Citazione da B. Lar-Rüche, La preghiera di petizione: ossia, Il mezzo più indispensabile e nello stesso tempo infallibile per impetrare da Dio ogni bene e soprattutto l’eterna salvezza (Alba, Istituto missionario Pia Societa’ S. Paolo, 1942)


[…] 28. Come? Quando? Dove?

Certe cose sta bene ripeterle. L’attitudine, la disposizione, i sentimenti ed anche il modo di esprimerci che dobbiamo avere quando preghiamo, devono essere in tutto somiglianti a quelli d’un poveretto quando domanda l’elemosina ad un signore, d’un figlio che chiede il fabbisogno al papà, d’un amico che domanda un favore all’amico. — Se la nostra preghiera non è tale, essa sarà qualsiasi altra cosa; ma vera preghiera non è. Perciò mi sembra che, quando preghiamo ci sia pur necessaria un po’ di attenzione e di bella maniera. Eh, già! poiché diversamente non si potrebbero giustificare le seguenti espressioni della S. Scrittura e dei Santi, che metto qui alla rinfusa, ma che meritano di essere posatamente. meditate: «Prima della preghiera prepara l’anima tua, e non essere come uno che tenti Dio… Questo popolo mi onora colle labbra, ma il suo cuore è lontano da me» (Eccli.18, 22; Is. 29, 30). «Chi nelle sue preghiere non attende né a Chi parla, né di che cosa parla, stia pur certo che, per quanto meni le labbra, farà ben poco di bene» (S. Teresa di G.). «Come mai pretendi di essere esaudito, se non ascolti neppur te stesso? Vuoi forse che Dio si ricordi di te, quando tu stesso sei fuori di te?» (S. Cipriano). «Non è senza peccato chi (volontariamente) sta distratto nella preghiera. Pare che disprezzi Dio, come chi, parlando con un altro, non attende a ciò che dice» (S. Tamaso.d’Aquino). Eh, sì! «Faccio una grande ingiuria a Dio, allorché lo prego di udir la mia preghiera, mentre io non ascolto me stesso. Lo scongiuro di badare a ciò che gli domando, mentre io non rifletto né a me né a Lui! (S. Bernardo). Per cui si deve credere che chi consciamente sta distratto nella preghiera, meriti la sentenza di S. Gregorio M., il quale ritiene che «Dio non ascolta quella preghiera, alla quale chi prega non sta attento». Devi infatti pensare che «quale ti diporterai nel comparire davanti a Dio nella preghiera, tale si dimostrerà pur Dio verso di te» (S. Bernardo). – Per conseguenza puoi pur immaginarti come potrà essere accolta anche la preghiera di tanti i quali dicon sì le orazioni tanto da poter dire d’averle dette; di coloro che — al dire del santo Curato d’Ars — « quando pregano, par che dicano a Dio: Vi dirò due parole tanto per sbarazzarmi di Voi» — O anime! ma «come può essere che di tutti i padroni il peggio servito sia proprio l’Onnipotente?» (D’Hulst).

Nota per coloro che — per scrupolo — sogliono ripetere le preghiere o parte delle preghiere già fatte. Essi — dice l’A Lapide — la sbagliano a far così: 1.° perchè questo loro scrupolo è vano e vizioso; 2° perchè tal ripetizione è irriverente; 3.° perchè così si alimentano e si accrescono gli scrupoli; 4.° perchè avendo già pronunziate smemoratamente le parole, hanno però soddisfatto all’obbligo di pregare; 5.° perchè, se anche erano distratti, tal distrazione ordinariamente non è volontaria e quindi neanche peccaminosa; 6.° perchè, se anche essa fosse stata in qualche modo volontaria e quindi pur peccaminosa, a tal peccato non si rimedia col ripetere la preghiera, ma bensì col pentirsi di essere stati volontariamente distratti.

Eppure per tanti è proprio così. Dio, per essi, è sempre l’ultimo, come in tutto il resto, anche nella preghiera. S’accorgeranno però in morte con chi avevano da fare. Oh, se si accorgeranno! E coloro che, pregando, nutrono il recondito desiderio che le loro preghiere non siano da Dio esaudite? Come si comporterà con costoro il Signore «che scruta il cuore e le reni» dell’uomo? (Salmo 7, 10). O cuore umano, tu hai davvero dei recessi insondabili; e guai se il Signore avesse a tener conto anche di tali sentimenti che, il più delle volte, non comportano vera responsabilità nell’individuo. Perciò preghiamo: O Signore, mondami dai miei peccati occulti!» (Salmo 18, 13).

Ma non deviamo. — Se dunque dalle nostre preghiere vogliamo trar profitto, «bisogna dir le orazioni fermandovi sopra il nostro pensiero profondamente ed eccitando i nostri affetti sopra il senso delle medesime, non affrettandoci in alcun modo per dirne molte, ma ingegnandoci a dir di vero cuore quelle che diremo; perché vale assai più un solo «Pater» detto con sentimento, che non molti recitati in fretta e distrattamente» (S. Francesco di Sales). — Questa norma è assai importante. È pur facile intuire che anche l’attitudine di chi prega debba essere composta e devota.

Se mettiamo tanta cura a presentarci bene davanti a qualsiasi persona di riguardo, dobbiamo pur metterne un poca — sì, almeno un poco! — anche quando, pregando, ci presentiamo al Re dei re e al Dominatore dei dominanti (Apoc. 19, 16). Ricordiamoci però che il nostro spirito dovrebbe essere sempre, cioè abitualmente, ben disposto davanti a Dio, per poter essere così ogni momento in grado di conversare, sia pur nel nostro intimo e senza muover le labbra, con Lui; anche quando siamo sul lavoro, anche quando passiamo da un luogo all’altro, anche mentre ci nutriamo, anche conversando col prossimo, e perfino quando ci divertiamo. Anzi dovremmo sforzarci di giungere proprio a questo, onde assecondare il consiglio del Signore e il desiderio dell’Apostolo: «Bisogna pregar sempre e non venir mai meno… Voglio che gli uomini preghino in ogni luogo» (Luc. 18, 1; I Tim. 2, 8). Avremo così raggiunto quello spirito di preghiera, che è spirito di continuo amoroso affiatamento con Dio e quindi pure di continua umile sottomissione al Signore. Oh! come bella sarebbe allora la vita anche su questa terra di miserie!

Dunque va bene pregare in ogni tempo e in ogni luogo (Si potrebbe aggiungere « in ogni lingua», poiché sta scritto: «Ogni ginocchio si piegherà davanti a Me, e ogni lingua liberamente confesserà Dio» (Rom. 14, 11. Ma vedi anche Salmo 50, 16 e Filip. 2, 11).

Anzi in privato ritengo che ognuno farebbe bene ad esprimersi nel proprio idioma, poiché esprimerebbe più esattamente, più cordialmente e più intelligibilmente i propri sentimenti. Non so se mi sbaglio a dir così. In ogni tempo: però soprattutto, la mattina e la sera, durante i giorni festivi, prima e dopo i pasti, i lavori e i viaggi più importanti recitate devotamente e non per uso le vostre orazioni mattina e sera, e non le trascurate, come tanti fanno, o per negligenza o per piccolo impedimento. Ma poiché, come dice S. Basilio, noi dovremmo più pregare che respirare, anche durante il giorno prendiamo l’uso delle orazioni giaculatorie, le quali, senza fatica alcuna e senza interrompere i nostri lavori, possiamo ripetere assai di frequente. Quando ci troviamo in un bisogno particolare, specialmente se una grave tentazione ci assalga, rivolgiamoci tosto a Dio con la preghiera(Frassinetti). — La Chiesa, nei libri liturgici, ha preci speciali per prima e dopo i pasti e per coloro che fanno viaggio, e specialmente quando si è tentati al male e in pericolo di cadere in peccato. Anzi guai a chi non si rivolge a Dio in quest’ultimo caso! Egli può dirsi perduto. In ogni luogo: cerchiamo però, più che possiamo, quei luoghi nei quali ci riesce più facile star raccolti e uniti con Dio; e riteniamo che il luogo più adatto e tutto proprio per pregare è la nostra Chiesa — grande o piccola: poco importa — la quale sostituisce e supera il grandioso tempio di Gerusalemme.

Ma ciò che reca maggior dolore è il vedere l’inqualificabile contegno dei cristiani nei pomeriggi dei giorni festivi. Ah! son piene le osterie, son piene le strade, son piene le tranvie, son pieni gli autobus, son pieni gli stadi e i cinematografi; e le Chiese son vuote! Non è forse anche questo uno dei più sicuri indizi, che — venuto ad intiepidirsi l’amore verso Dio — anche la preghiera è quasi del tutto abbandonata? Ora che cosa possiamo noi attendere di buono da questo contegno dei cristiani stessi di fronte al loro Dio? Forse l’ordine, la tranquillità, la pace, il benessere e l’abbondanza dei beni di fortuna? O non sono invece a temersi sopra di noi i più tremendi castighi? Ricordiamoci di ciò che successe in passato. Quei popoli che si erano dimenticati di Dio ed allontanati da Lui, vennero spesso richiamati al loro dovere a suon di dolorosissime sferzate. Furono — è vero — sferzate misericordiose, ma furono sempre sferzate, le quali non garbano affatto. Ora vogliamo farne la prova anche noi? Ma ancorché su questa terra ci venissero risparmiati i tremendi castighi di Dio che piomberanno certamente sopra tante nazioni prevaricatrici, per noi andrà sempre male, se non ritorneremo alla preghiera, anche alla preghiera fatta in comune nelle nostre famiglie, anche alla preghiera liturgica che si compie ogni di nelle nostre Chiese.

Abbiamo infatti continuo bisogno di grazie per poterci sostenere nell’amore di Dio. Ma il Signore ha promesso di non concedere le sue grazie se non a chi prega (S. Alfonso). Ora come faremo a tirare innanzi senza l’aiuto di Dio? È impossibile! Ma riusciremo almeno a salvare l’anima nostra? Neppure questo ci sarà dato; poiché «chi non prega, certamente si danna» (S. Alfonso). – Quale sarà dunque la nostra sorte? Deh! «abbi pietà di noi; o Signore, abbi pietà di noi!» (Salmo 122, 3), e dacci la forza d’intraprendere e la costanza di essere poi sempre fedeli alla preghiera ben fatta.


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Fonte mediata (con testo in parte corretto da RS): https://www.exsurgatdeus.org/2023/11/23/la-preghiera-di-petizione-16/