La vita pubblica del Vicario di Gesù Cristo era caratterizzata nei tempi andati da una solennità che, a detta del grande Pio II, richiamava l’ordine della corte del Paradiso. Allo stesso modo la sua morte e i riti ad essa legati erano caratterizzati da precisi cerimoniali caratterizzati da una solennità nobile e compungente, tutta indirizzata a sottolineare da un lato la transitorietà della gloria dell’uomo e dall’altro la continuità della dinastia di coloro che sono “alter Deus in terris“, ossia rappresentanti di Dio sulla terra.
Pertanto, attingendo, alla fonte cristallina de Le cappelle pontiificie, cardinalizie e prelatizie di Gaetano Moroni, diamo di seguito una sintetica (e speriamo esaustiva) descrizione delle funzioni funebri attorno alla spoglia del Papa.
Una volta accertata dal Camerlengo di Santa Romana Chiesa la morte del Papa, il di lui corpo veniva composto sul letto e rivestito dell’abito corale, ossia rocchetto, mantelletta e camauro. Fino a Leone XIII, dal corpo del defunto (che veniva imbalsamato), venivano estratti i precordi., i quali venivano poi depositato o presso la chiesa dei Ss. Vincenzo e Anastasio a Trevi oppure nei sotterranei della Patriarcale Basilica Vaticana.
Il terzo giorno dalla morte, il cadavere veniva traslato nella Cappella Sistina del Palazzo Apostolico Vaticano e quivi rivestito dei paramenti pontificali di colore rosso: falda, calzari, sandali, amitto, camice, cingolo, stola, fanone, tunicella, dalmatica, guanti, pianeta, pallio, mitria e anello. Con tali vesti veniva posto sul catafalco e vegliato dai penitenzieri di S. Pietro. Questa traslazione venne eseguita l’ultima volta nel 1939 in occasione della morte di Pio XI.
L’esposizione pubblica del corpo del defunto Pontefice avveniva nella Cappella del Santissimo Sacramento della Patriarcale Basilica Vaticana. La mattina del quarto giorno dalla morte si recavano alla Cappella il Collegio dei Cardinali, rivestiti delle luttuose cappe violacee, e il Capitolo Vaticano. Il decano di questa nobile istituzione, rivestito di piviale nero, dava le debite assoluzioni alla salma; dopo di che si dava avvio alla traslazione in Basilica tra il brillare delle torce e il salmodiare dei cantori.
Giunto il corteo funebre nel tempio vaticano, il corpo veniva posto su un letto al centro della navata principale e il canonico vescovo, rivestito sempre del piviale nero, gli impartiva un’altra assoluzione. Espletato quest’altro pietoso rito, la salma veniva portata nella Cappella del Santissimo Sacramento e posta coi piedi fuori della cancellata perché il popolo potesse baciarli per l’ultima volta in segno di filiale omaggio. Anche questa esposizione si fece per l’ultima volta nel 1939 per la morte di Pio XI: dal 1958 infatti si introdusse la pratica di esporre il corpo del Pontefice davanti alla Confessione di San Pietro. Essa era particolarmente sentita dal popolo, che vi accorreva numeroso. Paride Grassi, cerimoniere di Giulio II, così ne parla: “Da quarant’anni che vivo in questa città non ho mai visto una folla così straordinaria al mortorio di un Papa. Tutti, grandi e piccoli, vecchi e giovani, volevano baciare i piedi del morto nonostante delle guardie. In mezzo alle lacrime pregavano per la salute eterna dell’anima di colui che era stato in verità Papa e Vicario di Cristo, scudo di giustizia, che aveva dato incremento alla Chiesa Apostolica ed era stato un persecutore e dominatore di tiranni”. Conclusa la cerimonia, i Cardinali deponevano le cappe e assumevano la mozzetta violacea e lasciavano il rocchetto scoperto per significare che, avendo cessato di vivere il Sommo Pontefice, la suprema autorità si trovasse ora temporaneamente riposta nelle loro mani. I Patriarchi, gli Arcivescovi e Vescovi assistenti e non assistenti e tutti gli altri prelati che avevano luogo nella Cappella Papale, assumevano gli abiti neri del lutto. Mantenevano il paonazzo (fino alla tumulazione) unicamente il Maggiordomo e il Maestro di Camera di Sua Santità. Allo stesso modo non mutavano d’abito i prelati orientali.
I funerali si dilungavano per nove giorni, i cosiddetti Novendiali, e in ciascuno di essi si pontificava la messa per il riposo eterno dell’anima dell’augusto defunto. I paramenti dei celebranti e dell’altare erano neri. Nel secondo giorno avveniva la tumulazione. A partire dal settimo giorno invece si impartivano al grandioso tumulo le cinque assoluzioni da parte dei Cardinali.
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