di Pietro Ferrari
Michele Serra su LA7 si appellava ai cittadini smarriti davanti all’Europa che non c’è: “un sacco di persone chiedono all’Europa di fare qualcosa” – la risposta del riarmo sarebbe poca cosa – e su La Repubblica: “…penso che una manifestazione di sole bandiere europee, che abbia come unico obiettivo (non importa quanto alla portata: conta la visione, conta il valore) la libertà e l’unità dei popoli europei, avrebbe un significato profondo e rasserenante per chi la fa, e si sentirebbe meno solo e meno impotente di fronte agli eventi.”
Insomma, dopo aver assistito per decenni come semplici spettatori al torneo di Risiko inaugurato a Jalta, adesso i ventotenisti si accorgono che l’Europa che hanno voluto è solo un condominio fatiscente e litigioso, ma invece di fare auto-critica se la prendono con gli altri perché nel quartiere mondo crescono spavaldi grattacieli che hanno coscienza di se stessi.
Più che una “manifestazione per l’Europa”, si è trattato di una iniziativa elettorale fuori tempo massimo a favore di Kamala Harris.
La piazza è semplicemente contro Trump… e se invece fossero proprio i crudi ma reali scenari – che poi sono sempre quelli di Jalta – che i deprecati Trump e Putin propongono a spingere finalmente verso lo svezzamento dell’Europa, da sempre gigante economico ma nano politico?
Tornando al tema vero, cioè l’Europa, occorre chiedersi se sia opportuno un riarmo. La risposta è certamente “sì”, con qualche serio ed onesto “ma”.
Intanto per armarsi occorre prima creare una propria filiera industriale (in Italia avremmo Leonardo e Fincantieri), altrimenti le armi dovremo comprarle dagli Stati Uniti e, soprattutto, modificare i trattati che non prevedono una difesa comune, tutta ancora da immaginare. Quale catena di comando, quali innovazioni specifiche? Certamente un progetto centralizzato creerebbe economie di scala assai convenienti, ma immaginare una volontà politica di 27 Stati in tal senso è abbastanza utopico nel breve tempo.
Come convincere poi i giovani europei soprattutto dell’ Europa meridionale e centro occidentale a “tornare guerrieri” dopo che per decenni si è diffusa una cultura pacifista e antimilitarista? Sarebbe quindi il caso di cogliere la palla al balzo e cambiare allora i trattati anche su diversi altri aspetti che hanno reso disfunzionale l’architettura della UE e del SEBC.
Non serve solo la volontà politica di ventisette Stati, ma anche il tempo. Fondamentale è altresì il “modo” per evitare gli errori già fatti in passato, come aver costituito una moneta comune senza perequazioni dei surplus commerciali interni, e senza un sistema fiscale e di debito comuni. Un edificio non si costruisce partendo dal tetto.
In buona sostanza occorre che l’Europa passi oltre il guado dell’integrazione continentale e diventi prima un soggetto politico, magari poi anche – e di conseguenza – un soggetto geopolitico con una sua politica estera. Infine e per conseguenza l’Europa potrà e dovrà avere un esercito comune, come strumento di deterrenza e di peso nei tavoli internazionali. Parlare di esercito senza prima risolvere il nodo della politica estera è come aver scelto una moneta unica senza un sistema bancario e di debito comune.
Resta però un altro tema, perché parlare all’improvviso di 850 miliardi da dover spendere in armi evidenzia la necessità di una riflessione ulteriore. Il tema del forte indebitamento per un riarmo sul quale si può essere d’accordo nel merito, non deve togliere dal campo la questione retrostante: ma i soldi ci sono o non ci sono? Dipende dal contesto temporale o dalle circostanze eccezionali? I soldi non ci sono mai stati per tante cose e poi all’ improvviso ci sono per altre? Dov’erano prima dato che adesso si ritrovano? Come sono apparsi adesso se prima non c’erano? Perché lo stesso debito non farebbe male se ha cause diverse da quelle di prima?
La BCE potrebbe in ogni momento e senza alcun costo accreditare miliardi di euro agli Stati europei per farli investire in armamenti o in infrastrutture, in sanità, etc. Non lo farà, né presterà loro il denaro al tasso dello zerovirgola come quando invece occorre ricapitalizzare banche in crisi. Perché non lo farà? Non può o non vuole?
Il problema non è quale priorità viene scelta in un determinato contesto (armi, ospedali o altro) ma ribadire che spetta alla Politica la decisione e non ai burocrati e che l’austerità euro-tedesca che ci venne propinata e che piegò gli europei negli anni passati, era solo ipocrisìa fondata su balle colossali.
Ecco, prima di iniziare qualsiasi dibattito sarebbe doveroso che qualcuno si scusasse.
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Foto modificata di Kony Xyzx: https://www.pexels.com/photo/a-person-in-green-and-brown-camouflage-jacket-holding-a-machine-gun-3706572/
