Dom Columba Marmion, senza i timori ecumenici tipici del nostro tempo, getta luce su alcune questioni spesso taciute o deformate dall’irenismo dilagante. Dal capolavoro Cristo vita dell’anima:


[…] Alcuni grandi Santi dell’Antico Testamento avevano compreso, nella luce della grazia, che il dovere della dilezione fraterna si estendeva a tutto il genere umano. Ma in nessun punto dell’Antica Legge si trova un precetto esplicito di amare tutti gli uomini. Gli Israeliti intendevano il precetto «Tu non odierai il tuo fratello… Tu non conserverai rancore contro i figli del tuo popolo… tu amerai il tuo prossimo come te stesso»[1], non come riguardante tutti gli uomini, ma riguardante solo il prossimo in un senso ristretto (la parola ebraica «prossimo» significa: quelli della propria razza, compatrioti, consanguinei). Inoltre, avendo Dio stesso proibito al suo popolo ogni rapporto con certi altri, avendo pure ordinato di sterminarli (i Cananei)[2], i Giudei hanno aggiunta una falsa interpretazione, che non veniva affatto da Dio: «Tu amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico». Il precetto esplicito d’amare tutti gli uomini, compresi i nemici, non era ancora stato affermato e promulgato prima di Gesù Cristo. È questa la ragione, per cui chiama questo precetto: «nuovo» e «suo».

[…] Quando si abbandona la Madre, non si capisce più il Figlio. Non è forse ciò che è accaduto alle nazioni protestanti? Per avere, sotto pretesto di non derogare alla dignità di un mediatore unico, respinta la devozione a Maria, non hanno esse finito col perdere la stessa fede nella divinità di Cristo stesso? Se Gesù Cristo è il nostro salvatore, il nostro mediatore, il nostro fratello maggiore, perché ha rivestito la natura umana; come amarlo veramente, come rassomigliargli perfettamente, senza avere per Colei, dalla quale egli ebbe precisamente questa natura umana, una devozione particolare?

[…] San Bernardo, in una delle sue più belle omelie sull’Annunciazione[1], ci mostra tutto il genere umano che da migliaia d’anni spera la salvezza, i cori angelici, Dio stesso, come in sospeso aspettando il consenso della giovane Vergine.

Ed ecco che Maria dà la sua risposta. Piena di fede nella parola celeste, interamente sottomessa alla volontà divina, che si è manifestata in lei, la Vergine risponde con un abbandono intero ed assoluto: «Ecco l’ancella del Signore; sia di me secondo la tua parola»[2]. Questo Fiat è il consenso di Maria al disegno divino della redenzione, che le è stato esposto. Questo Fiat è come l’eco del Fiat della creazione; ma è un mondo nuovo, un mondo infinitamente superiore, un mondo di grazie, che Dio stesso farà sorgere in seguito a questo consenso; poiché in questo momento il Verbo divino, seconda Persona della Santissima Trinità, s’incarna in Maria.

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[1] Lv. 19 – 15, 18.

[2] Si può spiegare questo rigore di Jehovah riguardo ai popoli caduti nelle peggiori idolatrie e immoralità: il loro contatto sarebbe stato indubbiamente fatale agli Israeliti.

[1] Homil. IV super Missus est, c. 8.

[2] Lc. 1, 38.

Imm.: Drawing of the 1840s by Philippe van Gulpen of the encolpion of the Virgin Mary and other reliquaries in the Treasury of the Basilica of Our Lady in Maastricht, Netherlands, Pub. dom.