di Luca Fumagalli
Inizia con questo articolo una piccola serie dedicata alla parabola biografica, artistica e spirituale del britannico Siegfried Sassoon, “war poet” tra i più noti e celebrati, il quale, dopo una vita di alti e bassi, decise infine di farsi cattolico.
L’autunno era la sua stagione preferita e anche la sua poesia conserva qualcosa di quel periodo dell’anno, con le parole che cadono come foglie dai colori accesi ad annunciare le tenebre di un futuro segnato dall’inverno. L’esperienza della Grande guerra, che Siegfried Sassoon, più di altri, ha contribuito a trasformare in quel mito infernale di fango e sangue che ancora resiste nell’immaginario collettivo, lo aveva convinto che il mondo sarebbe caduto irrimediabilmente vittima della meccanizzazione, e gli uomini, di conseguenza, sarebbero stati fagocitati.
Sul celebre poeta soldato, protagonista di romanzi e film, molto è stato scritto, ma in Italia di lui e della sua produzione si conosce ancora troppo poco, salvo Loro (They) e un paio di altre liriche da tempo parte integrante dei programmi liceali di letteratura inglese.

L’origine della sua famiglia è da ricercare in lidi lontani dalle isole britanniche: difatti i Sassoon erano mercanti di estrazione sefardita che erano emigrati in Inghilterra solamente intorno alla metà dell’Ottocento. Che Siegfried, poi, non si sentisse del tutto a proprio agio con le sue radici ebraiche era cosa risaputa, e i motteggi antisemiti e le allusioni autoironiche all’oro che ogni tanto uscivano dalla sua bocca erano semplicemente un modo per mascherare l’imbarazzo.
Nel 1884 il padre del futuro poeta, Alfred Ezra, che conduceva la placida vita dell’erede facoltoso, sposò la pittrice Georgiana Theresa Thornycrift, allieva di Ford Madox Brown. Amante della vita all’aria aperta, fervente patriota e anglicana “High Church”, la donna esercitò un’influenza determinante sul figlio, invogliandolo, tra le altre cose, a coltivare le sue naturali inclinazioni letterarie.
Lei ed Alfred si stabilirono a Weirleight, una casa poco fuori il paesino di Matfield, vicino a Tunbridge Wells, nel Kent. Nonostante lo splendido giardino e quell’aura da favola vittoriana che lo attorniava, Siegfried non apprezzò mai l’edificio finto medievaleggiante, per certi versi inquietante.

Dieci mesi dopo il matrimonio nacque Michael, seguito da Siegfried Loraine (8 settembre 1886) e da Hamo (1887). Il primo nome del secondogenito derivava dall’ammirazione della madre per Wagner, mentre l’altro era un atto di omaggio nei confronti del Canonico Loraine, un prelato suo amico. Si decise che il ragazzo sarebbe cresciuto nella fede anglicana e venne quindi fatto battezzare.
Intorno al 1890 Alfred abbandonò la moglie per un’amante e si traferì a Londra. Fino alla morte, avvenuta cinque anni dopo, si limitò a visitare i figli di tanto in tanto, mentre Theresa finì per crollare poco alla volta sotto gli effetti di un duro colpo dal quale non si riprese più.
Nel frattempo Siegfried aveva iniziato a leggere e ad apprezzare Longfellow, Shelley e Tennyson, nonché a scrivere i primi componimenti poetici e a prendere lezioni di piano. Tramite le pagine di Browning si convinse poi dell’eccezionalità dell’artista e più avanti imparò ad ammirare il Francis Thompson de Il segugio del Cielo (The Hound of Heaven), Walter de la Mare e George Meredith. Data la costituzione fragile, per dimostrare la propria virilità si diede anche ai cavalli e alla caccia alla volpe, due passioni che l’avrebbero accompagnato per il resto dei suoi giorni.

Nell’estate del 1900 i suoi lo mandarono alla New Beacon School di Sevenoaks e in seguito venne trasferito alla Marlborough. Lì imparò ad amare il cricket e i volumi antichi, così come volentieri si rinchiudeva nella cappella della scuola per fare pratica con l’organo. Nonostante il rendimento tutt’altro che eccellente, nel 1905 riuscì comunque a entrare al Clare College di Cambridge. Iscrittosi a giurisprudenza, in verità pensava più alla letteratura e al golf, tanto che abbandonò presto la facoltà per passare a storia medievale, una scelta ispiratagli dall’interesse per l’arte preraffaelita e per i romanzi di Stanley Weyman. Continuò a scrivere poesie, ma non ebbe contatti né con Rupert Brooke né con la sua cerchia.
Nel 1906, prima di lasciare l’università senza una laurea, diede alle stampe a sue spese un volumetto di componimenti giovanili, intitolato semplicemente Poems, a cui fece seguito nel 1908 un atto unico in versi, Orpheus in Diloeryum. Il critico Edmund Gosse, al quale ne venne inviata una copia per un parere, rispose con una missiva calorosa, ma in merito all’opera sottolineava non poche perplessità.

Il primo a credere nel potenziale di Sassoon fu T. W. H. Crosland, lo spregiudicato direttore dell’«Academy», sodale di Lord Alfred Douglas nella campagna persecutoria nei confronti di Robbie Ross, custode del patrimonio letterario di Wilde, e autore di alcuni libelli razzisti e antisemiti. Grazie a lui, una manciata delle poesie del giovane apparvero sulla rivista, firmate semplicemente S.S. Per quanto quest’ultimo non vide mai il becco di un quattrino, la soddisfazione della pubblicazione dovette infondergli una rinnovata fiducia se dal 1909 al 1914 stampò privatamente non meno di sette raccolte di versi, caratterizzate da una progressiva presa di distanza dall’estetica fin de siècle degli esordi. Al di là dei componimenti parodici, su tutti L’assassino del narciso (The Daffodil Murderer), ispirato a un lavoro di John Masefield, i temi ricorrenti erano la solitudine e il senso di vergogna per un’omosessualità sempre più chiaramente avvertita.
Gosse, che nel mentre aveva mutato opinione sulle qualità letterarie di Sassoon, inviò alcune delle migliori poesie del ragazzo a Edward Marsh, segretario privato di Winston Churchill e mecenate, il quale lo prese volentieri sotto la propria ala protettrice. Ciononostante, la carriera letteraria di Siegfried stentava ancora a decollare: troppo spesso i direttori dei vari giornali gli rispedivano indietro i versi con commenti poco lusinghieri.

La delusione, assommata a una vita sentimentalmente irrisolta, lo spinse infine ad arruolarsi nell’esercito agli inizi dell’agosto 1914. La Grande guerra era scoppiata da poco e almeno sul campo di battaglia Sassoon era convinto che avrebbe dimostrato davvero il suo valore…
La vita di Siegfried Sassoon continua nei prossimi articoli della serie.









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Le immagini a corredo dell’articolo sono tratte dal volume biografico Siegfried Sassoon di Max Egremont (Picador, 2006).
