Dal capolavoro L’unico mio Re – Scritti alfonsiani per vivere bene nel tempo e nell’eternità riportiamo due estratti (il primo da La Messa e l’Ufficio strapazzati, il secondo da una nostra appendice al volume ripresa dalla Bibbia di Padre E. Tintori, ovvero la trascrizione di Isaia 53).
Si tratta di due testi che certificano l’avveramento dettagliato delle profezie in Cristo. Del tema abbiamo già discusso in diverse occasioni toccando pure altri fatti (tra cui le “figure del Messia”), ad esempio in questo video. Parliamo, insomma, della puntuale verifica di quel gran miracolo intellettuale che fu il compimento dell’Antico Testamento nel Nuovo e di quella serie di precisi miracoli storici che condussero al trionfo della Fede di Cristo, tra secoli di aspre persecuzioni. Per approfondire, vedere: Breve Apologia del Cristianesimo – Contro gli increduli dei nostri giorni di Mons. G. Ballerini e Catechismo sulla veracità della Rivelazione Cristiana di Mons. Jean–Joseph Gaume. Qui la puntata video sul canale YouTube di Radio Spada: Isaia 53: Codice Golgota.
[…] Qual vigore non danno alla nostra fede le tante predizioni che ivi si leggono della grand’opera della nostra redenzione, fatte tanti secoli prima ch’ella avvenisse? Predisse già Davide (Psal. 30, 110, 129, 2, 21, 68) in tanti luoghi la venuta del Redentore: Redemisti me, Domine, Deus veritatis. – Redemptionem misit populo suo. – Copiosa apud eum redemptio. Predisse particolarmente più cose della passione del Salvatore. Predisse il concilio dei principi dei sacerdoti, quando si congregarono per macchinar la morte a Gesù Cristo: Principes convenerunt in unum adversus Dominum, et adversus Christum eius. Predisse la di lui crocifissione: Foderunt manus meas et pedes meos, dinumeraverunt omnia ossa mea. Predisse la divisione che si fecero i carnefici delle sue vesti, e la sorte che posero per giocarsi la veste interiore ch’era inconsutile: Diviserunt sibi vestimenta mea, et super vestem meam miserunt sortem. Predisse la sete di Gesù Cristo, e il fiele mischiato con aceto che gli diedero a bere sulla croce: Et dederunt in escam meam fel, et in siti mea potaverunt me aceto. Predisse anche la conversione delle genti: Convertentur ad Dominum universi fines terrae, et adorabunt in conspectu eius universae familiae gentium.
[…] Appendice I: Isaia 53 – Una profezia sulla Passione di Cristo
Molte sono le profezie dell’Antico Testamento che descrivono dettagliamante la nascita, la vita e la Passione di Gesù Cristo: aggiungeremo di seguito un breve estratto di Gerusalemme vista dal Monte degli Ulivi che – in estrema sintesi – ne dà un affresco.
Come il lettore avrà notato, Sant’Alfonso nelle pagine precedenti insisite molto sul capitolo 53 di Isaia. Il fatto non stupisce perché in quel testo si narra con secoli di anticipo e con impressionante precisione l’ingiusta condanna di Nostro Signore e la sua dolorosissima esecuzione. Le citazioni riportate da Sant’Alfonso, del resto, sono collocate in diverse pagine e trascritte spesso in latino. Per darne una visione complessiva in lingua italiana lo proponiamo qui dalla celebre traduzione del Padre Eusebio Tintori O.F.M., che commentando esclama: «Settecento anni avanti, ci mostra Cristo sofferente, e in modo da non sapere se è un profeta o un evangelista che scrive. L’Ecce Homo del Vangelo è quello d’Isaia in tutti i particolari»[1].
Isaia 53
1. Chi ha creduto a ciò che annunziamo? E il braccio del Signore a chi è stato rivelato?
2. Egli spunterà dinanzi a lui come un virgulto, come un germoglio che ha radici in arida terra. Egli non ha bellezza, né splendore, l’abbiamo veduto; non era di bell’aspetto, né l’abbiamo amato.
3. Disprezzato, l’ultimo degli uomini, l’uomo dei dolori, assuefatto al patire, teneva nascosto il volto, era vilipeso, e noi non ne facemmo alcun conto.
4. Veramente egli ha presi sopra di sé i nostri mali, ha portati i nostri dolori; e noi l’abbiamo guardato come un lebbroso, come un percosso da Dio e umiliato.
5. Egli invece è stato piagato per le nostre iniquità, è stato trafitto per le nostre scelleratezze: piombò sopra di lui il castigo che ci ridona la pace, per le sue lividure siamo stati risanati.
6. Noi tutti siamo stati come pecore erranti, ciascuno aveva deviato per la sua strada, e il Signore pose addosso a lui l’iniquità di noi tutti.
7. È stato sacrificato, perché ha voluto: non ha aperto bocca, come pecorella sarà condotto ad essere ucciso, come agnello muto dinanzi a chi lo tosa, egli non aprirà bocca.
8. Dopo l’oppressione e la condanna fu innalzato; chi parlerà della sua generazione? Egli è stato reciso dalla terra dei viventi; l’ho percosso per il peccato del mio popolo.
9. Metterà gli empi alla sua sepoltura e un ricco alla sua morte; perché Egli non ha commesso iniquità, né ebbe mai la frode sulla sua bocca.
10. Il Signore volle consumarlo coi patimenti; ma quando avrà data la sua vita in sacrifizio d’espiazione, vedrà una lunga posterità, e i voleri del Signore andranno a effetto nelle sue mani:
11. Per gli affanni dell’anima sua vedrà e ne sarà sazio. Colla sua dottrina, il Giusto, il mio servo, giustificherà molti, e ne prenderà sopra di sé le iniquità.
12. Per questo gli darò una gran moltitudine; Egli dividerà le spoglie dei forti, perché consegnò la sua vita alla morte, fu annoverato tra i malfattori, Egli che tolse i peccati di molti e pregò per i peccatori.
[1] La Sacra Bibbia, traduzione di Padre E. Tintori O.F.M., Società San Paolo, Imprimatur 1945, p. 1181.

Imm. in ev. di Pub. dom. a solo scopo illustrativo da: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/47/Bible_from_1300_%2820%29.jpg
