – c’era. Il resto è nelle mani di Dio.
Riportiamo in seguito ampi estratti del comunicato diramato dall’Avv. Minutillo, che sarà uno dei relatori agli Stati generali – 2025, ANNO ZERO. Resistere, militare, instaurare: cultura – scuola – società – politica (25 aprile 2025, dalle ore 14 all’Hotel Mercure Astoria – Reggio Emilia – Viale L. Nobili, 2):
[…] La decisione con cui oggi il Tribunale di Modena ha disposto l’archiviazione del procedimento penale n. 1944/24 R.N.R. a carico di Mons. Erio Castellucci, don Carlo Bellini, Cristina Muccioli e Andrea Saltini, rappresenta per noi una tappa fondamentale. Non solo sul piano giudiziario, ma anche e soprattutto su quello morale e pastorale.
Siamo partiti da una Curia che, per difendere l’indifendibile, sosteneva che la malizia era “negli occhi di chi guarda”. Oggi un Giudice della Repubblica ha affermato — nero su bianco — che quel quadro era provocatorio, ed era stato realizzato per provocare, probabilmente a scopi pubblicitari. Una vittoria di Pirro dunque quella degli indagati, soprattutto per la Curia.
Il Tribunale ha escluso la configurabilità del reato di vilipendio alla religione cattolica, ma non ha mai affermato che le opere in mostra fossero innocue, edificanti, spirituali o rispettose della sensibilità dei fedeli. Al contrario: ha riconosciuto la loro ambiguità oggettiva. E proprio per questa ambiguità ha ritenuto che non vi fosse sufficiente prova del dolo — cioè di una volontà deliberata di vilipendere, che è condizione necessaria per l’integrazione del reato.
Non si tratta dunque di una piena assoluzione morale: il giudice non ha negato il carattere offensivo delle opere, ma si è limitato a rilevare che non si può dimostrare con certezza che l’intento fosse quello di offendere. Un ragionamento penalistico, che nulla toglie alla gravità pastorale e culturale di quanto accaduto.
[…] Come fedeli, riteniamo ora opportuno valutare la possibilità di raccogliere tutto il materiale documentale e presentare un’apposita segnalazione alle autorità vaticane competenti, affinché si pronuncino pastoralmente e disciplinarmente sulla condotta dell’Arcivescovo Castellucci e del sacerdote coinvolto. Il silenzio ecclesiale, di fronte a simili eventi, rischia di diventare complicità.
Per il resto, una riflessione personale: non mi sentirei sereno di presentarmi al giudizio divino con un precedente del genere sulla mia coscienza. Perché una cosa è sfuggire alla giustizia degli uomini, altra è sottrarsi a quella di Dio.
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